L’Italia investe nella lotta alla povertà nel mondo soltanto lo 0,15% della ricchezza nazionale.

L’analisi degli ultimi dati diffusi dall’Ocse: nei fondi destinati alla cooperazione conteggiate anche spese che non generano alcun trasferimento ai paesi in via di sviluppo.

L’Italia scala posizioni tra i paesi del G7 in materia di aiuti ai paesi in via di sviluppo (APS), ma lo fa solo grazie a una regola contabile. Secondo i dati preliminari dell’OCSE per il 2015, il nostro Paese non è più la cenerentola della cooperazione tra le sette grandi potenze, superando gli Stati Uniti per l’Aiuto Pubblico allo Sviluppo (APS). Tuttavia, secondo ActionAid, la performance fotografata dal Development Assistance Committee dell’Ocse è falsata dalla grande componente allocata sotto la voce “Refugees in donor countries”, che comprende le spese sostenute dai Paesi donatori all’interno dei confini nazionali per assistere i rifugiati. Questi costi non corrispondono però ad alcun reale trasferimento a favore dei Paesi in via di sviluppo. Secondo il DAC, questa voce di spesa ha rappresentato per i paesi del G7 il 9,1% dell'APS nel 2015, contro il  4,8% nel 2014.

Le statistiche dell’OCSE, pubblicate ieri, rivelano che l’APS dell’Italia per il 2015 si è assestato a quota 4.576,52 milioni di dollari. A livello percentuale il nostro Paese si assesta quindi allo 0,21% del rapporto APS/PNL: un incremento del 14% in termini reali rispetto al 2014 quando è stato raggiunto lo 0,19%; una delle migliori performance degli ultimi 15 anni. In questo periodo l’Italia ha fatto meglio solo nel 2005 (0,29%) e nel 2008 (0,22%).

Tuttavia, se si scorporano dall’APS le spese per i rifugiati e le cancellazioni del debito a favore dei paesi più poveri, il quadro che emerge è ben diverso: utilizzando questo metodo di calcolo l’Italia si posiziona infatti all’ultimo posto dei Paesi G7, con un modesto 0,15% (pari a un valore di 3.311,08 milioni di dollari) dietro gli Stati Uniti (0,16%).

Il problema dei costi per i rifugiati conteggiati nell’APS del 2015 tocca anche le altre nazioni del G7: secondo le analisi di ActionAid sui dati DAC, i sette Paesi hanno contabilizzato complessivamente nella voce “Refugees in donor countries” ben 6.997,1 milioni di dollari. La Germania ha allocato la quota maggiore su questa voce, con 3.510,42 milioni di dollari, seguita dagli Stati Uniti (1.193,53 milioni) e dall’Italia con 1.169,22 milioni di dollari (circa 885.44 milioni di Euro).

Nel complesso, l'Aiuto Pubblico allo Sviluppo dei paesi OCSE DAC nel 2015 è pari a 131,6 miliardi di dollari, con un incremento del 6,9% rispetto al 2014 e un aumento di ben 4 punti percentuali della componente di aiuto bilaterale. Nonostante questo, i 28 Stati appartenenti al DAC mantengono nel loro insieme lo stesso rapporto tra Aiuto Pubblico allo Sviluppo e Prodotto Nazionale Lordo (APS/PNL) del 2014, ovvero lo 0,30%.

Secondo ActionAid assistere i rifugiati che fuggono da guerre e persecuzioni è giusto e doveroso. Questa voce di spesa, però, non può essere utilizzata per gonfiare in modo artificioso le cifre relative all’Aiuto Pubblico allo Sviluppo. Le spese sostenute nei paesi donatori per fornire assistenza ai richiedenti asilo politico non dovrebbero infatti essere contabilizzate come trasferimenti di risorse verso i PVS e andrebbero quindi escluse dall’Aiuto Pubblico allo Sviluppo. E’ necessaria, inoltre, maggiore trasparenza nell’utilizzo dei fondi: la piattaforma italiana sui dati dell’APS, OpenAid.it, riporta infatti i dati dei progetti realizzati con questi fondi solo per il 2014, con poche informazioni circa la natura e l’efficacia dell’intervento.

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Nota per i redattori: Per una corretta comparazione, è stata utilizzata la valuta in dollari con il tasso di cambio al valore del 2014

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