Actionaid,  Nepal un anno dopo il terremoto

Nessuna nuova abitazione è stata costruita: il governo nepalese espone la popolazione ad un altro disastro umanitario.

 A un anno dai devastanti terremoti che hanno colpito il Nepal il 25 aprile e il 12 maggio 2015, troppo poco è stato fatto dal Governo nepalese per la ricostruzione: la risposta delle autorità è stata così lenta che a giugno, con l’arrivo della stagione dei monsoni, centinaia di migliaia di nepalesi saranno esposti al rischio di un'altra emergenza. Lo denuncia ActionAid, attiva in 21 distretti del paese e presente in Nepal dal 1982.

A un anno dal terremoto, l’autorità governativa per la ricostruzione nazionale (Nepal’s National Recostruction Authority) deve ancora erogare i fondi destinati alle famiglie per la ricostruzione delle abitazioni civili. A luglio 2015 il Governo aveva promesso di erogare 200mila rupie nepalesi (circa 1880 dollari) per ogni famiglia, ma finora nulla è stato fatto. Nell’anno appena trascorso, il Nepal ha visto l’elezione di un nuovo Parlamento, l’approvazione di una nuova Costituzione e subito un embargo di carburante e beni primari - mai ufficialmente dichiarato - dalla vicina India. Secondo l’analisi di ActionAid, questi diversi fattori, combinati alla scarsa capacità di mediazione della comunità internazionale, hanno solo peggiorato la crisi e la fase post-emergenza,

Il terremoto ha completamente distrutto oltre 600mila abitazioni e ne ha danneggiate parzialmente almeno 285mila. Centinaia di migliaia di persone vivono ancora oggi in alloggi di fortuna o rifugi temporanei. Particolarmente precarie sono le condizioni di vita delle comunità che vivono nei 14 distretti più danneggiati dal terremoto e le famiglie che non possiedono terra a rischio sfollamento. In particolar modo le comunità Dalit, già fortemente marginalizzate.

“È semplicemente inaccettabile che le famiglie non abbiano ancora ricevuto le risorse promesse per ricostruire le proprie case dodici mesi dopo il terremoto. Con l’avvicinarsi della stagione dei monsoni, centinaia di migliaia di famiglie saranno costrette ad affrontare notti insonni e dovranno preoccuparsi se quel poco che oggi chiamano ‘casa’ sarà presto spazzato via”, dichiara Bimal Phnuyal, Direttore di ActionAid in Nepal. “Le famiglie in Nepal hanno bisogno di abitazioni stabili e solide, per potersi riprendere psicologicamente ed economicamente. Se il Nepal, dove una persona su quattro vive con meno di 1.25 dollari al giorno, vuole sviluppare la propria economia, deve iniziare dalle basi. L’anno appena trascorso ha dimostrato che il Governo è stato in grado di lavorare con la comunità internazionale per soccorrere la popolazione colpita da un’emergenza devastante. Ora, a 12 mesi dal terremoto, ci aspettiamo che il governo si adoperi per uno sviluppo a lungo termine, aiutando le famiglie con alloggi permanenti e assistendole per le altre necessità. Un processo di ripresa di così ampia portata è come una maratona, non certo una corsa. Ora comincia veramente il lavoro più difficile per tutti.”

Il Nepal rimane uno dei paesi più poveri al mondo. Il ritardo nell’erogazione delle risorse destinate alla ricostruzione degli edifici civili ha rallentato l’economia del paese, che ha un debito nazionale di 3.8 miliardi di dollari. Nonostante il terremoto, il debito non è stato cancellato dai Paesi più sviluppati e dalle istituzioni finanziarie internazionali.

Fino all’aprile 2016 il Governo nepalese aveva impedito alle organizzazioni umanitarie di aiutare le famiglie nella ricostruzione di abitazioni permanenti e, da allora, ha applicato linee guida che ActionAid ritiene insufficienti a gestire il post-emergenza. Gran parte delle infrastrutture di base nelle aree rurali sono andate distrutte a seguito del terremoto: per molte comunità reperire acqua potabile significa affrontare lunghi tragitti su terreni montuosi e, con l’avvicinarsi della stagione monsonica, la ricerca di acqua diventerà ancora più pericolosa.  Il governo deve urgentemente adoperarsi per garantire che i fondi per la ricostruzione delle abitazioni permanenti siano erogati alle famiglie più bisognose e provvedere a rifornire le famiglie colpite dal terremoto di beni quali coperte, tende e teli; la stagione dei monsoni è alle porte ed è la seconda da quando il terremoto ha colpito il Nepal. Centinaia di migliaia di famiglie continuano a vivere in ricoveri temporanei, inadatti per affrontare la stagione piovosa e prevenire la trasmissione di malattie.

Note all’Editore

Nel 2015, il 25 aprile e il 12 maggio, il Nepal è stato colpito da due terremoti devastanti, che hanno causato la morte di circa 9.000 persone e ferito oltre 23mila.  Secondo i dati delle Nazioni Unite, le vite di un terzo della popolazione del Nepal sono state sconvolte dal terremoto. Nel complesso, 4.2 milioni di persone sono state seriamente colpite; tra queste, 1.7 milioni sono bambini. Dopo il primo sisma, ActionAid ha risposto entro poche ore per soccorrere la popolazione distribuendo derrate alimentari, tende, kit igienico-sanitari destinati alle donne, e costruendo rifugi temporanei. In dodici mesi ActionAid ha sostenuto circa 120mila persone con aiuti di vario tipo: dalla costruzione di aule scolastiche temporanee per consentire ai bambini di continuare a studiare, alla distribuzione di abiti e coperte per i mesi invernali, ad attività di  supporto psicologico per le famiglie traumatizzate.

I 14 distretti colpiti dal terremoto, secondo il Ministero dell’Interno nepalese, sono: Gorkha, Dhading, Nuwakot, Rusawa, Kathmandu, Bhaktapur, Lalitpur, Kavrepalanchok, Sindhupalchok, Dofakha, Ramechhap, Dolakha, Makwanpur and Sindhuli.

ActionAid Italia si è anche attivata attraverso la rete di ONG AGIRE, che ha lanciato un appello all’indomani del terremoto, in collaborazione con EXPO Milano 2015.

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