I nuovi obiettivi contengono novità ambiziose, ma restano carenti in tema di cambiamenti climatici, evasione fiscale e risorse genetiche. L’Italia deve fare la sua parte introducendo il reddito di inclusione sociale e incrementando l’aiuto pubblico allo sviluppo.

I nuovi Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell’Onu possono essere decisivi per combattere le ineguaglianze e proteggere il pianeta, ma non esiste alcun meccanismo vincolante per garantire che i governi ‑ specialmente quelli dei paesi più ricchi ‑  agiscano in modo concreto per raggiungerli. Secondo  ActionAid, senza un efficace sistema di implementazione, i 17 nuovi obiettivi per il periodo 2015-2030 rischiano di restare una lista di buone intenzioni e la distanza tra paesi ricchi e paesi poveri potrebbe addirittura aumentare.

Gli obiettivi (SDGs) che l’Assemblea dell’Onu si appresta ad adottare nel vertice del 25-27 settembre fanno segnare diversi passi avanti rispetto ai precedenti Obiettivi di Sviluppo del Millennio. Infatti, si devono applicare a tutti i Paesi, non solo a quelli in via di sviluppo. Organizzazioni e movimenti di tutti gli Stati membri dell’Onu, senza esclusioni, potranno quindi mobilitarsi per chiedere ai propri governi la loro realizzazione. I nuovi obiettivi stabiliscono inoltre una serie di traguardi importanti in materia di uguaglianza di genere, lavoro, accesso alle risorse e distribuzione della ricchezza.

L’accesso alla terra e alle risorse naturali è un requisito essenziale per garantire benessere e assicurare il godimento di diritti fondamentali come quello alla casa, all’acqua, al lavoro, al cibo e a un ambiente sano. I governi e le istituzioni di sviluppo hanno la responsabilità di garantire il rispetto di questi diritti fermando il land grabbing”, dichiara Luca De Fraia, segretario generale aggiunto di ActionAid Italia. “Le grandi imprese devono essere chiamate a rispettare i diritti umani, i diritti sulla terra delle comunità locali e quelli dei lavoratori. Ciò è ancora più importante ora, alla luce del ruolo più ampio che la nuova legge italiana sulla cooperazione assegna al settore privato”.

I nuovi obiettivi di sviluppo hanno anche diversi punti deboli. I Paesi ricchi sono infatti riusciti a rendere meno efficace la parte che tratta di clima e inquinamento, per evitare che chi più ha inquinato debba contribuire di più alla protezione dell’ambiente. Anche l’obiettivo sulle risorse genetiche e le conoscenze tradizionali è stato annacquato, consentendo alle grandi industrie di continuare a ottenere brevetti su particolari patrimoni genetici. Infine, le pressioni dei Paesi più potenti hanno fatto saltare all’ultimo minuto la creazione di un nuovo organismo Onu incaricato di contrastare l’elusione e all’evasione fiscale delle società che operano nei paesi in via di sviluppo.

Anche l’Italia sta lavorando per aprire una nuova fase della cooperazione. “La nuova Legge 125/14 dimostra l’attenzione del Governo, ma il processo di riforma procede a troppo a rilento per tenere il passo con le sfide globali”, continua De Fraia. “Dopo le dimissioni di Lapo Pistelli nel giugno del 2015, il ruolo di Vice ministro del Ministero degli Affari esteri e cooperazione internazionale è ancora vacante. Manca un punto di riferimento, un nuovo timoniere incaricato di mantenere la rotta per arrivare alla meta finale”.

Oltre alle regole, l’altra questione cruciale riguarda le risorse. La Grecia e l’Italia sono gli unici paesi dell’Unione europea a non avere un sistema di reddito minimo garantito per le fasce più povere e svantaggiate. ActionAid chiede al governo di introdurre il Reddito di inclusione sociale (REIS) per combattere le disuguaglianze nel nostro paese. Anche in tema di uguaglianza tra uomo e donna, l’Italia è indietro nel riconoscimento del lavoro di cura svolto dalle donne e nel sostegno di quante sono vittime di violenza. In linea con i nuovi obiettivi dell’Onu, che riaffermano con forza i diritti delle donne, l’Italia deve recuperare al più presto terreno.

A livello internazionale il premier Renzi ha promesso – in occasione della recente Conferenza internazionale di Addis Abeba ‑ nuovi fondi, aggiungendo che non è accettabile che l’Italia sia l’ultima tra i Paesi del G7 per aiuto pubblico allo sviluppo. “Abbiamo accolto con favore le parole di Renzi. Ci auguriamo che sia possibile verificare l’inversione di tendenza già nella legge di stabilità entro la fine dell’anno”, conclude De Fraia.