** A un anno dal cessate il fuoco, solo il 5% dei materiali da costruzione necessari per la ricostruzione sono arrivati a Gaza. Di questo passo ci vorranno 17 anni per ricostruire gli edifici distrutti **

Più di 20 organizzazioni hanno lanciato con Avaaz una petizione internazionale ai leader mondiali invitandoli a spingere il governo israeliano a togliere il blocco su Gaza.

Oltre 440.000 persone da tutto il mondo hanno già firmato la petizione, che sta rapidamente diventando la più grande mobilitazione di sempre, per porre fine al blocco sulla Striscia di Gaza.  

 

Per l'anniversario della fine del conflitto, le organizzazioni chiedono che sia autorizzata a Gaza la distribuzione di materiali da costruzione come legno, barre di acciaio e cemento, in modo che ospedali, scuole e case possano essere ricostruiti con urgenza.

Il conflitto dello scorso anno tra le forze israeliane e gruppi armati palestinesi ha visto oltre 19.000 case distrutte, e ha lasciato 100.000 persone senza un tetto. I Paesi donatori si sono impegnati a stanziare 3.5 miliardi $ per la ricostruzione di Gaza, ma un anno dopo la guerra, le restrizioni imposte da Israele continuano a causare ritardi.

La ricostruzione è iniziata per poco più di 2.000 delle 19.000 case distrutte l'anno scorso, e nemmeno una casa è stata completamente ricostruita.

Parlando a sostegno della campagna, il Senior Campaigner di Avaaz Fadi Quran, ha detto:

"É scandaloso che dopo un 'anno dalla guerra a Gaza, nessuna casa sia stata completamente ricostruita e il mondo lasci la gente a marcire tra le macerie. I governi stanno permettendo a Israele di violare le leggi umanitarie più elementari, e il blocco perpetua il conflitto. Questa massiccia protesta pubblica dimostra come in tutto il mondo ci siano cittadini che chiedono ai loro governi di agire ora per porre fine a questo blocco illegale, disumano e pericoloso. "

"Ponendo restrizioni alla circolazione di persone e merci” - si legge nel testo della petizione lanciata da Avaaz - “il blocco sta punendo  civili innocenti per fatti dei quali non hanno nessuna responsabilità. Non ci potrà mai essere una giustificazione valida per lasciare le famiglie senza una casa e gli ammalati senza un ospedale."

Ibrahem ElShatali di Gaza City dichiara: "Siamo senza casa da mesi ormai. Come possiamo vivere così, circondati da macerie, senza speranza, senza futuro e senza alcuna prospettiva di miglioramento? Abbiamo bisogno dei materiali da costruzione per poter ricostruire le nostre vite."

Secondo una ricerca congiunta realizzata dalle ONG internazionale impegnate a Gaza, il blocco israeliano illegale ha ostacolato gli sforzi di ricostruzione, peggiorando la crisi umanitaria:

  • Solo il 5% delle 6.7 milioni di tonnellate di materiali da costruzione necessari per riparare ciò che è stato distrutto l'estate scorsa a Gaza, sono stati ammessi nell’area da quando c’è stato il cessate il fuoco.
  • a 559.000 studenti viene negata una formazione scolastica di qualità. 11 edifici scolastici e universitari sono stati completamente distrutti e altri 253 sono stati gravemente danneggiati durante la guerra.
  • 120.000 persone non ancora hanno accesso alla rete idrica e fognaria, a causa della lentezza dei lavori di riparazione ai 35.000 metri di tubature danneggiate o distrutte. La situazione delle acque reflue in alcune parti di Gaza è spaventosa, con lagune traboccanti e rifiuti non trattati che attraversano le strade.
  • 81 ospedali e cliniche sono stati danneggiati o distrutti dal conflitto. Nonostante i fondi stanziati per la ricostruzione, i materiali per ricostruire queste strutture non sono stati fatti entrare a Gaza.

Tony Laurance, CEO di Medical Aid for Palestinians, ha dichiarato: "Quello di cui Gaza ha bisogno più di ogni altra cosa è la ricostruzione, ma il governo di Israele limita l'ingresso anche dei materiali da costruzione più semplici. Queste severe restrizioni impediscono la ricostruzione delle infrastrutture, compresi gli ospedali e le cliniche. Cittadini di tutto il mondo stanno dicendo 'adesso basta', e chiedono ai leader mondiali di costringere Israele a porre fine al blocco immediatamente".

Il governo di Israele ha la responsabilità di togliere il blocco. Le organizzazioni che promuovono questa campagna riconoscono che la ricostruzione è ostacolata anche dalla mancanza di partiti politici palestinesi in grado di dare una svolta al processo di pacificazione e dare priorità alla ricostruzione, oltre che dalla chiusura  del confine egiziano con Gaza.

Il governo di Israele giustifica le restrizioni per motivi di sicurezza. Le Nazioni Unite e il Comitato internazionale della Croce Rossa hanno più volte affermato che il blocco è una violazione del diritto internazionale. In effetti, non c’è giustificazione per la punizione collettiva di un intero popolo, lasciando decine di migliaia di famiglie senza casa e centinaia di migliaia di bambini senza scuola, o centri sanitari.

William Bell, politica e Responsabile di Christian Aid per per Israele e Palestina, ha detto: "Con liquami traboccanti sui marciapiedi, erogazione intermittente di elettricità e acqua, e  scuole che assomigliano più a crateri di esplosioni che a posti dove i bambini dovrebbero ricevere un'istruzione, la speranza sta diminuendo e il futuro di Gaza appare desolante. Il blocco ha contribuito a creare livelli di disoccupazione e dipendenza dagli aiuti internazionali più elevati  al mondo, rendendo miserabile la vita di 1,8 milioni di civili. Il blocco di Gaza da parte di Israele deve finire ora. "

Il testo integrale della petizione può essere consultato qui.

Aderiscono alla petizione:

  1.  Broederlijk Delen
  2.  Pax Christi Flanders
  3.  Pax Christi International
  4.  Medical Aid for Palestinians (MAP – UK)
  5.  Japan International Volunteer Center
  6.  Overseas
  7.  World Vision International
  8. French Platform of NGO’s for Palestine
  9. Trócaire
  10. Secours Islamique France
  11. ActionAid
  12. The Swedish Organisation for Individual Relief/ IM- Swedish Development Partner
  13. HelpAge international
  14. Terre des Hommes Italy
  15. Alianza por la Solidaridad
  16. Heinrich Böll Foundation Palestine/Jordan Office
  17. Gruppo di Volontariato Civile
  18. HEKS/EPER
  19. Fobzu (Friends of Birzeit University)
  20. Avaaz
  21. Action Against Hunger (ACF)
  22. Christian Aid
  23. Embrace the Middle East
  24. Rebuilding Alliance
  25. Norwegian Church Aid (NCA)

 

Per informazioni e interviste:

Willow Heske, willow.h@aidajerusalem.org or +972 (0)597133646 or +972 (0)542851189