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Storia di Alessandra

Dall’Italia a Rocinha per dedicarsi ai bambini della favela.

La mia passione per il Brasile nasce dopo un viaggio di lavoro nel 2014 verso l’interno di Bahia, Brasilia, São Paulo e Rio de Janeiro. All'epoca lavoravo per un altro ente italiano non profit, ma da qualche tempo iniziavo a sentire la mancanza di qualcosa, a livello professionale ed umano.

Ho scelto il Brasile perché in questo paese mi ci sono riconosciuta all’istante: nella genuinità delle relazioni, nella semplicità della vita di tutti i giorni, nel forte legame con la natura. Ed è così che sono entrata in contatto con "Il Sorriso dei miei Bimbi" (nb: uno dei partner con cui ActionAid lavora nella favela di Rocinha), mi sono innamorata dei loro progetti e sono entrata a far parte del loro team.

La vita a Rocinha non è semplice.

Come diceva Tom Jobim "il Brasile non è un paese per principianti", e meno ancora lo è Rocinha. È una realtà abusiva molto complessa, caratterizzata da sovraffollamento, precarie condizioni igienico sanitarie, mancanza di infrastrutture, sanità e istruzione. Qui la presenza dello Stato si traduce quasi unicamente in repressione da parte della polizia, che considera tutti indistintamente dei criminali.

La vita in favela ti mette sicuramente di fronte ad una serie di crudeltà difficili da metabolizzare ma è al tempo stesso unica e gratificante. È una comunità che nonostante le enormi difficoltà, le condizioni di vita precarie, i pregiudizi e le discriminazioni di cui soffre, sa dare importanti lezioni di dignità e solidarietà. Ma, soprattutto, la favela è un sentimento. C’è un cartello quasi all’ingresso dove si legge: “Il pericolo sarà che non vorrai più uscire”, ed è vero. Rocinha si ama o si odia. Io l’ho amata.

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C’è una frase di Gandhi che è sempre stata per me di grande ispirazione: "sii il cambiamento che vorresti vedere nel mondo". Ed è proprio questa spinta al cambiamento che ho ritrovato ne “Il Sorriso dei miei Bimbi”, che attraverso i suoi progetti promuove il diritto all’educazione e alla cultura in un contesto in cui questo diritto non viene garantito. Credo non ci sia gratificazione più grande che contribuire al raggiungimento di questo traguardo: un’educazione di qualità, gratuita, e senza alcuna discriminazione.

E ogni volta che assistiamo al "diploma" dei bambini della nostra scuola materna, o ai progressi del gruppo di adulti nel loro percorso di alfabetizzazione, o ad una opportunità di lavoro per un giovane che ha seguito il nostro corso di inglese, troviamo ancora più motivazione ed energia per andare avanti.