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Eleonora

Le donne saranno davvero libere di uscire da situazioni violente quando la società glielo permetterà.

“Ho una formazione da psicologa e psicoterapeuta e attualmente sono responsabile dell’area accoglienza del Centro”.

Eleonora lavora al Centro Veneto Progetti Donna di Padova, un centro antiviolenza con il quale collaboriamo per un progetto di empowerment economico per le donne che subiscono violenza.

“Sono circa 900 le donne che si rivolgono a noi ogni anno. Ci sono percorsi di tipo diverso che una donna può fare per poi maturare una decisione rispetto a possibili separazioni, querele o richiesta di attivazione di servizi.

Sono i figli ciò che più frequentemente fa scattare la decisione di contattarci. Finché le donne sono convinte di poter riuscire a proteggere i figli resistono, spesso perché pensano di non avere alternative. Per questo dare alternative vere alla violenza è quello che dobbiamo fare. Spesso c’è la consapevolezza di togliere se stesse e i propri figli da una quotidianità che è fatta sì di violenza, ma magari anche di un tetto sicuro sulla testa, cibo in casa, la possibilità di andare a scuola, fare gite, comprare giochi, etc…

Potremo parlare di soli fattori psicologici solo quando forniremo a una donna che vuole uscire da una situazione di violenza tutte le alternative possibili.

Allora e solo allora potremo focalizzarci solo sul cos’è, a livello psicologico, che fa restare una donna in una relazione violenta. In questo momento non possiamo fare ragionamenti di questo tipo.

Per quanto riguarda la casa al momento l’unico livello previsto dalla legge è la casa di fuga, quando le donne devono restare in un luogo protetto dove nascondersi. Non si tratta della prima emergenza, perché c’è già stata una valutazione precedente. Noi abbiamo attivato anche il servizio di primissima accoglienza, quando cioè una donna arriva e dice di non voler rientrare in casa perché ha paura, ma non è prevista per legge.

Anche per quanto riguarda il lavoro non c’è supporto. Le donne che hanno subito violenza non sono una categoria riconosciuta e non possono quindi accedere a vantaggi economici o percorsi dedicati per l’inserimento lavorativo. Servono invece percorsi dedicati.

Ultimamente abbiamo lavorato proprio su un kit di strumenti per aiutare le donne che hanno subito violenza a diventare autonome economicamente, acquisendo competenze utili a affacciarsi o riaffacciarsi al mondo del lavoro o a migliorare la propria posizione".

L’empowerment economico è fondamentale per combattere la violenza contro le donne. Spesso la mancanza di autonomia economica è ciò che impedisce a chi subisce violenza di denunciare. Per questo lavoriamo insieme ai Centri Antiviolenza per potenziare i servizi mirati al raggiungimento dell’indipendenza economica e chiediamo al Governo di stanziare risorse adeguate affinché questo tipo di servizi sia sempre garantito.