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Due anni dal sisma in Centro Italia

Nel nostro Paese manca ancora un Piano di prevenzione nazionale.

Sono passati 2 anni, 730 giorni trascorsi da quel minuto che ha scosso la terra e con essa la vita di migliaia di persone. Nulla è uguale a prima: la quotidianità, il paesaggio, le relazioni. E i territori colpiti dal sisma in Centro Italia non sono ancora stati ricostruiti, le macerie sono ancora lì. A segno inequivocabile dell’importanza di avere un piano nazionale di prevenzione e risposta alle emergenze che aiuti le istituzioni e le comunità ad essere adeguatamente preparate in caso di catastrofi naturali e che faciliti processi di ricostruzione rapidi, trasparenti e partecipati.

In occasione di questo secondo anniversario vogliamo ricordare alle Istituzioni la necessità di avere un piano nazionale di prevenzione e risposta alle emergenze che aiuti e faciliti le comunità colpite dal terremoto nel lavoro di ricostruzione civile e concreta dei territori feriti e punti sulla partecipazione attiva delle cittadine e dei cittadini.

L’Italia è il secondo paese europeo per incidenza di eventi sismici: se ne contano 10 di grande intensità e impatto solo negli ultimi 30 anni ma ancora non si è dotata di strumenti nazionali standardizzati di gestione del rischio. Oggi nel nostro paese, nonostante la terra da nord a sud stia ancora tremando per nuove scosse di terremoto, non si è fatto nulla. Chiediamo ancora una volta alle istituzioni di aprire un tavolo di consultazione partecipata che porti alla definizione di un piano nazionale di prevenzione e risposta alle emergenze” dichiara Elisa Visconti, Responsabile del nostro Dipartimento Programmi.

Terremoto_anniversario_750

In occasione del sisma del 24 agosto 2016 ci siamo attivati immediatamente, venendo in contatto e ascoltando la popolazione, dai più piccoli ai più grandi, dai singoli alle aggregazioni di cittadini, sia quelle sorte spontaneamente dopo il sisma, sia quelle accompagnate nel percorso di costituzione.

Un territorio ferito reso presto fertile da realtà piccole e grandi che si sono attivate per mantenerlo in vita, per abitarlo in modo diverso, per resistere. Ce ne sono molte, più di 100 distribuite nelle quattro regioni del cratere tra cui alcune associazioni che abbiamo seguito passo passo negli ultimi due anni: Chiedi alla Polvere, Pescara del Tronto ONLUS 24/08/16, Radici Accumolesi, Comitato 3e36, IoNonCrollo, la Banda di Accumoli.

Si tratta di gruppi di cittadine e cittadini che hanno deciso di organizzarsi, di raccontare la propria terra, di esportarne la musica, di preservarne le bellezze culturali e naturali, di monitorarne la ricostruzione. Esperienze nate con obiettivi diversi ma spinte dal profondo legame con le proprie radici e dalla spinta dell’attivismo civico, del voler contare e non solo dell’essere contate.

C’è ancora moltissimo da fare prima che questa zona possa tornare alla normalità e alla quotidianità del periodo pre-sisma. Per questo continuiamo con determinazione a sostenere la popolazione in questo cammino, convinti che la partecipazione attiva dei cittadini sia fondamentale affinché la ricostruzione rispecchi pienamente le necessità del territorio.