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La lotta contro la fame non è impossibile, ma serve un cambio di prospettiva.

Il problema

  • La fame nel mondo purtroppo è ancora oggi un problema che riguarda un numero impressionante di persone: 795 milioni nel biennio 2014-2016 secondo la FAO, ovvero il 12,9% della popolazione dei Paesi in via di sviluppo.
  • Il continente più colpito continua ad essere l’Africa, dove la battaglia contro la fame sembra essere persa. Non solo infatti non vi sono stati miglioramenti, ma anzi, rispetto ai dati del biennio 1990-1992, c’è stato un aumento degli affamati di oltre 10 punti percentuali, dal 17,4 al 27,7%.
  • Ancora oggi 1 abitante su 4 dell'Africa Sub-Sahariana soffre la fame.
  • L’obiettivo “fame zero” dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite è dunque ancora lontano. In assenza di nuovi e maggiori impegni per politiche di lotta alla povertà da parte della comunità internazionale, si prevede che nel 2030 ci saranno ancora 653 milioni di persone che soffriranno la fame.

infografica-Sicurezza-Alimentare

La ricetta per i G7

La lotta contro la fame non è impossibile, ma serve un cambio di prospettiva. I paesi G7 devono orientare gli investimenti verso i beni pubblici (acqua, energia, salute, educazione, welfare) e verso una produzione destinata al consumo domestico, per aumentare la sicurezza alimentare. Al momento la visione dominante è orientata esclusivamente alla crescita e alla concentrazione della produzione. In questo modo le diversità e le specificità dei contesti rurali svaniscono.

Per ridurre il numero di chi soffre la fame nel mondo, l’Italia, che quest’anno ha la Presidenza G7, deve promuovere una nuova visione dell’agricoltura, incoraggiando gli investimenti a sostegno dei piccoli produttori. Solo così è infatti possibile garantire il diritto umano fondamentale ad avere cibo adeguato.

 

Raccomandazioni.

Per sconfiggere la fame è indispensabile sostenere l’agricoltura nei Paesi africani. L’Italia dovrebbe inoltre considerare di aumentare le risorse ai meccanismi bilaterali, come il GAFSP e le agenzie ONU, FAO, IFAD e WFP.

In questo modo sarà possibile peraltro valutare il loro impatto sulla sicurezza alimentare.

Piccoli produttori, donne, allevatori: sono loro maggiormente a rischio fame.

E’ ciò che serve ai piccoli agricoltori per vivere dignitosamente e lottare contro la fame.

Se le donne avessero lo stesso accesso degli uomini alle risorse produttive, i raccolti aumenterebbero del 25-30% e tra il 12 e il 17% di persone in meno soffrirebbe la fame.

La Nuova Alleanza non garantisce la necessaria trasparenza sull’uso dei fondi e i suoi investimenti hanno messo a rischio di land grabbing 1.8 milioni di ettari di terra in Senegal, Tanzania, Nigeria e Malawi. Serve invece garantire, in ogni azione, il consenso libero, previo e informato (FPIC) delle comunità coinvolte.

Se le donne avessero lo stesso accesso degli uomini alle risorse produttive, i raccolti aumenterebbero del 25-30% e tra il 12 e il 17% di persone in meno soffrirebbe la fame.

La Nuova Alleanza non garantisce la necessaria trasparenza sull’uso dei fondi e i suoi investimenti hanno messo a rischio di land grabbing 1.8 milioni di ettari di terra in Senegal, Tanzania, Nigeria e Malawi. Serve invece garantire, in ogni azione, il consenso libero, previo e informato (FPIC) delle comunità coinvolte.

E’ necessario sostenere le produzioni che hanno maggiore potenziale di riduzione della povertà, come i prodotti di base invece che di esportazione.

Questo si traduce nel proteggere piccoli produttori e donne dall’accaparramento delle terre, difendendo i portatori legittimi di diritti sulla terra.

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