Contro gli stereotipi di genere: per garantire la parità tra donne e uomini

Una questione di genere?

Quali immagini e significati associamo istintivamente alle parole “donna” e “uomo”? Soffermiamoci a pensare a quali ruoli ci aspettiamo che svolgano nella società e nella famiglia, se essi sono frutto di scelte libere o condizionate.

Ancora oggi la parità tra donne e uomini resta un traguardo lontano per tutti i paesi, indipendentemente dal loro grado di ricchezza e sviluppo e ovunque regnano stereotipi: in famiglia, al lavoro e persino a scuola. Nonostante l’art. 3 della nostra Costituzione evidenzi la pari dignità sociale e l’uguaglianza di tutti i cittadini, secondo il Global Gender Gap Index nel 2016 l’Italia si posiziona al 50° posto (su 144) per uguaglianza di genere.

E, secondo le Nazioni Unite, proprio nel nostro Paese gli stereotipi di genere sono causa culturale delle disuguaglianze tra donne e uomini in tutti gli ambiti della vita, sia pubblica sia privata: dalla violenza alla scarsa presenza di donne ai vertici aziendali, dal carico sproporzionato del lavoro di cura all’accesso alle cariche politiche.

Il 25 novembre di ogni anno si celebra la Giornata mondiale contro la violenza sulle donne. Per ActionAid è da sempre una data importante, intorno alla quale ci mobilitiamo per diffondere il messaggio di parità tra uomini e donne in svariati ambiti: dalla necessità di un salario equo, al bilanciamento delle ore dedicate al lavoro di cura, alla sensibilizzazione sul tema della violenza.

A livello mondiale solamente 52 paesi hanno leggi che criminalizzano in maniera esplicita gli abusi sessuali nelle relazioni coniugali.

Donne_Violenza_Italia_750

L’Italia pur avendo diverse leggi contro la violenza sulle donne è ancora indietro rispetto alle raccomandazioni europee sui servizi di protezione; il Consiglio d’Europa stabilisce infatti la necessità di avere un posto letto in casa rifugio ogni 10.000 abitanti e un centro antiviolenza in ogni provincia. A fronte di una necessità pari a 5.700 posti letto nelle case rifugio, in Italia oggi ve ne sono solo 500. Molte volte le donne rimangono in relazioni violente perché non dispongono di sufficiente autonomia economica per provvedere a sé stesse e ai propri figli. I centri antiviolenza, spesso per mancanza di risorse umane e di fondi dedicati, sono costretti a sacrificare i servizi di empowerment economico all’interno dei percorsi di assistenza. Tuttavia, è proprio la Convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica a ribadire la necessità di interventi a favore di un percorso di autonomia anche economica.

Ciò risulta particolarmente rilevante per i paesi europei con un tasso di disoccupazione femminile sopra la media UE, come Bulgaria, Grecia, Spagna e Italia. Per questo in Italia collaboriamo con tre centri antiviolenza (a Padova, L’Aquila e Reggio Calabria) per rafforzare i servizi a supporto delle donne che hanno subito violenza, in particolare quelli a favore dell’indipendenza economica.

Parallelamente chiediamo alle istituzioni di attivare misure a favore dell’accesso al mondo del lavoro e di sostegno al reddito, fondamentali per permettere alle donne di uscire dall’isolamento e di ritrovare la propria autonomia.

Bimba_laboratorio_750

Il problema della violenza contro le donne è un tema forte e anche se è difficile parlarne con i bambini è proprio da loro che invece è necessario partire per sradicare un fenomeno purtroppo universale e diffuso ad ogni latitudine. “Nei panni dell’altra” è l’iniziativa attraverso la quale ci proponiamo di superare gli stereotipi di genere fin dalla scuola primaria. Questo percorso didattico offre spunti di lavoro e di riflessione utili anche a contrastare quei meccanismi che possono dare origine a fenomeni di bullismo o di violenza di genere, favorendo invece l’accettazione delle diversità e l’integrazione. Lo stesso governo italiano riconosce alla scuola il ruolo di valorizzazione delle diversità attraverso l’istruzione: la “Buona Scuola” (comma 16 della Legge 107/2015) impegna le scuole di ogni ordine e grado a includere nell’offerta formativa attività per prevenire la violenza e le discriminazioni e promuovere la parità tra i sessi.