Identikit di una bracciante agricola

Una giornata con Rita.

Pomodori, uva da tavola e arance sono solo alcuni dei prodotti che si trovano sulle nostre tavole e che vengono raccolti e lavorati da un numero cospicuo di braccianti.

Donne e uomini, italiani e stranieri, che per diversi mesi all’anno sono impegnati nelle coltivazioni, principalmente nel Sud Italia.

Nell’immaginario collettivo il bracciante è per antonomasia un cittadino non europeo, spesso

africano, e le cronache molte volte rafforzano questa rappresentazione. Ma la realtà, pur comprendendo questa categoria, è certamente più variegata. In Puglia, nel 2014, a essere regolarmente censiti erano 181.273 addetti stagionali: 78.016 uomini e 62.550 donne.

Rita ha poco più di trent’anni, due figli e un marito disoccupato. Questa giovane donna è impegnata da maggio fino ad autunno inoltrato nella raccolta delle ciliegie e nell’acinellatura, taglio e imballaggio dell’uva. Proprio per l’acinellatura - un passaggio molto delicato che consiste nell’eliminare manualmente, dai grappoli di uva da tavola, gli acini meno sviluppati - sono scelte di preferenza le donne. Durante l’inverno, invece, va a raccogliere le arance spostandosi in un’altra provincia.

La sua non è una vita facile: «Mi alzo alle 4 del mattino, da settembre alle 5 perché prima c’è ancora buio, e rientro a casa fra le 12.30 e 14.30. Il pomeriggio torno al lavoro, tranne da ottobre in poi perché fa scuro presto. Quando torno a casa non so da dove iniziare: devi cucinare, pulire, e se è il periodo della scuola devi aiutare i bambini a fare i compiti. Non hai proprio la forza di seguire i figli; ti rendi conto che comunque crescono e chiedono aiuto, e tu non riesci ad aiutarli. Hai solo voglia di dormire e appena ti stendi nel letto ti vengono i sensi di colpa». Rita per i figli vorrebbe un futuro diverso dal suo. «Non voglio che i miei figli facciano il mio lavoro, per questo dico sempre a mia figlia devi studiare, se no poi finisci come mamma a lavorare in campagna. Io lo faccio perché non c’è altro. Lavoro nei campi da quando è nata mia figlia, 10 anni fa. Ho imparato a 14 anni con l’acinino (ndr. acinellatura) però poi ho lasciato perché era faticoso e io ero troppo piccola. Ho lavorato come commessa, poi mi sono sposata e ho trovato lavoro in un’azienda ma dopo essere rimasta incinta del secondo figlio non mi hanno rinnovato il contratto. Così sono ritornata a lavorare in campagna. Spero di non finire come le colleghe più anziane, perché mi spaventa vedere come si sono ridotte.

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Vorrei un lavoro più adatto a una mamma e un aiuto per i miei figli, come il tempo prolungato a scuola, qualcosa che mi possa aiutare a seguirli. Per il più piccolo, una baby-sitter o un  asilo che apra presto, per lasciarlo in buone mani.

E vorrei non stare così male a causa del lavoro. Mentre lavoro le mani e le braccia si bloccano. Anche quando torno a casa, mentre dormo, sento un formicolio alle mani. Non ho fatto visite specialistiche per mancanza di tempo e perché sono costose. Ormai abbiamo le gambe che sono irriconoscibili: io e le mie colleghe non ci mettiamo più la gonna, le nostre gambe sono orribili. Dovremmo portare le calze elastiche, perché stiamo sempre in piedi, ma quando fuori ci sono 40°, che sotto i tendoni dell’uva diventano 46°- 47°, non è possibile indossarle. A tutto questo si aggiunge la paga bassa: questo dovrebbe essere il mio secondo anno di disoccupazione agricola, ma ogni anno c’è un problema di giornate registrate, sono sempre meno di quelle che faccio».

Rita è una delle donne coinvolte nel progetto Cambia Terra di ActionAid che ha come obiettivo contribuire a creare inclusione sociale e ridurre la povertà delle donne braccianti nei Comuni di Bari, Adelfia, Noicattaro e Rutigliano. Le prime buone notizie non hanno iniziato a tardare: il 18 luglio 2017 è stato firmato presso il comune di Adelfia (BA) il Patto “La buona terra: legami di prossimità” in favore della creazione di sistemi di welfare locale in grado di contrastare lo sfruttamento delle donne braccianti. Sono i primi ma importanti segnali di un cambiamento in atto per rafforzare la rete di protezione sociale tra donne e comunità circostante.

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