L’integrazione di nuova generazione


A Napoli un progetto pilota coinvolge un gruppo di studenti universitari e loro coetanei migranti.

 

Era il 1983 quando i Talking Heads cantavano This Must Be the Place:

“La casa è dove voglio essere
Ma credo di esserci già (…)
Se qualcuno lo chiede,
questo è il posto dove starò...”


Oggi “This Must Be the Place” è anche il nome del progetto realizzato da ActionAid in partnership con l’Università deli Studi di Napoli Federico II, L.E.S.S. Impresa Sociale Onlus, Cooperativa Project Ahead e in collaborazione con l’associazione Traparentesi Onlus e Aste e Nodi. Ne fanno parte una trentina fra studenti universitari della Federico II e dell’Orientale e migranti ospitati nei CAS e nello SPRAR di Napoli: si scambiano le loro storie personali, si confrontano per costruire un’esperienza di integrazione unica in Italia. «This Must Be the Place ha due obiettivi. Il primo è quello di favorire il processo di integrazione di un gruppo di giovani prossimi all’uscita da percorsi di accoglienza (CAS/SPRAR) attraverso il confronto e la relazione con coetanei universitari, finalizzati all’azione comune: l’integrazione è infatti il presupposto necessario per la partecipazione attiva alla vita sociale e civile della città. Il secondo obiettivo è garantire il rispetto del diritto allo studio e del diritto alla casa dei richiedenti protezione internazionale e rifugiati. Siamo partiti da Napoli ma speriamo che questo progetto pilota e unico nel suo genere mostri pratiche di integrazione e accoglienza positive che possano a loro volta ispirare il lavoro a livello locale in diversi contesti, oltre che generare un costruttivo dibattito sulla necessità di soluzioni di lungo periodo per affrontare le dimensioni e le conseguenze delle migrazioni nel nostro Paese» afferma Daniela Capalbo, coordinatrice del progetto.

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La Campania è una delle regioni con il più alto numero di presenze di immigrati (insieme a Lazio, Piemonte, Sicilia e Lombardia). Secondo il rapporto annuale 2016 del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali “La presenza dei migranti nella città metropolitana di Napoli”, tra il 2010 e il 2016 il numero è stato in costante crescita passando da 66.779 a 96.686 e segnando un incremento, in termini percentuali, nettamente superiore a quello rilevato su scala nazionale: +44,8% a fronte di +15,7%. Nell’intera regione sono 12.587 i migranti accolti nei CAS e 1.802 quelli negli SPRAR, il Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati (Terzo Rapporto sulla Protezione Internazionale in Italia, 2017).

Adam ha 23 anni, è nato in Mali ma cresciuto in Costa d’Avorio. A 13 anni è partito insieme allo zio ritornando in Mali, andando in Algeria e approdando infine in Libia. Una volta scoppiata la guerra hanno arrestato lo zio e, nel caos che regnava, ancora minorenne si è imbarcato da solo ed è arrivato in Sicilia. I primi tempi è stato ospite in una comunità per minori stranieri non accompagnati e nel 2013 è arrivato a Napoli. Per tre anni è stato ospite dello SPRAR gestito dalla cooperativa L.E.S.S. «Poi ho fatto tutto il percorso di integrazione e oggi sono un mediatore culturale e collaboro con le cooperative che sono attive qui nel territorio. Qui ho ripreso la scuola e sto prendendo il diploma in scienze umane a indirizzo sociale, perché è legato molto al lavoro che faccio e poi mi interessa molto il mondo della politica. Il mio obiettivo è andare all’università e aspirare a un ruolo molto importante in futuro nella politica».

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Non è l’unico Adam ad avere sogni e idee ben chiare. Khalel di anni ne ha 27. Se di Adam colpisce subito il suo estro e dinamismo di Khalel colpiscono i suoi occhi e lo sguardo gentile e timido al tempo stesso. Fatica a trovare le parole per dire quello che resistito a Damasco fin che ha potuto ma poi è dovuto scappare anche lui come molti altri. La laurea in odontoiatria però è riuscito a conquistarla, nonostante la guerra, e ora il suo primo obiettivo è riuscire a fare il dentista. «Fino a prima che scoppiasse la guerra in Siria ero felice. Vivevo con la mia famiglia, i miei amici. Ma poi la guerra ha cambiato tutto e cambiato la mia vita.
Impossibile uscire, niente libertà. Ma sono rimasto per finire gli studi da dentista e appena mi sono laureato, nel 2016, ho deciso di partire perché non potevo continuare così. Sono andato via dalla Siria e sono andato in Sudan. Lì ho vissuto 2 mesi, ho cercato lavoro come dentista lavorando per un mese e mezzo. Ma anche in Sudan la vita non era facile. Sono poi arrivato in Libia e da qui in Italia. Per il mio futuro so che devo studiare bene la lingua italiana, poi devo fare in modo che i miei studi vengano riconosciuti. Grazie a L.E.S.S. ho conosciuto il progetto e grazie a questa esperienza adesso conosco tante persone e ho imparato anche a conoscere i posti e i luoghi di Napoli. Anche questo è importante. Un’altra cosa importante è capire le tradizioni degli italiani e rispettare la loro libertà e per far questo voglio sperimentare con loro come vivere e rapportarsi gli uni con gli altri».

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Fra i nuovi amici di Khalel c’è Benedetta, 21 anni, che sorridendo lo definisce uno dei suoi migliori amici. «Studio Scienze Politiche e Relazioni Internazionali all’Orientale di Napoli. Ho conosciuto questo progetto tramite mio fratello che me l’ha consigliato. Quello che mi ha spinto ad aderire è stata la volontà di andare più a fondo nelle cose rispetto alla realtà che ci presentano. Cosa posso fare se non mi trovo d’accordo, oltre che dirlo su Facebook? Fare qualcosa, quindi conoscere più persone possibili e condividere storie, emozioni e magari creare un’associazione o un progetto, qualcosa anche per aiutare gli altri e per mostrare un nuovo punto di vista sulle cose. Perché più che dirlo in realtà si deve far capire. Con Khalel ho legato molto e anche con gli altri ragazzi ci stiamo conoscendo e mi fa molto piacere perché è bello conoscere qualcuno che non è italiano, conoscere un’altra cultura, un altro punto di vista».

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