La Storia di Milena

Da un passato di violenza a una nuova vita libera e indipendente.

«Mi chiamo Milena, ho poco più di cinquant’anni e sono finalmente uscita da un incubo. Mio marito all’inizio non sembrava cattivo, però aveva amici che a me non piacevano perché lo portavano sempre a bere e arrivava a casa la sera tardi, ubriaco. Ho sopportato per uno, due, tre anni fino a che un S. Valentino mi ha picchiata. Fino a quel momento nostro figlio non aveva mai assistito ai nostri litigi, sentiva ma non vedeva niente. Una volta però mio marito mi ha dato un pugno facendomi diventare tutta una parte del viso nera e mio figlio in quell’occasione ha cominciato a urlare ‹perché hai fatto questo alla mamma?›. In quel momento ho detto basta, ho chiamato i carabinieri.

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Mi hanno portata in ospedale, lì sono venuti gli assistenti sociali e ho fatto la denuncia. Non avevo lavoro, non avevo niente, dovevo pagare affitto e bollette. Così tramite l’assistente sociale mi hanno trovato un rifugio in una casa protetta e ho iniziato a essere seguita dal centro antiviolenza. A una donna che sta vivendo una situazione simile alla mia direi di avere coraggio e fiducia, perché senza non andiamo da nessuna parte, sopportiamo e cosa facciamo dopo? Meglio camminare sulle nostre gambe. Dobbiamo vivere per noi e per i nostri bambini. chi si comporta così non cambia mai. Anche se dicono ‹sì cambio, vedrai andrà tutto bene›, quelle sono solo parole. Mio marito tante volte mi ha detto ‹vedrai che andrà bene, che smetto di bere›. Diceva ‹non si ripeterà questa cosa, ho sbagliato›.

Ma dopo due, tre giorni sbagliava ancora.

All’inizio non ho reagito perché avevo paura, anche perché lui era il solo che lavorava e io mi dicevo, se prendo il bambino e vado via, dove vado? Senza lavoro, senza soldi, cosa faccio? Per quello non l’ho lasciato per tanto tempo. Adesso però sono tranquilla, lavoro tutto il giorno poi vado a casa, faccio una doccia, parlo con mio figlio, guardo un film, oppure faccio altre cose come cucire, che mi piace molto. Adesso non ho paura, adesso cammino sulle mie gambe, non sapevo ci fossero centri antiviolenza come questo, che mi hanno ospitato e trovato un lavoro».

Molte donne come Milena spesso non interrompono relazioni violente perché non dispongono di sufficiente autonomia economica per provvedere a sé stesse e ai propri figli. E per mancanza di risorse umane e finanziarie i percorsi di supporto economico sono fra quelli più sacrificati all’interno delle attività svolte dai centri antiviolenza. Per questo motivo, fra le attività che promuoviamo per tutelare e garantire i diritti delle donne, a partire dal 2016 ci siamo impegnati per rafforzare la capacità dei centri antiviolenza di rispondere alle esigenze economiche delle donne attraverso metodologie e percorsi innovativi.

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