A Roma un percorso per costruire una rete sociale dopo l’accoglienza
Quando termina un percorso di accoglienza, per molte persone rifugiate o richiedenti asilo comincia una fase altrettanto delicata, quella in cui costruire una vita autonoma.
Trovare una casa e un lavoro, orientarsi nella città, valorizzare le proprie competenze e creare nuove relazioni può essere difficile, soprattutto quando manca una rete su cui contare.
Con Abitare la città in modo competente, lavoriamo per sostenere le persone in questo passaggio. ll progetto unisce orientamento al lavoro, formazione e supporto nella ricerca di una casa con attività che favoriscono la partecipazione alla comunità e la costruzione di nuovi legami.
Il nostro lavoro si focalizza proprio sulla dimensione sociale. ”ll punto di partenza non sono attività già definite, ma le persone e ciò che desiderano costruire insieme”, racconta Cristina Gasperin, facilitatrice relazionale per ActionAid, “Gli incontri diventano così uno spazio per conoscersi e sentirsi parte della città.”
Nell’arco delle due edizioni del progetto abbiamo coinvolto oltre 100 persone in cicli di incontri e percorsi laboratoriali, costruiti a partire dalle loro esperienze, dai loro bisogni e dalle loro proposte.
“Avere una rete di relazioni non è un aspetto secondario in un percorso di autonomia” continua Cristina “Sentirsi meno soli può aiutare a guardare la città con maggiore fiducia, riconoscere le opportunità e trovare la forza per coglierle.”

Le parole come luogo di incontro
Tra le iniziative nate nell’ambito Abitare la città dal collettivo Strani-ERO, nato all’interno del percorso, c’è il progetto partecipativo Parolità, presentato per la prima volta a giugno nell’ambito del festival Arci Roma Incontra il Mondo e di recente nell’ambito del Festival MULTI.
“L’idea è nata durante i laboratori” prosegue Cristina “Utilizzare le parole per raccontarsi e creare un’occasione di incontro tra persone con storie, lingue e origini diverse.”
Parolità è una “comunità di parole”, una raccolta che comprende termini arrivati da Paesi lontani, ma anche parole italiane che per chi le pronuncia hanno un significato particolare. Come Ancora, scelta da Nico, originaria di El Salvador. Per lei è un talismano, “una porta verso il futuro”: la parola che si ripete quando tutto sembra sul punto di crollare.
Ci sono poi parole che appartengono al lessico familiare, come Malela, scelta da Gina, originaria della Colombia, un termine usato nella sua famiglia per prendere in giro i più piccoli quando venivano sgridati dagli adulti. Una parola privata, legata alla sua storia, che entrando nella raccolta diventa condivisa.
Insieme, le parole compongono un racconto corale fatto di identità, relazioni e appartenenza. Un racconto aperto, che chiunque può arricchire, perché ogni parola può diventare una nuova occasione di ascolto e di incontro.
Il progetto Abitare la città in modo competente. Percorsi di empowerment sociale, professionale e abitativo per richiedenti asilo e rifugiati residenti nel Comune di Roma è finanziato dalla Presidenza del Consiglio dei ministri con la quota Irpef dell’otto per mille e realizzato da ActionAid insieme a Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia, Fondazione Adecco e Fondazione Mondo Digitale.