Vai al contenuto

Educare al consenso e al rispetto significa prevenire la violenza 

Il nuovo anno scolastico è iniziato, con l’entrata in vigore delle disposizioni sul consenso preventivo delle famiglie per le attività dedicate all’educazione sessuo-affettiva, il decreto Valditara (legge 104/2026). Una misura contestata da docenti, associazioni e organizzazioni della società civile, che oggi rischia di rendere ancora più difficile portare questi temi nelle scuole. 

Da ora in avanti le famiglie saranno sempre chiamate ad esprimere il consenso e potranno richiedere di visionare in anticipo tutti i materiali legati ad attività curriculari ed extracurriculari sul tema dell’educazione sessuo-affettiva. 

Il decreto ha quindi introdotto procedure complesse e vincoli burocratici che inevitabilmente stanno scoraggiando docenti e dirigenti scolastici, spingendo le scuole a rinunciare a percorsi importanti per la crescita delle ragazze e dei ragazzi. Già in questi primi mesi, inoltre, si sono riscontrate interpretazioni restrittive della norma che hanno alimentato preoccupazione nelle famiglie e portato alcune e alcuni docenti a evitare di affrontare questi temi. 

Questo è quel che sta accadendo nelle scuole secondarie, perché nella scuola dell’infanzia e nella scuola primaria il tema non potrà essere affrontato direttamente per concentrarsi solo sull’educazione al rispetto. 

L'educazione sessuo-affettiva non è una minaccia  | ActionaAid

Oltre a rappresentare un attacco all’autonomia scolastica e al diritto di studentesse e studenti a ricevere informazioni corrette, inclusive e accessibili, l’obbligo di autorizzazione preventiva delle famiglie rischia di escludere chi vive condizioni di maggiore fragilità, isolamento o disagio. Proprio chi avrebbe più bisogno di trovare a scuola uno spazio aperto, libero da giudizio e da discriminazioni. 

Certe questioni non possono essere affrontate soltanto attraverso lo studio della biologia umana, come sostiene il Ministero dell’Istruzione.  

Paure, insicurezze, pressioni, dinamiche di potere e difficoltà nelle relazioni fanno parte della vita quotidiana di ragazze e ragazzi e hanno bisogno di luoghi in cui poter essere ascoltate e discusse. 

Come abbiamo già evidenziato in un precedente approfondimento, con il supporto dei dati della nostra indagine condotta in collaborazione con Webboh Lab, limitare l’educazione sessuo-affettiva dal nostro punto di vista non solo è una negazione dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza ma contribuisce anche ad alimentare la paura nei confronti dei corpi e delle differenze.   

Se l’educazione sesso-affettiva viene ricondotta esclusivamente alla sfera privata e familiare, la scuola perde la possibilità di svolgere una delle sue funzioni fondamentali: garantire a tutte e tutti strumenti e spazi di confronto per comprendere le relazioni e viverle in modo consapevole. 

Per questo continueremo sostenere che l’educazione sessuo-affettiva non incoraggia comportamenti a rischio. Al contrario, aiuta a comprendere il consenso, riconoscere i propri confini e rispettare le identità di tutte le persone, costruire relazioni paritarie e sapere a chi chiedere aiuto e supporto, senza paura del giudizio.  

Come evidenziato dalle indicazioni internazionali Unesco e OMS, tutti questi elementi sono fondamentali per prevenire la violenza di genere, promuovere il benessere di ragazze e ragazzi e la salute sessuale.  

La scuola è uno dei luoghi centrali in cui si può lavorare sull’educazione sessuo-affettiva perché raggiunge tutte e tutti, non solo coloro che hanno il privilegio di parlarne altrove. Questo è anche un modo per coinvolgere le famiglie e rafforzare una corresponsabilità educativa fondata sul dialogo, non sulla paura. 

Difendere l’educazione sessuo-affettiva a scuola non significa infatti mettere in discussione la responsabilità educativa delle famiglie. Al contrario, i dati mostrano che molte famiglie chiedono che questi temi trovino spazio nella scuola: secondo la nostra indagine condotta insieme a Webboh Lab, quasi 8 genitori su 10 sostengono l’introduzione dell’educazione alla sessualità e all’affettività come parte integrante della scuola dell’obbligo. 

L'educazione sessuo-affettiva non è una minaccia  | ActionaAid

La pensano come noi oltre 1.300 persone, tra docenti e attivisti di associazioni che lo scorso 26 e 27 settembre hanno partecipato a Napoli alla dodicesima edizione del meeting nazionale di  Educare alle Differenze, organizzato dall’omonimo network. In questo contesto abbiamo lavorato con un gruppo di studentesse e studenti alla progettazione partecipata di una campagna sull’educazione sessuo-affettiva: loro stessi hanno creato il claim e i materiali che saranno svelati sui nostri canali nelle prossime settimane.

Abbiamo inoltre partecipato ai momenti di formazione dedicati alle strategie per opporsi alle politiche repressive sul tema, all’approfondimento di strumenti di supporto per docenti e a tavoli di approfondimento sul ruolo degli enti locali nella difesa del diritto all’educazione sessuo-affettiva. Proprio con questi ultimi, guidati da Educare alle Differenze, lavoreremo alla redazione e sviluppo di linee guida al fine di diffondere buone pratiche.  

Continueremo inoltre a mettere a disposizione strumenti pratici e percorsi per chi ogni giorno vive la scuola e si confronta con domande, dubbi e situazioni complesse.  

Tra questi, il percorso formativo gratuito “Youth for Love. Prevenire e contrastare la violenza di genere tra pari”, che abbiamo promosso in partnership con La Tecnica della Scuola e Educare alle Differenze ETS, nell’ambito del progetto Youth For Love Italia, sostenuto con i fondi dell’Otto per Mille dell’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai. 

Il percorso, composto da più moduli, è rivolto a docenti, educatrici ed educatori di ogni ordine e grado (e può essere utile anche a genitori!) e fornisce strumenti concreti per affrontare in classe tematiche come gli stereotipi di genere, le dinamiche di potere, l’affettività, il consenso e la violenza di genere e tra pari. 

La formazione, che è stata presentata il 14 settembre nell’ambito di un evento online, aiuta a riconoscere i segnali di disagio, facilitare il dialogo, gestire situazioni complesse e contribuire alla costruzione di ambienti scolastici sicuri, inclusivi e rispettosi.  

Proprio all’interno della formazione è presente anche il Vademecum “L’educazione sessuo-affettiva non è un gioco”, che offre strumenti concreti, riferimenti normativi e strategie di autotutela a chi non vuole rinunciare a fare educazione sessuo-affettiva a scuola. 

MariaSole Piccioli
Responsabile Education

Scopri di più

Blog

“Non ti preoccupare, ti aggiusto io”