Il percorso del progetto The CARE
Cosa succede quando un’organizzazione della società civile – spesso piccola, radicata in un territorio e con risorse limitate – riceve non solo un finanziamento, ma anche accompagnamento, formazione e uno vero spazio di confronto con altre realtà simili? Accade che si trasforma. E, insieme a lei, cambia anche il contesto in cui opera.
È da questo assunto che nasce The CARE – Civic Actors for Rights and Empowerment, il progetto che abbiamo promosso insieme a Fondazione Realizza il Cambiamento con l’obiettivo di sostenere e rafforzare le organizzazioni della società civile nella promozione dei diritti e dei valori dell’Unione Europea.
Nel corso di tre anni di progetto, abbiamo lavorato non solo sui risultati, ma soprattutto sui processi: su ciò che accade dentro le organizzazioni mentre costruiscono cambiamento.

Una geografia diffusa, fatta di relazioni
Tra il 2023 e il 2025, The CARE ha attraversato l’Italia coinvolgendo più di 180 organizzazioni in 15 regioni e sostenendo, attraverso quattro bandi – POP, START, WAVE e RISE – 69 progetti.
Il percorso ha messo in relazione realtà molto diverse tra loro: per dimensioni, per storie, per ambiti di intervento. Con The CARE abbiamo coinvolto organizzazioni impegnate nella promozione dei diritti, nell’inclusione sociale, sui temi della migrazione, della parità di genere, della partecipazione e dello sviluppo locale.
Esperienze nate e radicate in contesti altrettanto diversi, che vanno dalle grandi città ai territori periferici, fino alle aree interne, spesso segnate da fragilità economiche e sociali ma anche da una forte capacità di attivazione.
Oltre i progetti: costruire capacità e autonomia
Spesso i programmi di finanziamento si fermano a ciò che è misurabile: attività concluse e obiettivi raggiunti. Con The CARE abbiamo provato a spostare il focus. L’idea di fondo era semplice: ogni progetto finanziato poteva diventare un’occasione per rafforzare l’organizzazione stessa. Non solo un mezzo per generare impatto esterno, ma anche uno spazio di crescita interna.
Per questo, accanto al supporto economico – circa 3 milioni di euro distribuiti – abbiamo costruito un percorso di accompagnamento fatto di formazione, confronto e supporto continuo, con centinaia di operatori e volontari coinvolti. Un percorso che ha intrecciato competenze gestionali e contenuti tematici, toccando ambiti chiave come la gestione organizzativa, la comunicazione e il fundraising, l’advocacy e il campaigning fino alle questioni di genere e al tema dell’intersezionalità.
Non si è trattato di un semplice trasferimento di competenze, ma di un processo di crescita. Le organizzazioni hanno potuto sperimentare, riflettere sulle proprie pratiche e lavorare su criticità concrete, anche grazie al dialogo continuo con il team di progetto attraverso un servizio di help desk.

Il valore del tempo e dello spazio dedicato
Un passaggio particolarmente significativo è stato quello dei Capacity Development Plans, percorsi di mentoring costruiti sui bisogni specifici di ciascuna organizzazione.
Per molte realtà, è stata un’occasione rara per fermarsi e dedicare tempo alla propria crescita. In contesti spesso segnati dall’urgenza e dalla scarsità di risorse, avere uno spazio per riflettere su processi, strumenti e strategie ha fatto la differenza.
Da questi percorsi sono nati cambiamenti concreti: in alcuni casi una revisione dei modelli organizzativi, in altri una maggiore capacità di pianificazione o un rafforzamento della visione strategica. Soprattutto, le organizzazioni hanno acquisito strumenti utili e, insieme, uno sguardo più consapevole su criticità e possibili soluzioni.
Come racconta una delle organizzazioni coinvolte, “abbiamo avuto la possibilità di acquisire nuovi strumenti ma soprattutto di riflettere sulle criticità e proporre soluzioni operative”. Un percorso che, per un’altra realtà, “ha permesso di delineare una crescita organizzativa davvero aderente ai nostri bisogni, aiutandoci a migliorare alcuni nodi critici”.
Un impatto che va oltre i numeri
Naturalmente, il progetto ha prodotto anche risultati tangibili. Le iniziative sostenute hanno raggiunto oltre 30.000 persone e coinvolto 86 comunità, attraverso attività di formazione, sensibilizzazione, servizi e iniziative di partecipazione.
Ma l’impatto più interessante è meno immediatamente visibile: riguarda la crescita delle organizzazioni. Il percorso ha rafforzato competenze, strumenti e capacità operative, offrendo conoscenze trasversali e immediatamente applicabili. Molte realtà oggi hanno dichiarato di sentirsi più preparate o – in alcuni casi – finalmente pronte, ad affrontare sfide più complesse, come la gestione di finanziamenti istituzionali.
Un cambiamento che non si esaurisce con la fine del progetto, ma che continua nel tempo.

Quando le organizzazioni iniziano a parlarsi
Accanto al finanziamento e alla formazione, The CARE ha investito anche sul networking, inteso non come attività accessoria ma come parte integrante del percorso.
Attraverso momenti di confronto e scambio, le organizzazioni hanno iniziato a conoscersi, condividere pratiche e riconoscere sfide comuni. Da questo processo è nato il Manifesto delle organizzazioni della società civile della rete The CARE, presentato nel 2025. Un documento che raccoglie bisogni, criticità e proposte su temi chiave come:
- Sostenibilità economica
- Partecipazione ai processi decisionali
- Rafforzamento delle competenze
Ma soprattutto, un processo che ha permesso alle organizzazioni di esercitare concretamente pratiche di advocacy partecipata.
Un’eredità che continua
Quando un progetto si conclude, la domanda più importante è sempre la stessa: cosa resta?Nel caso di The CARE, resta molto. Restano le competenze sviluppate, gli strumenti – come il toolkit – pensati per essere riutilizzati nel tempo, le relazioni costruite tra organizzazioni che possono generare nuove collaborazioni. Ma soprattutto restano organizzazioni più forti e più consapevoli, con più strumenti per affrontare il futuro, più capacità di incidere nei territori e di cogliere nuove opportunità.
Un’eredità che porta con sé anche una riflessione più ampia che va oltre il percorso del progetto.
Le organizzazioni della società civile rappresentano un nodo fondamentale per la promozione e tutela dei diritti. Sono spesso il punto di contatto tra diritti e persone, tra politiche e bisogni reali. Sono loro a trasformare principi come inclusione, uguaglianza, partecipazione in pratiche concrete. Ma perché questo accada, è necessario che siano messe nelle condizioni di operare: con risorse adeguate, ma anche con competenze, relazioni e spazi di crescita.
The CARE dimostra che investire nella società civile non significa solo finanziare progetti, significa accompagnare processi, sostenere percorsi, costruire capacità. Significa, in definitiva, contribuire a rendere i diritti più vivi, più accessibili, più presenti nella vita quotidiana delle persone.