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In Africa e Asia rincari fino al 70% colpiscono le famiglie

L’aumento del prezzo del carburante, aggravato dalla guerra in Iran e dalle tensioni sulle forniture energetiche globali, sta avendo conseguenze pesanti sulla vita quotidiana di milioni di persone in Africa e Asia.

Per molte famiglie, il problema non si ferma al costo della benzina o del diesel. Quando il carburante aumenta, crescono anche i prezzi dei trasporti, del cibo, dell’acqua, dei beni essenziali e della produzione agricola. Il risultato è una pressione sempre più forte sui bilanci familiari, soprattutto dove i redditi sono già bassi e le reti di protezione sociale insufficienti.

Lo vediamo ogni giorno dove interveniamo con i nostri progetti e la situazione nei Paesi più colpiti è preoccupante: famiglie costrette a ridurre i pasti, persone che rinunciano a cure mediche, agricoltori e agricoltrici che coltivano meno terra e bambine che rischiano di lasciare la scuola perché il trasporto è diventato troppo costoso.

La federazione ActionAid è presente in 71 Paesi nel mondo e i dati raccolti mostrano rincari molto significativi. In Somaliland, il prezzo della benzina ha raggiunto un aumento massimo del 67%. In Nepal, la benzina è cresciuta di circa il 40%, mentre il diesel, fondamentale per il trasporto pubblico, ha superato il 70% nel momento più critico.

In Cambogia, la benzina è aumentata di circa il 40% e il diesel di oltre il 60%. Il Paese ha inoltre affrontato interruzioni temporanee delle forniture, con distributori rimasti senza carburante o costretti a sospendere le vendite. In Zimbabwe e Malawi, invece, i rincari registrati si collocano tra il 35% e il 43%.

Questi numeri raccontano una crisi che si moltiplica lungo tutta la catena economica. Se costa di più trasportare merci, irrigare i campi, raggiungere un mercato o far arrivare il cibo nelle comunità, aumentano anche le spese che le famiglie devono sostenere per sopravvivere. E’ un meccanismo che conosciamo e osserviamo quotidianamente anche in Italia e che colpisce in maniera ancora più dura nei Paesi più vulnerabili, dove le persone che vivono a rischio fame e sulla soglia della povertà sono già la maggioranza della popolazione.

Un bambino palestinese tiene in mano una tanica in fila per rifornimento di acqua insieme ad altri bambini e adulti
Photocredit: Picture Desk

L’impatto più immediato riguarda i trasporti pubblici. Per chi vive con redditi bassi, autobus e minibus non sono un servizio accessorio: sono il modo per andare al lavoro, raggiungere una clinica, vendere prodotti al mercato o accompagnare i figli a scuola.

In Somaliland, il biglietto dell’autobus locale è cresciuto da 2.000 a 3.000 scellini somali. In Zimbabwe, da marzo 2026, le tariffe di minibus e autobus sono aumentate tra il 50% e il 100%.

Quando anche uno spostamento essenziale diventa troppo caro, le famiglie iniziano a tagliare ciò che possono. Alcune riducono il numero dei pasti. Altre rimandano visite mediche. In diversi contesti, sono le bambine e le ragazze a subire le conseguenze più dure, perché la scuola viene sacrificata per contenere le spese di trasporto o per far fronte al lavoro domestico.

Le donne, le lavoratrici informali, le piccole agricoltrici e le famiglie più povere hanno meno risorse per assorbire nuovi aumenti e più responsabilità nella cura della casa, dei figli e delle persone fragili.

In molte comunità, l’aumento dei prezzi significa cucinare con maggiore difficoltà, spostarsi meno, rinunciare a cure sanitarie o mangiare porzioni più piccole per lasciare il cibo ai bambini. Dove gas e paraffina diventano troppo costosi, le donne dedicano più tempo alla raccolta della legna, con un ulteriore carico di lavoro non retribuito.

Per noi di ActionAid, questa quindi non è soltanto una questione economica. Diventa una questione di giustizia sociale e di diritti. Le crisi globali finiscono troppo spesso per scaricare il peso maggiore su chi ha contribuito meno a crearle e dispone di meno strumenti per difendersi.

Una donna thailandese trasporta sulle spalleun sacco contenente del pesce.
Photocredit: ActionAid Thailand

Nelle aree rurali, l’aumento del carburante sta mettendo a rischio anche la produzione di cibo. Un esempio di ciò è la situazione in Somaliland, dove comunità già colpite da siccità, temperature estreme e alluvioni improvvise devono ora affrontare costi più alti per usare pompe idriche, acquistare sementi e trasportare raccolti.

Anche in Zimbabwe, dove molte donne lavorano come piccole agricoltrici, l’aumento dei costi di trasporto e fertilizzanti rende più fragile la produzione locale. Per questo noi di ActionAid sosteniamo da anni progetti di agroecologia: un modello agricolo più sostenibile, meno dipendente da input costosi e più capace di rafforzare la resilienza delle comunità davanti a crisi economiche e climatiche.

Anche in Nepal, molte famiglie stanno vivendo un doppio impatto. Da un lato aumentano i prezzi interni di carburante, gas da cucina, olio e trasporti. Dall’altro cresce la preoccupazione per parenti e familiari migranti che lavorano nei Paesi del Golfo, esposti alle conseguenze del conflitto.

In Malawi, piccole commercianti e imprenditrici raccontano di dover acquistare meno merce, rinviare ordini, ridurre il cibo in casa e abbandonare progetti di crescita. Per chi vive di un’attività informale o di un piccolo negozio, l’aumento dei trasporti può cancellare i margini di guadagno e spingere verso l’indebitamento.

Queste storie mostrano quanto una crisi energetica possa trasformarsi rapidamente in una crisi alimentare, educativa e sociale. Non si tratta solo di prezzi più alti: si tratta di diritti che diventano più difficili da esercitare.

Noi di ActionAid chiediamo ai governi e alla comunità internazionale di agire subito per proteggere le comunità più esposte. Servono misure di protezione sociale più solide, politiche economiche più eque, investimenti nei sistemi alimentari locali e sostegno ai mezzi di sussistenza resilienti alla crisi climatica.

È urgente anche ridurre la dipendenza delle comunità vulnerabili dai carburanti importati, promuovendo soluzioni sostenibili e accessibili che rafforzino l’autonomia locale.

Quando il prezzo del carburante aumenta, non aumenta solo il costo di un litro di benzina. A crescere sono la fame e le disuguaglianze.

Per questo continueremo a lavorare accanto alle comunità più colpite, sostenendo soluzioni che mettano al centro giustizia sociale, diritti e dignità.

Photocredit: Daniel Jukes/ActionAid