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Oltre 400 persone ucraine supportate con il progetto SWEETIE 

Attualmente l’Italia ospita quasi 193.000 persone rifugiate ucraine. Più del 70% sono donne, spesso con figli o famigliari da assistere. 

I permessi di soggiorno per protezione temporanea legati all’emergenza Ucraina hanno subito garantito a chi è arrivato nel nostro Paese un accesso rapido a diritti fondamentali come la salute, l’istruzione, il lavoro. 

Capire a quale ufficio rivolgersi, quali documenti presentare, quali passaggi seguire o come chiedere aiuto può essere difficile. A rendere più complesso questo percorso contribuiscono le barriere linguistiche, le informazioni frammentate, le complesse procedure amministrative e la scarsa comunicazione tra i diversi servizi. 

Nello spazio tra ciò che è previsto dalla legge e ciò che le persone riescono concretamente a fare siamo intervenuti con il progetto SWEETIE, realizzato in Italia, Grecia e Polonia con l’obiettivo favorire l’inclusione delle persone rifugiate ucraine, con particolare attenzione a donne e giovani. 

Nei territori di Bari, Napoli e Reggio Calabria, grazie a SWEETIE, abbiamo attivato sportelli di informazione e orientamento, laboratori e momenti di confronto con servizi pubblici, istituzioni e organizzazioni locali. 

Attraverso gli sportelli, oltre 400 persone hanno ricevuto supporto per accedere ai servizi e comprendere meglio le procedure. L’aiuto non consisteva soltanto nel trasmettere informazioni. In molti casi significava valutare insieme quale fosse il primo passo da fare, preparare la documentazione necessaria, individuare il servizio competente o arrivare più preparati a un appuntamento. 

In seguito al percorso, oltre l’80% dei partecipanti ha dichiarato di avere una maggiore consapevolezza dei propri diritti, soprattutto nei settori della salute e dell’istruzione. 

Un ruolo fondamentale è stato svolto dai peer mentors, donne e giovani ucraini e russofoni che abbiamo formati per fare dal ponte tra le istituzioni e le persone rifugiate. Il loro lavoro ha contribuito a rafforzare l’autonomia di molte persone e a far circolare le informazioni all’interno delle comunità.  

Ha mostrato anche che la fiducia è una componente essenziale dell’accesso ai servizi: sentirsi ascoltati e compresi può fare la differenza quando si affrontano procedure nuove e complesse. 

Diritti, non solo sulla carta  | ActionaAid

L’esperienza di SWEETIE dimostra che l’inclusione non si esaurisce nell’accoglienza iniziale. Dopo l’emergenza, la sfida è costruire condizioni stabili di autonomia: poter lavorare, studiare, accedere ai servizi pubblici, trovare una casa e partecipare alla vita della comunità. 

Il lavoro realizzato nei territori ha portato alla definizione di cinque raccomandazioni, che indicano una direzione precisa: rendere i servizi più semplici da comprendere e da raggiungere, rafforzare il collegamento tra le diverse istituzioni e sostenere percorsi di lavoro e autonomia economica. 

Al centro c’è anche la partecipazione: le persone rifugiate devono poter contribuire fin dall’inizio alle decisioni che le riguardano, insieme alle comunità e ai peer mentors, in modo da costruire risposte più efficaci.  

Per approfondire l’esperienza di SWEETIE e conoscere più da vicino il progetto, è possibile partecipare ai due eventi conclusivi del percorso: giovedì 17 settembre, online in lingua inglese (scarica la locandina) e venerdì 18 settembre dalle 9:30 alle 11:30, a Napoli presso Spazio Comune, con l’evento “Dai territori alle politiche: risultati e raccomandazioni dal progetto SWEETIE” (scarica la locandina). 


Leggi di più sul progetto SWEETIE 

Il progetto SWEETIE è realizzato da ActionAid Italia, capofila del progetto, insieme a KMOP – Social Action and Innovation Centre e Polish Migration Forum. È co-finanziato dall’Unione Europea – European Social Fund Agency, Social Innovation Initiative.  Le opinioni e i punti di vista espressi sono tuttavia esclusivamente quelli dell’autore/degli autori e non riflettono necessariamente quelli dell’Unione europea o dell’Agenzia del Fondo Sociale Europeo. Né l’Unione europea né l’Autorità finanziatrice possono essere ritenute responsabili per tali contenuti.