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Aggiornamento al 4 giugno

Purtroppo l’epidemia non si ferma e nella provincia dell’Ituri i casi confermati sono oramai oltre 300

Abbiamo continuato la valutazione dei bisogni delle comunità per intervenire al meglio. Il quadro che emerge è complesso.

Il 58% delle famiglie non riesce a raggiungere agilmente i mercati alimentari, il 74% degli uomini con cui abbiamo parlato riferisce di gravi ripercussioni economiche sulle famiglie a causa delle limitazioni e delle chiusure dei mercati.

L’epidemia ha anche impedito ad alcuni studenti di sostenere gli esami.

Drammatica la testimonianza di Saani Yakubu, Direttore di ActionAid nella Repubblica Democratica del Congo:

“In un’area già destabilizzata dal conflitto armato, questa epidemia sta distruggendo le poche reti di sicurezza che soprattutto le donne avevano. Purtroppo, alcune di esse sono costrette a scegliere tra il rischio aumentato di contrarre la malattia in aree affollate o la minaccia immediata di morire di fame, se restano a casa”.

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Aggiornamento al 26 maggio

Aumentano purtroppo il numero di contagi e di morti sospette dovute a Ebola, arrivate a 176

Grandi le difficoltà nei tracciamenti e nella gestione dei test, per questo i numeri confermati continuano probabilmente a sottostimare la situazione.

Uno dei problemi più grossi è la difficoltà di identificare le modalità di trasmissione, amplificata dalla diffusione di fake news.

“Non stiamo combattendo soltanto contro un virus mortale: stiamo combattendo contro falsi miti, paura e una profonda diffidenza,” dichiara Saani Yakubu, Direttore Paese di ActionAid RDC. “Stiamo lavorando intensamente per organizzare sessioni di sensibilizzazione nelle comunità al fine di sfatare le errate credenze diffuse e la disinformazione da queste generate”.

Preoccupanti anche le stime emerse dal nostro monitoraggio sul campo per capire la preparazione delle comunità a fronteggiare l’emergenza: a titolo di esempio l’81% delle scuole non ha protocolli di risposta né protocolli per l’isolamento dei contagiati. 

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Aggiornamento al 22 maggio

L’epidemia ha già causato 130 vittime. Siamo sul campo

Già 130 vittime accertate, oltre 500 casi sospetti nella Repubblica Democratica del Congo.  

Lo scoppio di un nuovo focolaio di Ebola – confermato dal Governo del Paese il 15 maggio scorso –  desta preoccupazione, perché per la malattia non esistono vaccini e cure mirate. La zona a rischio sembra al momento quella orientale.  

Noi di ActionAid siamo presenti nella provincia di Ituri da molti anni con i nostri programmi e ci siamo quindi subito attivati con le comunità locali per organizzare la risposta.  

La situazione è aggravata dalla presenza nell’area di conflitti, che hanno già impattato le comunità ora colpite dalla malattia. I conflitti hanno infatti causato molti sfollamenti e molte persone non hanno accesso a servizi sanitari. Risulta inoltre più difficile il necessario contact tracing.  

Considerando questi aspetti le stime parlano di numeri consistenti: nella sola provincia di Ituri le persone che necessitano di assistenza umanitaria sono 1.9 milioni e gli sfollati sono oltre 273.000.  

Aiutare a limitare il contagio è la nostra priorità assoluta.  
Stiamo valutando rapidamente i bisogni delle comunità locali per organizzare una risposta nelle zone colpite e in quelle più a rischio.  

Il nostro focus è su donne e ragazze in quanto si occupano del lavoro di cura a casa e quindi rischiano più facilmente il contagio assistendo minori, anziani e malati. A rischio elevato anche bambine e bambini in età scolastica e comunità con limitato accesso ai servizi sanitari a causa di precedenti situazioni di vulnerabilità, come i conflitti.  

Alcune delle azioni che stiamo organizzando con rapidità includono:  

  • Stiamo aiutando economicamente donne e ragazze affinché possano soddisfare i bisogni più urgenti delle proprie famiglie in modo sicuro 
  • È in atto la distribuzione di presidi di protezione personale  e kit igienici presso le comunità e le persone a maggior rischio 
  • Stiamo installando rubinetti e distributori di igienizzanti mani in scuole, spazi pubblici e accampamenti di sfollati 
  • Aiutiamo la diffusione di informazioni per evitare fake news e disinformazioni e promuovere le giuste pratiche di prevenzione e identificazione dei primi sintomi. Questo include volantini in più lingue e annunci radio.  

Una delle sfide sarà fornire anche supporto psicologico e psicosociale in particolare ai minori esposti al rischio di contagio, ma anche a fronteggiare lutti in famiglia e il trauma connesso allo scoppio di questo nuovo focolaio.  

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