Scorri la pagina

Jamal, Wedjan e Diya: storie dalla Siria

Tre persone che hanno potuto ricominciare a vivere dopo la guerra.

In questo periodo, si sente parlare molto di migranti, spesso purtroppo con dati e termini non corretti. Le storie delle persone, invece, fanno fatica a emergere. Specialmente quelle positive. Come queste storie della Siria.

Rifugiati siriani

La guerra civile siriana, ormai, ha più di sette anni: è cominciata il 15 marzo del 2011. Da allora, più di 5,6 milioni di persone hanno abbandonato la Siria. Si sono lasciati dietro tutto, casa, famiglia, affetti. Sono scappati da uno dei peggiori orrori, la guerra, in cerca di sicurezza, pace, tranquillità. Della possibilità di costruirsi una vita migliore.

(Dati: Unhcr)

Jamal e Wedjan

Jamal e Wedjan sono arrivati a Torino da Homs in Siria, grazie ai Corridoi Umanitari della Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia (FCEI), della Chiesa Valdese e della Comunità di S. Egidio che aderiscono insieme a noi all’inziativa Welcoming Europe - per un’Europa che accoglie.

Cinque figli, un nipotino, tanti sogni e progetti. E tanti ricordi di casa, alcuni da tenere stretti e tramandare, altri da cercare di scordare, per lasciarsi l’orrore della guerra in Siria alle spalle.

La loro è una storia di rinascita e integrazione.

Dopo un percorso d’inserimento, hanno riacquistato la propria autonomia. Insieme hanno studiato l’italiano e affrontato le difficoltà di ambientamento, nonché quelle burocratiche. Jamal poi ha frequentato un corso intensivo di ristorazione.

A luglio 2017 sono riusciti ad aprire un ristorante di cucina siriana-libanese, coronando un sogno che non erano riusciti a realizzare nel proprio paese a causa della guerra.

“Con le nostre specialità - spiega Jamal - vogliamo raccontare il vero volto della Siria che non è la guerra”.

Jamal-e-Wedjan_750

Diya

Con lo stesso progetto è arrivato in Italia dalla Siria anche Diya. Ha 12 anni, ma ha già conosciuto l’orrore della guerra: sette anni fa ad Homs un bombardamento aereo lo ha colpito mentre giocava a calcio con gli amici, portandogli via una gamba di netto.

Eppure i suoi occhi luminosi e sorridenti raccontano un'altra storia e non sembrano dubitare che il futuro sia per lui ancora carico di promesse. Con un bel sorriso curioso, Diya è atterrato all'aeroporto di Fiumicino con la sua famiglia e con tante altre famiglie siriane il 29 febbraio 2016, tra i primi a prendere parte al programma dei Corridoi Umanitari Diya è uno delle mille persone che, nell’arco di due anni, sono riuscite a lasciarsi alle spalle la follia della guerra in sicurezza e dignità, a bordo di un aereo di linea, senza dover affrontare l'inumano, tra le acque del Mediterraneo.

Ad aspettarlo in Italia, tra le altre cose, una gamba nuova. Grazie all'associazione Bimbingamba, l'officina ortopedica RTM di Budrio ha preparato per lui una protesi personalizzata di ultima generazione che gli ha permesso di tornare a camminare e muoversi liberamente.

È stato tra i primi, insieme alla sua famiglia, a beneficiare del programma dei Corridoi Umanitari, ancora ristretto a un numero limitato di persone.

Cosa sono i corridoi umanitari

È grazie a loro se le storie di Jamal, Wedjan e Diya hanno avuto una luce di speranza. Si tratta di un programma di trasferimento e integrazione promosso dalle istituzioni e dalla società civile. Si rivolge a persone particolarmente vulnerabili, come donne sole, bambini, anziani, vittime del traffico di essere umani, che vengono accolti in Italia, dove possono ricominciare a vivere.

Favorire canali di accesso legali e sicuri

L’apertura di corridoi umanitari consiste nel rilascio di eventuali “visti umanitari a validità limitata” che permettano ai potenziali rifugiati di raggiungere il Paese di destinazione in maniera sicura. Permettono a persone in condizioni di vulnerabilità di raggiungere e fare ingresso legalmente nel territorio, con visto umanitario e la possibilità di presentare successivamente domanda di asilo. Il principale obiettivo dei corridoi umanitari consiste nell’evitare che i migranti raggiungano i Paesi di destinazione attraverso rotte poco sicure.

Favorire canali di accesso legali e sicuri è uno dei punti affrontati da Welcoming Europe, l’Iniziativa dei Cittadini Europei (ICE) di cui siamo promotori, che propone di ampliare i programmi di sponsorship privata rivolti a rifugiati, allargando ad attori della società civile la possibilità di fare da sponsor per l’ingresso in Europa di rifugiati.

In 12 mesi si punterà a raggiungere 1 milione di firme in almeno 7 Paesi membri dell’Unione Europea da presentare alla Commissione Europea.

Vogliamo creare una società che sia solidale e accogliente. Una società inclusiva.

Unisciti alla nostra Campagna e firma l'iniziativa dei Cittadini Europei (ICE).