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Fondi antiviolenza: ritardi e scarsa trasparenza

Erogato solo il 35,9% dei fondi stanziati, a rischio il supporto alle donne.

I fondi per la prevenzione della violenza contro le donne e la loro protezione sono aumentati rispetto al passato, ma restano ritardi significativi nella programmazione ed erogazione delle risorse che mettono a rischio la possibilità concreta per le donne di accedere ai servizi fondamentali per fuoriuscire da situazioni di violenza.

È quanto emerge dal monitoraggio che abbiamo condotto sui fondi antiviolenza nazionali ripartiti tra le Regioni per le annualità 2015-2016 e per il Piano d’azione straordinario contro la violenza sessuale e di genere 2015-2017, in base alla Legge 119/2013 (la cosiddetta legge sul femminicidio).

Le risorse complessive stanziate per il Piano dal Dipartimento per le Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio sono circa 85,3 milioni di euro, a cui vanno aggiunte le quote di cofinanziamento che alcuni enti ed istituzioni hanno messo a disposizione per realizzare le azioni in cui erano direttamente coinvolte. In totale, quindi, i fondi antiviolenza per il triennio 2015-2017 ammontano a 85,7 milioni euro circa. Ad oggi però, risulta erogato solo il 35,9%, pari a circa 30,8 milioni di euro.

Analoghi ritardi si registrano sul fronte delle Regioni. Dei fondi destinati ai centri antiviolenza e le case rifugio (annualità 2015-2016), ad oggi le Regioni hanno liquidato infatti solo il 25,9% delle risorse. Nello specifico, è stato erogato il 30,6% dei fondi destinati al potenziamento dei centri antiviolenza, delle case rifugio esistenti e degli interventi regionali già operativi, e il 17% dei fondi per l’istituzione di nuove strutture.

“Il tempo è prezioso. Il ritardo generale in tutte le fasi di programmazione, stanziamento ed erogazione delle risorse ha un impatto sostanziale sull’attività dei centri antiviolenza e delle case rifugio, mettendo a rischio la possibilità delle donne di accedere ai servizi di supporto per fuoriuscire da situazioni di violenza. Non si tratta di mera burocrazia”,  dichiara Elisa Visconti, responsabile del nostro Dipartimento programmi, sottolineando la necessità di fare passi avanti anche sul lato della trasparenza.

Abbiamo analizzato anche la ripartizione dei fondi, individuando tre macro aree: prevenzione, protezione e azioni sistematiche. Alla prevenzione sono stati destinati circa 21,5 milioni di euro, pari al 25,2% delle risorse totali, la cui quota più significativa è stata stanziata per attività di sensibilizzazione dell’opinione pubblica (13,7%).

Per l’area “Protezione”, sono stati stanziati 59,1 milioni di euro, circa il 69,2%% delle risorse complessive, di cui 50,2% è stata destinato al potenziamento dei centri antiviolenza e delle case rifugio.

Per l’area “Azioni sistemiche”, come la creazione di una banca-dati sul fenomeno della violenza contro le donne a cura dell’ISTAT, sono stati stanziati circa 3,9 milioni di euro, il 4,6% dei fondi totali.

Il lavoro di monitoraggio ha evidenziato anche la difficoltà ad accedere agli atti e alle informazioni sulla destinazione delle risorse e la modalità di utilizzo. Secondo un indice di trasparenza che abbiamo elaborato proprio per valutare il livello di trasparenza delle Regioni nella programmazione delle risorse (con un valore da 0 a 29), emerge che la Regione con il più alto livello di trasparenza è la Regione Marche (23 punti), seguita da Piemonte (20 punti), Puglia (19 punti), Veneto (19 punti) e Toscana (18,5 punti). Nessuna Regione, tuttavia, ha raggiunto il punteggio massimo (29 punti). Maglia nera invece per la Regione Basilicata.

Rispetto al precedente monitoraggio che avevamo svolto nel 2015, la performance delle Regioni è migliorata, ma da nessuna è stata raggiunta una piena trasparenza.

La nostra raccomandazione al Dipartimento per le Pari Opportunità e alle Regioni di assicurare una gestione trasparente delle risorse previste dalla Legge 119/2013, attraverso un sistema di raccolta e messa online dei dati che permetta di ricostruire l’intero iter dei fondi – dall’erogazione da parte del Dipartimento per le Pari Opportunità fino alla realizzazione delle attività da parte degli enti attuatori. Si raccomanda altresì di assicurare che le risorse vengano liquidate tempestivamente per poter garantire azioni puntuali di prevenzione e contrasto alla violenza contro le donne.

Inoltre, come previsto dalla Legge 119/2013, chiediamo che entro il 30 giugno 2019 il Sottosegretario con delega alle Pari Opportunità presenti alle Camere la relazione sullo stato di utilizzo delle risorse stanziate a favore di centri antiviolenza e case rifugio e sull’attuazione del Piano nazionale antiviolenza, da pubblicare anche sul sito del Dipartimento per le Pari Opportunità; che le Regioni, come previsto dalla legge, inviino al Dipartimento entro il 30 marzo le relazioni sulle attività realizzate con le risorse stanziate dalla legge e che questi documenti siano poi resi disponibili sul sito del Dipartimento entro il 30 aprile.

 

*I dati sono stati raccolti tra giugno e ottobre 2018, analizzando gli atti pubblici disponibili on line e forniti direttamente su richiesta dalle singole Regioni e dal Dipartimento per le Pari Opportunità.