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8 settembre: Giornata Internazionale dell’Alfabetizzazione | ActionAid

8 settembre: Giornata Internazionale dell’Alfabetizzazione

La scuola cambia il futuro delle persone e della società.

Le storie di Zosi e Maryam, dall’Africa

L’8 settembre di ogni anno si celebra la Giornata Mondiale dell’Alfabetizzazione. È l’occasione da cogliere per ricordare l’importanza della scuola e della formazione, soprattutto per quelle parti del mondo dove è ancora un obiettivo lontano. Ma non irraggiungibile.

Con l’occasione raccontiamo la storia di due donne, Zosi e Maryam, rispettivamente dalla Nigeria e dal Kenya, che hanno imparato a leggere e scrivere solo da adulte e hanno provato il cambiamento sulla loro pelle.

La giornata mondiale dell’alfabetizzazione: un tema per tutti

Questa ricorrenza è stata istituita dall’UNESCO nel 1965: la giornata serve a ricordare che un popolo alfabetizzato è un popolo libero. La mancanza di formazione scolastica è infatti direttamente collegata ad alcune delle grandi problematiche che esistono nel mondo: povertà, scarso sviluppo sociale ed economico, diffusione di malattie soprattutto sessualmente trasmissibili, violazioni dei diritti umani e disparità di genere, per citarne alcune.

L’alfabetizzazione fa parte di un piano ad ampio respiro per l’umanità, fatto di dignità e diritti: dà potere agli individui, permettendo loro di sviluppare le proprie capacità e scegliere un futuro migliore. Ma nonostante tutti i progressi fatti in questi anni, ci sono ancora almeno 773 milioni di giovani e adulti (fonte Unesco), che soffrono la mancanza di educazione scolastica in tutto il mondo. Questi numeri sono cresciuti con la crisi dovuta alla pandemia di Covid-19, quando un numero enorme di ragazzi non ha più potuto frequentare le lezioni.

Nonostante il momento storico particolarmente difficile, gli sforzi per portare la formazione dove serve non sono mancati. Un esempio su tutti è la didattica a distanza che, però, ha esacerbato le disparità esistenti, mettendo in difficoltà chi aveva meno possibilità e mezzi. Per questo, il tema della ricorrenza del 2021 è focalizzato sul restringere il divario digitale per portare all’alfabetizzazione davvero ovunque, e sfruttare in maniera intelligente le nuove possibilità messe a disposizione dall’innovazione digitale. Perché la scuola è la base da cui ripartire per lo sviluppo di una società sostenibile.

Non è mai troppo tardi: le storie di Zosi e Maryam

Grazie ai laboratori organizzati da noi di ActionAid, tra il Mozambico, il Kenya, la Nigeria e molte altre comunità, le cose stanno cambiando.

La storia di Zosi arriva dal Kenya, dove l’analfabetismo interessa il 38,5% delle persone adulte, e questo numero coincide con la parte più povera del Paese. Il tasso di alfabetizzazione dei giovani dai 15 ai 19 anni è invece salito al 69,1%.

Nelle comunità dove operiamo abbiamo creato dei gruppi formati da donne adulte che non avevano potuto accedere all’educazione o erano state costrette a lasciare la scuola molto presto. Grazie ai manuali messi a punto dai nostri collaboratori, le 120 donne che si sono organizzate in diversi gruppi hanno seguito lezioni di lettura, scrittura e calcolo, agricoltura, lavoro di squadra e gestione finanziaria. Tutto questo ha portato alla consapevolezza dei propri diritti e delle proprie possibilità, soprattutto come gruppo.  

Dopo 7 mesi, Zosi e le sue colleghe hanno iniziato a coltivare la terra insieme e a gestire gli incassi. Hanno avviato delle piccole imprese dal credito condiviso che è a disposizione delle partecipanti nel momento del bisogno, come ad esempio l’iscrizione dei figli a scuola.  

La partecipazione è stata altissima perché, dichiara Zosi: “Studiare è un privilegio che non ho mai avuto e non avrei vissuto la vita che ho vissuto se avessi potuto farlo prima. Sono entrata a far parte di questo gruppo perché non è mai troppo tardi per imparare”.

Anche Maryam ha una storia simile che arriva dalla Nigeria. Prima di frequentare i corsi di alfabetizzazione per donne adulte organizzati da noi di ActionAid, parlava solo il dialetto dell’Igara, tanto che persino comunicare con l’insegnante era difficile. Ma anche commerciare con persone che parlavano inglese o inglese pidgin (una versione locale dell’inglese classico) era impossibile, per questo vendeva solo agli autoctoni con cui riusciva a contrattare più facilmente. Il vero cambiamento è arrivato quando ha visto i suoi figli imparare l’inglese a scuola, scriverlo e leggerlo.

Dopo essere entrata nel gruppo di formazione, pian piano, Maryam ha imparato a contare e scrivere i numeri da 1 a 100, ha imparato l’alfabeto e ora sta iniziando a scrivere parole brevi. Anche il commercio ne ha beneficiato, ma più di tutto è cambiato il suo approccio alla conoscenza: “Dopo questa esperienza ho deciso che farò di tutto per mandare tutti i miei figli a scuola, ha concluso.

Un diritto che merita chiunque, per davvero.

Photocredits: Picture Desk/ActionAid - Meng Ratana/ActionAid - Sherine Ochieng/ActionAid

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