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Partecipazione e solidarietà per la ricostruzione.

Insieme alle associazioni locali per ascoltare e sostenere i bisogni delle popolazioni colpite.

Siamo arrivati nelle aree colpite dal terremoto e stiamo incontrando le associazioni locali attive per ascoltare e sostenere i bisogni delle popolazioni colpite.

Francesca e Fabio fanno parte dell’Associazione 3 e 32 (nata dopo il terremoto de L‘Aquila del 2009 con l’obiettivo di rendere la popolazione realmente partecipe delle scelte sulla ricostruzione del cratere sismico) e di L’Aquila in Comune.

Ecco la loro testimonianza:

"La notte del 24 agosto abbiamo sentito le scosse ma a L’Aquila non ci sono stati danni. Quando abbiamo capito che l’epicentro non era a L’Aquila ma nella zona di confine tra L’Aquila e Rieti ci siamo mossi e ad Amatrice tutti ci hanno detto che fino alle 9:00 del mattino i soccorsi non erano arrivati. Abbiamo subito convocato un’assemblea cittadina a L’Aquila fra varie associazioni nostre partner per decidere come muoverci. Ci siamo chiesti cosa fosse giusto fare, come porci di fronte alle persone e abbiamo stabilito che fosse urgente creare contatti con le persone del luogo per capire i loro bisogni e creare un coordinamento.

Hanno iniziato a contattarci da tutta Italia e l’unica risposta che potevamo dare era: 'aspettate di capire le esigenze reali delle persone colpite'. Oggi per esempio abbiamo portato dei libri per bambini in un campo autogestito che era già pieno di vestiti.

Il cratere sismico è molto piccolo, ci sono solo 5mila abitanti, i turisti se ne sono andati.

Abbiamo quindi preso contatto con la prima cerchia attorno all’epicentro dando priorità alle famiglie che non hanno voluto abbandonare le loro case per evitare episodi di sciacallaggio. Abbiamo deciso di supportare ogni stanziamento autonomo provvisorio, memori degli errori fatti dopo il terremoto de L’Aquila, nonostante le indicazioni fossero quelle di concentrarsi tutti in un unico posto. Vogliamo sostenere le iniziative autonome della popolazione che intende restare dove ha sempre vissuto.

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Qui, dove ci troviamo ora, è in corso una iniziativa della Rete Scossa Solidale che si era già attivata dopo il terremoto di L‘Aquila. Ci è arrivata la richiesta di tende per organizzare un centro di aggregazione giovanile e di economia solidale e oggi siamo venuti a portarle. Per noi è importante sostenere l’attivismo. Abbiamo dato la possibilità ai giovani di venire a L’Aquila, che dista solo 40 minuti, per svagarsi, condividere ed elaborare l’esperienza del terremoto.

Cosa serve nell’immediato? Supporto logistico a chi si vuole autogestire. Chi ha deciso di farsi assistere nei campi non ha bisogno di nulla poiché la macchina istituzionale soddisfa i bisogni più immediati. Noi cerchiamo di sostenere chi vuole organizzarsi per conto proprio e rispondiamo a specifiche esigenze".

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Ci racconta Luca della Rete Scossa Solidale:

"Stiamo mettendo in piedi un campo alle porte di Amatrice che offra servizi che adesso non ci sono più, specialmente per le persone che non vogliono andare nei campi. Ci preme mettere in piedi un punto di aggregazione sociale che rimanga attivo dopo che i riflettori saranno spenti. Sappiamo infatti che di queste situazioni di emergenza ci si dimentica presto e l’attenzione si spegne.

Nel campo ci saranno alloggi per le persone che verranno a dare una mano per garantire questi servizi: medici, psicologi e volontari".

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