Rohingya, le nuove violenze in Myanmar non permettono un ritorno sicuro a casa per oltre un milione di rifugiati

A due anni dall’inizio della crisi, ActionAid è al fianco delle donne vittime di violenze che chiedono giustizia e sicurezza

 

A due anni di distanza dalle atroci violenze in Myanmar, che hanno costretto più di 740.000 persone della minoranza Rohingya a fuggire verso il Bangladesh per salvarsi, la crisi umanitaria nel campo di accoglienza di Cox’s Bazar resta una delle più gravi al mondo. L’aumento dei casi di violazioni e abusi in Myanmar nei villaggi di origine dei rifugiati ha creato una situazione di stallo per il milione di persone che vivono intorno a Cox’s Bazar, costrette a restare lontane dalle proprie case. Le condizioni di vita dei rifugiati sono rese ancora più difficili dalle distruzioni causate dalle imponenti piogge monsoniche. Da aprile, almeno 50mila rifugiati hanno visto i loro ripari danneggiati o distrutti, le tempeste hanno colpito le infrastrutture igieniche, le scuole temporanee, gli spazi dedicati alla protezione delle donne, lasciando migliaia di persone confinate dentro i propri rifugi.

ActionAid, che fin da agosto 2017 è presente per fornire assistenza ai rifugiati nella vastissima area, esprime grande preoccupazione per la decisione del 22 agosto scorso del governo del Myanmar che ha individuato i primi 3.450 rifugiati Rohingya idonei a tornare nello Stato di Rakhine. Il governo del Bangladesh ha dichiarato che il rimpatrio sarà volontario, ma i rifugiati conoscendo il clima di violenza che li attende temono per le proprie vite. ActionAid chiede che qualsiasi rimpatrio sia informato, volontario, dignitoso e sicuro.

“La comunità internazionale deve prestare particolare attenzione alle donne Rohingya, che chiedono una soluzione della crisi che renda giustizia a tutte loro” afferma Rachid Boumnijel, vicedirettore per gli aiuti umanitari di ActionAid UK. L’impegno di ActionAid si è concentrato nel supporto alle donne, attraverso la fornitura di assistenza alimentare, kit e servizi igienico – sanitari, acqua, sostenendo i loro diritti nei processi decisionali della gestione dei campi e dando assistenza diretta alle donne che denunciano violenze di genere. Ad oggi, ActionAid, lavorando con i suoi partner locali, ha raggiunto oltre 70mila rifugiati Rohingya, di cui più di 40mila donne e ragazze.

"Le donne e le ragazze Rohingya stanno sopportando il peso più grande di questa crisi. – continua Rachid Boumnijel, vicedirettore per gli aiuti umanitari di ActionAid UK. Molte tra loro hanno subito violenze sessuali, hanno visto i loro parenti uccisi e hanno guidato da sole le proprie famiglie in un viaggio pericoloso e traumatico attraverso il confine tra i due Paesi. Oggi, donne e ragazze sono minacciate dalla violenza fisica e psicologica nei campi e hanno l'onere di sostenere da sole le famiglie. Queste donne e ragazze devono essere dotate di tutte le informazioni di cui hanno bisogno prima di accettare di tornare e non ci deve essere un ritorno forzato. La loro sicurezza e la protezione dalle continue violenze devono essere garantite".

ActionAid negli ultimi mesi ha coordinato le attività di emergenza per salvare i dispersi, rispondere ai bisogni dei rifugiati colpiti dalle conseguenze dei monsoni. Si occupa di fornire sacchi di sabbia, bambù, corda, filo zincato e altri materiali da costruzione necessari per la comunità per la ricostruzione e la riparazione delle strutture danneggiate come ponti, passaggi pedonali, scarichi, servizi igienici. Per garantire la partecipazione e il coinvolgimento paritario delle donne nelle operazioni sono stati selezionati 200 volontari che hanno accompagnato le attività nei campi.

 

Per informazioni e coordinamento interviste:

Dipartimento Comunicazione ActionAid Italia International

Paola Amicucci, Content&Media Relations

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