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La popolazione civile sta pagando il prezzo più alto 

L’escalation militare in Medio Oriente sta provocando nuove vittime e sfollamenti di massa. In Libano, migliaia di famiglie hanno già lasciato le proprie case. Con i nostri partner locali siamo al lavoro per garantire assistenza e protezione. 

“Molte donne sono incinte, altre stanno allattando” – racconta Marianne Samaha, Responsabile dello sviluppo dei programmi e delle partnership del nostro partner locale Basmeh & Zeitooneh – “Sono fuggite senza portare nulla con sé, con i loro neonati e bambini. Hanno bisogno urgente di spazi sicuri.” 

I recenti attacchi di Stati Uniti e Israele in Iran hanno innescato atti di rappresaglia e alimentato il rischio di un conflitto su larga scala. In diversi Paesi della regione – tra cui Giordania, Libano, Siria e Palestina – la popolazione civile sta pagando il prezzo più alto. 

La chiusura dello spazio aereo, le intercettazioni missilistiche e l’innalzamento dell’allerta militare stanno aggravando un’instabilità che dura da anni, in contesti già segnati da crisi economiche profonde e conflitti prolungati. 

In Libano, i raid aerei israeliani e gli scontri con Hezbollah hanno causato decine di vittime e centinaia di feriti. Oltre 500.000 persone sono state costrette ad abbandonare le proprie case.

Le autorità israeliane hanno emesso ordini di evacuazione per i civili a sud del fiume Litani, uno dei più estesi provvedimenti di sfollamento degli ultimi anni nella zona. Molte famiglie avevano già vissuto precedenti fughe forzate e oggi si trovano ad affrontare un nuovo esodo, spesso senza risorse né alternative sicure. 

Secondo i partner locali con cui lavoriamo, il numero reale delle persone in movimento potrebbe essere ancora più alto, considerando chi ha trovato riparo in scuole, rifugi collettivi o sistemazioni informali. 

Nonostante il rapido peggioramento della situazione, i nostri partner locali continuano a garantire assistenza di prima emergenza, con particolare attenzione alla protezione delle donne e delle ragazze. 

“Abbiamo visto intere famiglie muoversi in cerca di un riparo” – racconta ancora Marianne Samaha – “Alcuni hanno trovato rifugio nelle scuole messe a disposizione dal Governo, altri presso familiari, ma moltissime persone continuano a dormire per strada o nelle loro auto.” 

Ziad Yaacoub, Programme Manager di YARD, sottolinea l’urgenza dei bisogni primari: “Servono materassi, stuoie e coperte, kit per l’igiene personale e beni alimentari. Le famiglie sono fuggite in fretta e non sono riuscite a portare nulla con sé.” 

In aree come Akkar e la valle del Bekaa, le temperature sono ancora rigide e rendono indispensabili coperte, carburante e sistemi di riscaldamento. Nei rifugi sovraffollati aumentano inoltre i rischi di molestie, sfruttamento e violenza di genere. 

“Il Libano stava già affrontando una grave crisi economica” – ricorda Sana Al Hyri, Responsabile dei Programmi ActionAid nella Regione Araba – “Questa escalation sta spingendo molte famiglie sull’orlo del baratro. Per le donne e le ragazze, lo sfollamento comporta rischi gravissimi. Allo stesso tempo, la crisi in corso nei territori palestinesi occupati continua ad aggravare una situazione umanitaria già catastrofica.” 

In questo contesto, stiamo potenziando il nostro intervento insieme ai partner locali per garantire assistenza immediata e protezione alle persone più colpite. 

L’intervento prevede: 

  • distribuzione di beni essenziali 
  • sostegno economico alle famiglie sfollate 
  • protezione e spazi sicuri per donne e bambini 
  • supporto psicologico 

Ogni contributo può fare la differenza per chi oggi è costretto a fuggire senza nulla. 
 

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