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Cosa raccontano dieci anni di dati sui Centri per il Rimpatrio

La politica dei rimpatri viene spesso raccontata attraverso il numero delle persone che dovrebbero lasciare il Paese. Ma quante vengono effettivamente rimpatriate?

Per rispondere abbiamo realizzato, insieme all’Università di Bari, il report “Espulsioni. Un’analisi della politica di rimpatrio italiana, 2015-2025”, pubblicato insieme all’aggiornamento della piattaforma Trattenuti. Abbiamo ricostruito dieci anni di politiche di rimpatrio attraverso dati, documenti e richieste di accesso civico.

Tra il 2015 e il 2025 sono stati emessi circa 302 mila provvedimenti di allontanamento e registrati circa 66 mila rimpatri complessivi: una media aggregata di circa 22 rimpatri ogni 100 provvedimenti.

I rimpatri comprendono quelli forzati, le ottemperanze autonome – partenze effettuate autonomamente dalla persona – e i rimpatri volontari assistiti. La distanza tra decisioni e partenze dipende da identificazione, documenti di viaggio e cooperazione con il Paese di destinazione.

I Centri di permanenza per il rimpatrio (Cpr) sono strutture in cui le persone possono essere trattenute in via amministrativa, in vista dell’esecuzione del rimpatrio. Nel 2025 gli ingressi nei Cpr sono stati 6.835, il dato più alto della serie. Nello stesso anno, dai centri sono stati eseguiti 1.732 rimpatri, il 45,1% in meno rispetto al 2022.

Inoltre, quasi due rimpatri forzati su tre sono stati eseguiti senza un precedente trattenimento in un Cpr. L’aumento del numero di persone trattenute non produce quindi automaticamente più rimpatri: il trattenimento non risolve da solo gli ostacoli legati all’identificazione, ai documenti e alla collaborazione tra Stati.

La possibilità di eseguire un rimpatrio varia molto in base alla nazionalità e ai rapporti con il Paese di destinazione. Tra il 2018 e il 2024, il rapporto tra rimpatri e provvedimenti di allontanamento ha raggiunto il 54,8% per le persone di nazionalità albanese, mentre è risultato vicino allo zero per persone provenienti, tra gli altri Paesi, da Siria, Afghanistan, Iran e Iraq.

Anche i rimpatri forzati si concentrano su pochi Paesi: la Tunisia ha rappresentato circa la metà del totale nel triennio 2022-2024. Il dato evidenzia la dipendenza del sistema dalla cooperazione dei Paesi di origine e di transito: quando questa viene meno, la detenzione non è sufficiente a rendere possibile la partenza.

Nel 2025, per ogni rimpatrio eseguito dai Cpr, sono stati impiegati in media circa 148 giorni complessivi di trattenimento delle persone. Il dato non descrive la permanenza di una singola persona, ma il rapporto tra i giorni totali di trattenimento e i rimpatri effettuati dai centri. E’ un costo umano elevato.

Il trattenimento amministrativo ha anche un costo economico rilevante. Tra il 2018 e il 2025 abbiamo ricostruito una spesa di almeno 217,1 milioni di euro per il sistema dei Cpr. Tra il 2023 e il 2025, la spesa associata a ciascun rimpatrio dai centri è aumentata del 156,5%, mentre i rimpatri sono diminuiti.

Il trattenimento dovrebbe essere eccezionale e usato solo quando misure meno coercitive non siano sufficienti.

Per capire se e come il sistema funziona servono dati completi e accessibili. Nel corso della ricerca, il Ministero dell’Interno ci ha fornito i dati aggregati sui rimpatri del 2025, ma non il dettaglio sulle nazionalità. In altri casi, è stato negato l’accesso ai verbali delle visite ispettive nei Cpr.

“I Cpr riguardano la nostra democrazia, non solo le persone che loro malgrado vi finiscono senza aver commesso alcun reato”, afferma Fabrizio Coresi, nostro esperto di migrazioni.

Con questo report non ci limitiamo a contare i rimpatri: analizziamo strumenti, risultati, costi e condizioni in cui le persone vengono trattenute. Come vengono gestiti trattenimenti, detenzioni e rimpatri non riguarda solo le persone coinvolte, riguarda tutte e tutti noi e la salute della democrazia in cui viviamo.

photocredit: Martin Furtivo / Shutterstock.com