Paese sicuro per chi?
Inserito nella lista dei paesi sicuri da Italia e UE, il Bangladesh ospita oltre un milione di rifugiati Rohingya in condizioni di costante emergenza umanitaria
Mentre il Bangladesh continua a figurare nelle liste dei Paesi di origine sicuri adottate dall’Italia e dall’Unione europea, oltre 1 milione di rifugiati Rohingya, secondo i dati dell’UNHCR, vive nei campi di Cox’s Bazar. I Rohingya sono una minoranza etnica e religiosa musulmana originaria dello Stato di Rakhine, in Myanmar, costretta a fuggire da persecuzioni e violenze nel Paese d’origine. Oltre la metà della popolazione presente nei campi è composta da minori.
“Per quanto ancora dovremo vivere nella paura? Nel campo la vita è pericolosa. Io sogno di studiare all’estero” racconta Dil Mohammad, giovane rifugiato che vive nel campo di Cox’s Bazar. “Sogno di raggiungere altri Paesi e di arrivare in Italia via mare passando per la Libia. So che alcuni rifugiati hanno l’opportunità di essere reinsediati in Canada e Australia* attraverso l’UNHCR, ma molte famiglie non avranno mai questa possibilità.”
Una contraddizione che mostra il vero volto repressivo delle politiche europee sulle migrazioni: come si può considerare il Bangladesh un Paese sicuro quando oltre 39 milioni di persone vivono in condizioni di povertà (circa il 24% della popolazione su 165 milioni di abitanti)2, gli effetti della crisi climatica si fanno sempre più gravi, dove nel giro di un anno si è avvicendato un cambio di regime tra proteste e scontri di piazza? E soprattutto dove vivono più di un milione di rifugiati Rohingya fuggiti dai massacri in Myanmar, persone che non possono tornare nelle proprie case, bruciate o rase al suolo e a cui non viene garantito il diritto a una vita dignitosa?
Anche considerando le partenze registrate dal rilancio di programmi di reinsediamento UNHCR nel 2022, questa è una soluzione poco accessibile dato che si tratta di circa 9.800 partenze fino al 2024 e circa 2.150 nel 2025. In rapporto agli 1,2 milioni di rifugiati presenti in Bangladesh, significa che solo una quota attorno all’1% ha potuto accedere a questa soluzione (lo 0,18% nel 2025). Per la maggior parte dei Rohingya, lasciare legalmente Cox’s Bazar e costruirsi una nuova vita resta impossibile.
“Per sopravvivere, molte persone sono costrette a intraprendere percorsi estremamente rischiosi. In molti casi finiscono nelle mani delle reti di trafficanti perché vedono in queste rotte l’unica possibilità di costruirsi un futuro” spiega Abdul Alim, Responsabile dei programmi umanitari di ActionAid Bangladesh.
ActionAid opera in Bangladesh da 40 anni ed è presente a Cox’s Bazar fin dalle prime fasi dell’emergenza Rohingya, scoppiata nel 2017. Oggi raggiunge oltre 900.000 persone tra rifugiati Rohingya e comunità ospitanti ed è attiva in 26 dei 33 campi presenti nell’area. Le famiglie vivono in condizioni di estrema vulnerabilità, tra sovraffollamento, accesso limitato al lavoro e ai servizi essenziali e un costante rischio legato a disastri naturali come cicloni e frane. I programmi contribuiscono a rafforzare la sicurezza, la resilienza e l’autonomia delle comunità rifugiate ma Abdul Alim sottolinea: “Nel campo le persone riescono a sopravvivere, ma nessuna famiglia può considerare questa una soluzione permanente”.
Oltre un milione di persone vive oggi in una condizione di limbo senza via d’uscita, impossibilitata a tornare nel proprio Paese, da cui è stata costretta a fuggire a causa di persecuzioni e violenze, e priva di concrete opportunità di reinsediamento o di accesso a canali di mobilità legale verso altri Paesi. Per la grande maggioranza dei Rohingya, il futuro resta sospeso nei campi profughi sovraffollati e senza prospettive, in una situazione di precarietà che può durare anni o addirittura tutta la vita.
Secondo ActionAid, il caso del Bangladesh, in particolar modo la situazione dei Rohingya, mostra i limiti del concetto di Paese sicuro e la necessità di rafforzare percorsi di protezione e mobilità realmente accessibili per chi oggi è costretto a fuggire da guerre, dittature, carestie e persecuzioni.
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