Carburante alle stelle: famiglie in Africa e Asia costrette a saltare i pasti e bambine ritirate da scuola
Saltare i pasti, rinunciare a una visita medica, coltivare meno terra o ritirare le bambine da scuola per risparmiare sui trasporti. Sono alcune delle conseguenze dell’aumento dei prezzi del carburante legato alla guerra in Iran, che sta colpendo milioni di persone nel Sud globale e aggravando la crisi economica delle comunità più povere. È l’allarme lanciato da ActionAid, che attraverso le proprie sedi in Africa e Asia denuncia gli effetti a catena del caro-carburante su trasporti, cibo, acqua, sementi, fertilizzanti e accesso ai servizi essenziali. Per le famiglie a basso reddito, anche un piccolo rincaro può trasformarsi in una scelta impossibile: andare al lavoro, comprare da mangiare o mandare i figli a scuola.
Gli aumenti registrati nei Paesi in cui ActionAid è presente sono pesanti. In Somaliland, il prezzo della benzina è salito fino al 67%; in Nepal l’aumento della benzina è stato di circa il 40%, mentre il diesel — il carburante più utilizzato per il trasporto pubblico — ha superato il 70% al picco della crisi. In Cambogia, la benzina è aumentata di circa il 40% e il diesel di oltre il 60%, mentre le forniture hanno subito interruzioni temporanee, con migliaia di distributori costretti a sospendere le vendite e centinaia rimasti chiusi per carenze e ritardi nei rifornimenti. Anche in Zimbabwe e Malawi si registrano rincari compresi tra il 35% e il 43%. A pesare di più sono soprattutto i trasporti pubblici, da cui dipendono lavoratori e lavoratrici a basso reddito per raggiungere il luogo di lavoro, i mercati, le scuole o le strutture sanitarie. In Somaliland, il costo dell’autobus locale è aumentato del 50%, passando da 2.000 a 3.000 scellini somali. In Zimbabwe, da marzo 2026, le tariffe di minibus e autobus sono cresciute tra il 50% e il 100%, rendendo sempre più difficile permettersi anche spostamenti essenziali verso cliniche, mercati o scuole.
Senza una soluzione al conflitto, l’aumento dei costi del carburante rischia di aggravare gli effetti dell’inflazione, del debito e degli shock climatici che già colpiscono molte comunità vulnerabili. In Somaliland, dove siccità prolungate, caldo estremo e alluvioni improvvise hanno già messo sotto pressione agricoltori e allevatori, il caro-carburante rende più difficile azionare pompe per l’acqua, trasportare i prodotti e acquistare sementi. A preoccupare anche la minaccia incombente di El Niño.
In Nepal, l’impatto della crisi è doppio: molte famiglie subiscono l’aumento dei prezzi mentre temono per la sicurezza dei propri familiari migranti nei Paesi del Golfo.
“L’aumento dei prezzi del carburante non è solo una questione economica, ma sempre più una questione di giustizia”, afferma Anish Raj Shrestha, responsabile comunicazione di ActionAid Nepal. “Incide sulla sicurezza alimentare, sui mezzi di sussistenza, sulla mobilità, sull’accesso alla sanità e, in ultima istanza, sulla dignità delle persone. Anche se il Nepal non si trova ancora di fronte a una crisi alimentare immediata, l’aumento dei prezzi del cibo sta già costringendo chi vive in povertà a rinunciare ad altri bisogni essenziali. Se la situazione continuerà, saranno ancora una volta le famiglie a basso reddito a sopportare il peso maggiore, spendendo una quota sempre più ampia del proprio reddito solo per sopravvivere”.
ActionAid chiede ai governi e alla comunità internazionale di rafforzare urgentemente le misure di protezione sociale, sostenere i sistemi alimentari locali, investire in mezzi di sussistenza resilienti alla crisi climatica e ridurre la dipendenza delle comunità più vulnerabili dai carburanti importati. Le persone che hanno meno responsabilità nelle crisi globali sono, ancora una volta, quelle che ne pagano il prezzo più alto. Senza interventi rapidi, l’aumento dei costi del carburante rischia di trasformarsi in una nuova crisi alimentare, educativa e sociale per milioni di famiglie.
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