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Il nuovo reportage, realizzato insieme a Progetto Happiness, racconta la quotidianità di oltre un milione di rifugiati Rohingya, tra cui più di 500.000 bambini e bambine che crescono nei campi profughi senza una prospettiva concreta per il futuro.

Insieme a Progetto Happiness torniamo in Bangladesh con un nuovo reportage da Cox’s Bazar, dove vive una delle più grandi comunità di rifugiati al mondo. Attraverso lo sguardo di Giuseppe Bertuccio D’Angelo, fondatore di Progetto Happiness, il racconto porta dentro una crisi umanitaria che coinvolge oltre un milione di persone Rohingya, costrette a lasciare il Myanmar e oggi bloccate nei campi profughi del sud-est del Bangladesh.

Dopo aver raccontato le favelas del Brasile, il lavoro minorile nell’industria del fast fashion in Bangladesh e le miniere della Sierra Leone, Progetto Happiness torna a collaborare con noi di ActionAid per accendere i riflettori su una delle emergenze umanitarie più gravi e meno raccontate degli ultimi anni.

Un nercato improvvisato dentro al Cox's Bazar dove ognuno vende quello che ha a disposizione. Si vede molta gente camminare in strada.

Secondo i dati dell’UNHCR, a Cox’s Bazar vivono oltre 1,1 milioni di rifugiati Rohingya. Più della metà della popolazione presente nei campi è composta da bambini e bambine che crescono senza aver mai conosciuto una casa diversa da un campo rifugiati e senza una prospettiva concreta per il futuro.

“A Cox’s Bazar ho incontrato ragazzi e ragazze che non hanno mai conosciuto una casa diversa da un campo rifugiati”, racconta Giuseppe Bertuccio D’Angelo. “Con questo reportage abbiamo voluto comprendere più a fondo questa realtà, dare voce a chi la vive ogni giorno e contribuire a riportare l’attenzione su una crisi che troppo spesso viene dimenticata”.

Operiamo in Bangladesh da oltre 40 anni e siamo presenti a Cox’s Bazar fin dalle prime fasi dell’emergenza Rohingya, scoppiata nel 2017. Oggi raggiungiamo oltre 900.000 persone tra rifugiati Rohingya e comunità ospitanti e siamo attivi in 26 dei 33 campi presenti nell’area.

Le famiglie vivono in condizioni di estrema vulnerabilità, tra sovraffollamento, accesso limitato al lavoro e ai servizi essenziali e un costante rischio legato a disastri naturali come cicloni, alluvioni e frane. In questo contesto, la protezione dell’infanzia, l’accesso all’istruzione e il sostegno alle persone più vulnerabili restano priorità fondamentali.

Un’intera generazione di bambini e bambine Rohingya sta crescendo nei campi di Cox’s Bazar“, sottolinea Lorenzo Eusepi, Co-Segretario Generale di ActionAid. “Quando i diritti dell’infanzia vengono sospesi per anni, il rischio è che l’emergenza diventi normalità. Garantire protezione, accesso all’istruzione e opportunità di crescita significa difendere il diritto di ogni bambino e bambina a immaginare e costruire il proprio futuro”.

Dietro a ogni numero c’è una storia di resistenza. Resta al loro fianco.

Una signora anziana Rohingya, seduta in terra, tiene in braccio un bambino. Si trova nel campo profughi di Cox's Bazar, in Bangladesh.

Il reportage è al centro della nuova campagna di sensibilizzazione e raccolta fondi nata per rafforzare il nostro impegno accanto alle comunità Rohingya. L’obiettivo è continuare a garantire programmi di protezione dell’infanzia, prevenzione e contrasto della violenza di genere, accesso ai servizi essenziali e sostegno alle persone che vivono nei campi profughi di Cox’s Bazar.

Attraverso testimonianze e immagini raccolte sul campo, il reportage offre uno sguardo diretto sulla vita quotidiana dei rifugiati Rohingya e sulle sfide che affrontano ogni giorno, contribuendo a mantenere alta l’attenzione internazionale su una crisi che, a quasi dieci anni dall’inizio dell’esodo di massa, continua a richiedere solidarietà e interventi concreti.

Dietro a ogni numero c’è una storia di resistenza. Resta al loro fianco.

Photocredit: Progetto Happiness