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Back to school in Centro Italia

Le insegnanti ci raccontano com’è andare a scuola dopo il sisma.

Lo scorso anno scolastico non è stato semplice per gli studenti e gli insegnanti del cratere sismico: due mesi di interruzione e un ritorno sui banchi di scuola in tensostrutture o container, con tutte le difficoltà del caso.

Com’è la situazione per l’inizio del nuovo anno? Ce lo siamo fatti raccontare da due insegnanti: Monica della secondaria di primo grado di Valfornace e Rosella della secondaria di primo grado di Pieve Torina, due paesi duramente colpiti dalle scosse, che hanno reso inagibili gli edifici scolastici e reso necessario l’utilizzo di tensostrutture.

I divisori non arrivavano chiaramente fino al soffitto, per cui sia per noi insegnanti che per gli alunni era molto difficile mantenere la concentrazione a causa del rumore, dato che in totale c’erano circa 60 studenti” racconta Monica; “noi insegnanti ci abbiamo messo tanta buona volontà e ottimismo: sorridevamo anche quando non ne avevamo voglia, pur di far sentire i ragazzi a loro agio in questa situazione difficile”, ci dice Rosella, che durante gli scorsi mesi ha anche coordinato le donazioni dei privati che arrivavano, “se non c’era l’aiuto del privato, ci mancava tutto, anche il materiale scolastico”.

Molti dei ragazzi delle due località erano sfollati sulla costa, prevalentemente a Civitanova Marche. Un servizio di pullman li portava quotidianamente a scuola, dove le lezioni cominciavano più tardi, per dare modo di arrivare con un minimo di calma.

Uscivano da scuola, andavano a mensa - prima sotto un tendone, poi in un container - e infine ripartivano per tornare sulla costa” continua Rosella, “per questo anno scolastico il servizio di mensa è stato preso in appalto da un ristoratore, uno dei pochi rimasti qua. Non so ancora esattamente come funzionerà, ma ci sarà comunque il servizio”.

Chiediamo come è stato affrontato l’inverno in tenda, dato che in Centro Italia le temperature scendono molto e si verificano nevicate abbondanti.

“A Valfornace il riscaldamento era a pompe di calore, per cui il problema principale erano le escursioni termiche. Molto caldo appena veniva acceso, freddo non appena veniva spento. E’ stata più difficile la primavera-estate: faceva così caldo nel tendone che talvolta abbiamo spostato tavoli e sedie e fatto lezione all’aperto”, ricorda Monica, mentre a Pieve Torina ci raccontano di aver avuto anche infiltrazioni d’acqua a causa delle robuste piogge e del vento.

A Valfornace i ragazzi la prossima settimana troveranno una nuova scuola ad attenderli: purtroppo ancora provvisoria, donata da un’impresa privata.

Interno-scuola_750

“La nuova struttura è temporanea, ma ben organizzata. E’ un notevole passo avanti rispetto alla tensostruttura. Non sappiamo però quanto resteremo qui, perché ancora non sappiamo quali scuole potranno essere recuperate e quali invece no”.

A Pieve Torina la situazione è decisamente più precaria. La nuova scuola, anche qui donata da un privato, è ancora in costruzione, e l’inizio delle lezioni era previsto nella tensostruttura dell’anno scorso. I genitori però hanno protestato, così il Sindaco sta facendo attrezzare dei container, precedentemente utilizzati dagli uffici comunali.

Cantiere-scuola

Col Sindaco abbiamo contatti frequenti, ma per il resto non abbiamo avuto informazioni dal Ministero o da altre istituzioni e non sappiamo quanto staremo nei container”, ci informa Rosella, “a una settimana dall’inizio c’è ancora tanto da definire, ma rientreremo sereni e riprenderemo da dove abbiamo lasciato lo scorso anno, perché la scuola è fondamentale per far restare le famiglie ed evitare lo spopolamento. Prima del sisma la sede di Pieve Torina contava più di 100 studenti. Adesso tra elementari e medie saranno circa 75”.

Lo spopolamento, un fantasma che aleggia su tutti i piccoli borghi del Centro Italia. A inizio settembre ancora mancavano i dati sul numero esatto di studenti iscritti nelle scuole di appartenenza: non tutti hanno ancora ricevuto i SAE (i moduli abitativi emergenziali) e alcune famiglie abitano ancora lontane.

“A Visso hanno i problemi più grossi: lì l’edificio scolastico è agibile, ma mancano le famiglie che non hanno i SAE e quindi c’è un calo del 40% degli iscritti” prosegue Monica, “quello che mi preoccupa è lo spopolamento: il problema in queste zone esisteva già prima del sisma, ma ora si è aggravato notevolmente. Per noi collaborare con le associazioni è fondamentale proprio per lottare contro questo fenomeno. Io spero davvero che il sisma sia l’occasione per ricostruire non solo gli edifici, ma le comunità. In questo senso mettere le scuole al centro è vitale”.

(photocredit @Mauro Pennacchietti/ActionAid)