Scorri la pagina

Crisi dei rifugiati Rohingya in Bangladesh

Si aggrava l’emergenza umanitaria: oltre 519.000 persone in fuga, molti dei quali donne e bambini.

È dagli anni Settanta del secolo scorso che nel sud del Bangladesh, esattamente nel distretto della città di Cox’s Bazar, sono iniziate ad arrivare le prime comunità della minoranza Rohingya, in fuga dal Myanmar.

La migrazione di queste persone negli anni ha registrato dei picchi. L’ultimo, quello di questi mesi, ha reso la situazione, già critica, di proporzioni enormi. Prima di quest’anno le stime parlavano di circa 600.000 rifugiati presenti in Bangladesh, ai quali si sono aggiunte oltre 519.000 persone fuggite in seguito alle violenze scoppiate in Myanmar nello stato del Rakhine a fine agosto 2017. Un esodo che sta avendo dirette conseguenze sulla sopravvivenza e sul futuro di intere famiglie. La maggior parte dei rifugiati di Rohingya sono donne e bambini in disperata necessità di cibo, rifugio, acqua pulita e assistenza medica. Hanno camminato per molti giorni e molti sono feriti ed esausti. A destare preoccupazione è l’alto numero di minori non accompagnati e il rischio per le donne e le bambine di essere vittime di violenze.

Rohingya2_750

ActionAid, che lavora in Myanmar dal 2000 con le comunità più marginalizzate, sta collaborando con le altre ONG internazionali, nonché con le organizzazioni locali della società civile, per chiedere alle autorità di facilitare l’accesso delle agenzie ONU e delle organizzazioni umanitarie, affinché sia possibile soccorrere i civili e si mettano in atto tutte le azioni possibili per prevenire un’ulteriore escalation delle violenze.

La nostra organizzazione da oltre trent’anni è presente attivamente anche in Bangladesh e in queste settimane è direttamente coinvolta nel soccorrere i Rohingya in fuga. La maggioranza degli ultimi rifugiati al momento si trova in insediamenti improvvisati, in quanto i campi di accoglienza esistenti e le famiglie ospitanti sono già al completo. La pioggia di questi giorni sta complicando le attività di soccorso a causa di alcuni allagamenti e il rischio sanitario (come può essere la diffusione di un’epidemia di colera) è alto.

Rohingya_750

Il nostro impegno coinvolge direttamente 2.000 famiglie, per un totale di circa 10.200 persone a cui stiamo fornendo beni di prima necessità, come acqua potabile, cibo e dignity kit per le donne (2.000 già distribuiti, altri 3.000 in arrivo).

Inoltre, stiamo costruendo gabinetti d’emergenza e 10 aree attrezzate per l'igiene personale, rivolte più specificatamente a bambini e donne. Stiamo organizzando spazi sicuri che accoglieranno fino a 80 donne in contemporanea, onde creare una rete di protezione contro ogni tipo di violenza.