ActionAid: oltre 5 milioni di euro di spese per il CPR più costoso d’Italia nel 2025
In un anno ingressi +11,1%, rimpatri −24,6%, spesa per gestione e manutenzioni +71,4%
I nuovi dati del rapporto Espulsioni e dell’aggiornamento della piattaforma Trattenuti di ActionAid e Università di Bari.
Nel 2025 il CPR di Palazzo San Gervasio ha registrato 934 ingressi, il valore più alto tra 2018 e 2025, ma soltanto 159 rimpatri: nel 2025 si sono eseguiti 17 rimpatri ogni 100 ingressi. Rispetto al 2024 gli ingressi aumentano dell’11,1%, mentre i rimpatri diminuiscono del 24,6% e il rapporto rimpatri/ingressi scende dal 25,1% al 17,0%. Nello stesso periodo la capienza effettiva a fine anno sale da 88 a 100 posti e la spesa per gestione e manutenzioni cresce da 2,35 a 4,04 milioni di euro (+71,4%).
È quanto emerge dall’aggiornamento al 31 dicembre 2025 della piattaforma open data Trattenuti e da Espulsioni. Un’analisi della politica di rimpatrio italiana, 2015-2025, il nuovo rapporto realizzato da ActionAid Italia e dal Dipartimento di Scienze Politiche dell’Università degli Studi di Bari Aldo Moro. L’analisi si basa sui dati ottenuti, non senza fatica, da Ministeri, Prefetture e Questure e ricostruisce funzionamento, costi ed esiti del sistema.
Palazzo San Gervasio è il CPR più costoso d’Italia nel 2025. Mentre in Italia, nel 2025, la spesa raggiunge 28,68 milioni, la spesa per la struttura ammonta a 4.036.623,10 euro: 1.944.348,60 per la gestione, 181.022,17 per la manutenzione ordinaria e 1.911.252,33 per quella straordinaria. A queste voci si aggiungono 974.358,41 euro per il vitto e l’alloggio delle forze dell’ordine. Rapportando le sole spese per gestione e manutenzioni ai 159 rimpatri, la spesa detentiva per il singolo rimpatrio è di circa 25.400 euro (ben oltre il dato nazionale di circa 16.560 euro a rimpatrio). Dal 2018 al 2025 il centro è costato complessivamente almeno 13,4 milioni di euro, senza considerare i costi accessori.
Dato lucano è ancora più basso del dato nazionale. Nel 2025, a fronte di 6.835 ingressi nei CPR, i rimpatri dai centri sono 1.732, pari al 25,3%. I rimpatri forzati complessivi sono 4.784, ma 3.052 – il 63,8%, quasi due su tre – avvengono senza precedente passaggio in un CPR. Rispetto al 2022, mentre gli ingressi nei CPR aumentano del 5,9% e la capienza effettiva di circa il 10%, i rimpatri dai centri diminuiscono del 45,1%. Il rapporto tra detenzione amministrativa e popolazione “da espellere” è estremamente debole e fa emergere una vera e propria questione di legittimità: il trattenimento è una misura eccezionale e ammissibile solo se funzionale al rimpatrio, ma in 10 anni dai Cpr si eseguono solo 9 i rimpatri ogni 100 provvedimenti di espulsione.
«Palazzo San Gervasio mostra in modo particolarmente netto l’illegittimità dei CPR: una politica sempre più dispendiosa e coercitiva, oltre che segnata da un costo umano intollerabile. A inizio novembre proseguirà il processo per presunti maltrattamenti e frode nelle pubbliche forniture relativo alla precedente gestione. Le responsabilità penali saranno accertate dai giudici; la responsabilità politica di continuare a investire in questo sistema esige risposte immediate. Quanta sofferenza e quanto orrore deve ancora produrre il CPR di Palazzo San Gervasio perché si decida di chiuderlo?» afferma Fabrizio Coresi, esperto di migrazioni per ActionAid.
A Palazzo San Gervasio le uscite per mancata convalida o proroga del trattenimento sono 411, il 44,0% degli ingressi e 42 in più del 2024 (+11,4%). Dei 159 rimpatri, 87 avvengono con voli charter, 65 con scorta e 7 senza scorta. I richiedenti asilo trattenuti nel 2025 sono 302, pari al 32,3% degli ingressi (il dato nazionale è del 40,1%): 86 lo erano già al momento dell’ingresso e 216 hanno presentato domanda nel centro. Le persone provenienti dal carcere sono 204, il 21,8% degli ingressi, oltre il dato nazionale del 16,2%.
«I dati di Palazzo San Gervasio rendono ineludibile una riflessione sulla necessità e sulla proporzionalità della detenzione amministrativa degli stranieri. Il trattenimento è una privazione della libertà personale che non è una pena: la legge lo consente solo come misura eccezionale, quando è strettamente necessario per eseguire un rimpatrio. Qui viene rimpatriata meno di una persona su cinque, e in quasi la metà dei casi è un giudice a non convalidare o a non prorogare il trattenimento. Non è possibile tenere delle persone per settimane, e talvolta per mesi, in condizioni di detenzione per una mera esigenza logistica della politica di rimpatrio» afferma Giuseppe Campesi, professore all’Università degli Studi di Bari Aldo Moro e responsabile scientifico di Trattenuti.
Al costo economico si aggiunge quello umano. Trattenuti ha ricostruito 67 eventi critici tra gennaio e luglio 2026, prevalentemente atti di autolesionismo e tentativi di suicidio. Il 10 agosto 2026 nel centro è morto Lassoued Dhoui, cittadino tunisino di 30 anni; la Procura ha ricostruito il decesso come gesto volontario e disposto l’autopsia. Due anni prima, il 5 agosto 2024, era morto Belmaan Oussama, cittadino algerino di 19 anni. La gestione, affidata a Officine Sociali soc. coop., nel 2025 ha ricevuto 12 visite ispettive e 12 controlli documentali da parte della Prefettura, con l’applicazione di 35.386,83 euro di penali. I verbali segnalano, fra l’altro, insufficiente copertura del personale anche infermieristico, copertura sanitaria non sempre conforme, assenza di attività ricreative, mancata erogazione di beni e pocket money, vitto insufficiente e scarsa pulizia.
A seguito del lancio di questo Report, Richard Gere ha deciso di schierarsi al fianco di ActionAid con un video appello: «La migrazione può essere gestita senza condizioni disumane, senza indebolire il diritto di chiedere asilo e senza trattare i diritti umani come ostacoli». L’invito conclusivo è: «Siamo tutti migranti. Difendiamo la nostra comune umanità finché siamo ancora in tempo». Il video in HD, con e senza sottotitoli in italiano, è disponibile insieme ai materiali sul rapporto.