Ventiquattromila euro la spesa in detenzione per ogni rimpatrio
ActionAid: 4,6 milioni di euro per il cpr sardo nel 2025
Nel 2025 il CPR di Macomer, in provincia di Nuoro, ha registrato 211 ingressi e 107 rimpatri. Rispetto al 2024 gli ingressi diminuiscono del 14,9% e i rimpatri aumentano del 37,2%: il rapporto rimpatri/ingressi sale dal 31,5% al 50,7%. Nello stesso periodo, però, la spesa per gestione e manutenzioni cresce da 1,09 a 2,56 milioni di euro, +135,0%. Ai costi della struttura si aggiungono oltre 2 milioni per vitto e alloggio delle forze dell’ordine: nel solo 2025 le spese superano così 4,6 milioni di euro, per un centro di 50 posti.
È quanto emerge dall’aggiornamento al 31 dicembre 2025 della piattaforma open data Trattenuti e da “Espulsioni. Un’analisi della politica di rimpatrio italiana, 2015-2025″, il nuovo rapporto realizzato da ActionAid Italia e dal Dipartimento di Scienze Politiche dell’Università degli Studi di Bari Aldo Moro. L’analisi si basa sui dati ottenuti, non senza fatica, da Ministeri, Prefetture e Questure e ricostruisce funzionamento, costi ed esiti del sistema.
Un costo abnorme. Nel 2025 per Macomer risultano 2.559.474,43 euro per gestione e manutenzioni: 1.678.971,47 euro per la gestione, 87.219,13 per la manutenzione ordinaria e 793.283,83 per quella straordinaria, contro 54.210,87 euro di interventi straordinari nel 2024. A queste voci si aggiungono 2.044.537,68 euro per vitto e alloggio delle forze dell’ordine, un importo che supera del 21,8% la stessa gestione del centro. Le voci note ammontano complessivamente a 4.604.012,11 euro, senza esaurire tutti i costi del dispositivo detentivo. Guardando alla sola gestione, la spesa giornaliera per detenuto è la più alta tra i Cpr su suolo italiano: 95,86 euro (+127,6% rispetto al 2024).
Il quadro nazionale conferma i costi esorbitanti. Rapportando le sole spese per gestione e manutenzioni ai rimpatri eseguiti nell’anno, la spesa detentiva per rimpatrio sale da circa 13.963 euro nel 2024 a 23.920 euro nel 2025 (+71,3%), senza includere i costi accessori. Dal 2020 al 2025 la struttura è costata almeno 9,29 milioni di euro per gestione e manutenzioni. A livello nazionale, nel 2025 la spesa per l’intero sistema detentivo raggiunge 28,68 milioni di euro, circa 16.560 euro per ogni rimpatrio dai CPR.
Il rapporto rimpatri/ingressi di Macomer è superiore al dato nazionale: nel 2025, a fronte di 6.835 ingressi nei CPR, i rimpatri dai centri sono 1.732, pari al 25,3%. I rimpatri forzati complessivi sono 4.784, ma 3.052, il 63,8%, avvengono senza precedente passaggio in un CPR. Rispetto al 2022 gli ingressi nei CPR aumentano del 5,9% e la capienza effettiva di circa il 10%, mentre i rimpatri dai centri diminuiscono del 45,1%. Nel 2025 a ogni rimpatrio dai CPR corrispondono circa 148 giornate complessive di trattenimento: il costo della coercizione continua a crescere.
«A Macomer le spese superano 4,6 milioni di euro in un anno per detenere persone che non hanno commesso reati, in condizioni segnate da degrado, proteste e gesti di disperazione. Si continua a finanziare la privazione della libertà mentre si susseguono le denunce sulle condizioni di vita e sull’assistenza sanitaria. Inoltre, vitto e alloggio delle forze dell’ordine costano più della gestione del centro. Il Cpr non è un servizio per la comunità locale, ma un’infrastruttura nazionale che scarica costi e tensioni sul territorio che la ospita, un territorio nel caso di Macomer, dove l’indotto generato dal Cpr suona come un ricatto per una popolazione locale che sconta un tasso di disoccupazione, soprattutto giovanile, ben più elevato della media italiana. La deterrenza si fa chiudendo le persone in un ex carcere di massima sicurezza? Quanta sofferenza deve ancora produrre questo sistema? Il CPR di Macomer, così come gli altri, deve essere chiuso: la responsabilità politica di questi luoghi non può essere scaricata sulle persone che vi sono rinchiuse» afferma Fabrizio Coresi, esperto di migrazioni per ActionAid.
I dati sulle persone trattenute. Nel centro sardo le uscite per mancata convalida o mancata proroga del trattenimento sono 20, contro 106 nel 2024 (−81,1%); il rapporto con gli ingressi scende dal 42,7% al 9,5%. Dei 107 rimpatri, 53 avvengono con voli charter, 53 con scorta e uno senza scorta. I richiedenti asilo trattenuti nel 2025 sono 86, pari al 40,8% degli ingressi, a fronte del 40,1% nazionale: 20 lo erano già all’ingresso e 66 hanno presentato domanda nel centro. Le persone provenienti dal carcere sono 63, il 29,9% degli ingressi, quasi il doppio del dato nazionale del 16,2%.
«L’aumento dei rimpatri a Macomer non cancella la questione della necessità e della proporzionalità della detenzione. Privare una persona della libertà non può diventare una risposta automatica alla sua condizione amministrativa: occorre dimostrare, caso per caso, che il trattenimento sia necessario e che non siano praticabili misure meno restrittive. La detenzione amministrativa e il suo costo umano non possono essere trattati come elementi inevitabili della politica di rimpatrio» afferma Giuseppe Campesi, professore all’Università degli Studi di Bari Aldo Moro e responsabile scientifico di Trattenuti.
Al costo economico si aggiunge quello umano. Nel gennaio 2025 è stata denunciata la fatiscenza dei locali e carenze nell’assistenza sanitaria. Trattenuti ricostruisce episodi di autolesionismo, scioperi della fame e proteste; nel febbraio e nel luglio 2026 due incendi hanno danneggiato i blocchi abitativi. Ad aprile 2026 video diffusi dall’interno hanno documentato camere e servizi igienici in forte degrado, materassi deteriorati e pavimenti danneggiati.
La scelta dell’assenza di trasparenza. La gestione è affidata da gennaio 2025 a Officine Sociali; nel 2025 la Prefettura ha effettuato tre visite ispettive e applicato 44.500,83 euro di penali (il 39,2% del totale nazionale rilevato). Nonostante questo, i verbali delle ispezioni non sono stati rilasciati e non si è potuto quindi verificare la persistenza o meno delle criticità rilevate e il motivo delle sanzioni comminate.
A seguito del lancio di questo Report, Richard Gere ha deciso di schierarsi al fianco di ActionAid con un video appello: «La migrazione può essere gestita senza condizioni disumane, senza indebolire il diritto di chiedere asilo e senza trattare i diritti umani come ostacoli». L’invito conclusivo è: «Siamo tutti migranti. Difendiamo la nostra comune umanità finché siamo ancora in tempo». Il video in HD, con e senza sottotitoli in italiano, è disponibile insieme ai materiali sul rapporto.