ActionAid: 3,15 milioni di euro nel 2025 per il CPR, rimpatri -26,3%
A Gradisca d’Isonzo i più alti costi di gestione in Italia. La spesa detentiva per rimpatrio cresce del 40,1%. I nuovi dati di Trattenuti di ActionAid e Università di Bari
Nel 2025 il CPR di Gradisca d’Isonzo ha registrato 606 ingressi e 205 rimpatri, contro i 656 ingressi e 278 rimpatri del 2024. Gli ingressi diminuiscono del 7,6%, i rimpatri del 26,3%: il rapporto rimpatri/ingressi scende dal 42,4% al 33,8%. Nello stesso periodo la capienza effettiva a fine anno si riduce da 90 a 80 posti, su 150 ufficiali, mentre la spesa per gestione e manutenzioni sale da 3,06 a 3,16 milioni di euro (+3,3%).
È quanto emerge dall’aggiornamento al 31 dicembre 2025 della piattaforma open data Trattenuti e da Espulsioni. Un’analisi della politica di rimpatrio italiana, 2015-2025, il nuovo rapporto realizzato da ActionAid Italia e dal Dipartimento di Scienze Politiche dell’Università degli Studi di Bari Aldo Moro. L’analisi si basa sui dati ottenuti, non senza fatica, da Ministeri, Prefetture e Questure e ricostruisce funzionamento, costi ed esiti del sistema.
Primo Cpr in Italia per costi di gestione. Gradisca è il secondo CPR sul territorio italiano per spesa complessiva nel 2025 e il primo per sola gestione. La struttura assorbe 3.156.417,61 euro: 2.323.433,30 per la gestione, 180.000 per la manutenzione ordinaria e 652.984,31 per quella straordinaria. La sola gestione cresce del 27,5% rispetto al 2024. Rapportando gestione e manutenzioni ai 205 rimpatri, la spesa detentiva per rimpatrio sale da circa 10.992 a 15.397 euro (+40,1%), esclusi i costi accessori e delle operazioni di rimpatrio. Tra il 2020 e il 2025 il centro è costato almeno 11,89 milioni di euro. Nel 2025 i dieci CPR sul territorio italiano assorbono complessivamente 24,66 milioni.
Il quadro nazionale conferma lo scarto tra detenzione e rimpatri. Il rapporto rimpatri/ingressi di Gradisca resta superiore al dato medio nazionale, ma si riduce di 8,5 punti percentuali in un anno. In Italia, nel 2025, a fronte di 6.835 ingressi nei CPR, i rimpatri dai centri sono 1.732, il 25,3%. Dei 4.784 rimpatri forzati complessivi, 3.052 – il 63,8%, quasi due su tre – avvengono senza precedente passaggio in un CPR. Rispetto al 2022 i rimpatri dai centri diminuiscono del 45,1%, mentre quelli forzati complessivi aumentano del 22,2%.
«A Gradisca si continuano a spendere milioni per rinchiudere persone in condizioni inumane, mentre i rimpatri diminuiscono. Cinque tentativi di suicidio in una settimana nel maggio 2026 mostrano un costo umano intollerabile: la nocività di questi luoghi è riconosciuta dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, nonché dal Consiglio di Stato che ha ritenuto insufficienti le misure per la tutela psicofisica dei trattenuti e la prevenzione del rischio di autolesionismo e suicidio. Nonostante questo, persone con esigenze particolari sono sistematicamente recluse e si perseguono medici che fanno il proprio lavoro, rispettando il mandato costituzionale e deontologico. La responsabilità politica è di chi continua a finanziare e difendere questo sistema. Quanta sofferenza deve ancora produrre il CPR di Gradisca perché si decida di chiuderlo?» afferma Fabrizio Coresi, esperto di migrazioni per ActionAid.
I dati sulle persone trattenute. A Gradisca le uscite per mancata convalida o proroga del trattenimento aumentano da 52 nel 2024 a 75 nel 2025 (+44,2%), pari al 12,4% degli ingressi. Dei 205 rimpatri, 144 avvengono con voli charter, 43 con scorta e 18 senza scorta. Il calo riguarda soprattutto i rimpatri di cittadini tunisini, scesi da 162 a 57 (-64,8%). I richiedenti asilo trattenuti nel 2025 sono 204, un numero pari al 33,7% degli ingressi, contro il 40,1% nazionale: 68 lo erano già all’ingresso e 136 hanno presentato domanda nel centro. Le persone provenienti dal carcere sono 106, il 17,5% degli ingressi, maggiore rispetto al 16,2% nazionale, ma comunque poco consistente.
«Se la privazione della libertà non produce un beneficio esecutivo aggiuntivo, il problema non è più soltanto di efficienza: diventa un problema di necessità, proporzionalità e quindi di legittimità» spiega Giuseppe Campesi, professore all’Università degli Studi di Bari Aldo Moro e responsabile scientifico di Trattenuti.
Al costo economico si aggiunge quello umano. Nel 2024 e nel 2025 la competente Prefettura di Gorizia ha effettuato una sola visita in presenza all’anno. Il verbale della visita prefettizia del luglio 2025 segnala docce senza divisori, assenza di spazi separati, pasti somministrati nelle celle “per motivi di sicurezza” e accesso all’aria aperta limitato: oltre le “le c.d. vasche, ovvero una parte all’aperto che risulta come estensione delle stanze, circondata da grate […] una volta a settimana massimo 10 persone possono accedere al campo sportivo a turno […] per 40 minuti al giorno”. Nella visita si registravano anche 22 persone “con esigenze particolari”, delle quali 3 in cura presso il Centro di Salute Mentale di Gorizia e 19 seguite dal Servizio per le dipendenze del capoluogo. Tra il 4 e l’11 maggio 2026 a Gradisca si sono verificati cinque tentativi di suicidio mediante tentata impiccagione. Secondo la relazione straordinaria della Garante comunale per i diritti delle persone private della libertà personale, le cinque persone sono state successivamente dimesse per incompatibilità psichiatrica con il contesto restrittivo. La gestione è tuttora affidata alla cooperativa Ekene: dopo 1.408 giorni di gestione provvisoria, quasi quattro anni di proroga, la nuova convenzione è stata stipulata il 23 ottobre 2025, con lo stesso ente gestore.
A seguito del lancio di questo Report, Richard Gere ha deciso di schierarsi al fianco di ActionAid con un video appello: «La migrazione può essere gestita senza condizioni disumane, senza indebolire il diritto di chiedere asilo e senza trattare i diritti umani come ostacoli». L’invito conclusivo è: «Siamo tutti migranti. Difendiamo la nostra comune umanità finché siamo ancora in tempo». Il video in HD, con e senza sottotitoli in italiano, è disponibile insieme ai materiali sul rapporto.