Focus sul Cpr a Ponte Galeria e a Gjadër in Albania
Actionaid: nel 2025 a Ponte Galeria solo 14 rimpatri ogni 100 ingressi, a Gjadër 19
Nuovo rapporto Espulsioni e sulla piattaforma Trattenuti di ActionAid e Università di Bari.
Nel 2025 il CPR di Ponte Galeria ha registrato 1.203 ingressi e 165 rimpatri: il rapporto rimpatri/ingressi è del 13,7%, contro il 14,9% del 2024. Gli ingressi aumentano del 6,7%, mentre i rimpatri scendono da 168 a 165 (−1,8%). Nel CPR di Gjadër, in Albania, anch’esso di competenza della Prefettura di Roma, si registrano 307 ingressi (trasferiti da altri Cpr italiani) e 59 rimpatri, pari al 19,2%. Entrambi i rapporti sono inferiori al dato nazionale del 25,3%.
È quanto emerge dall’aggiornamento al 31 dicembre 2025 della piattaforma open data Trattenuti e da Espulsioni. Un’analisi della politica di rimpatrio italiana, 2015-2025, il nuovo rapporto realizzato da ActionAid Italia e dal Dipartimento di Scienze Politiche dell’Università degli Studi di Bari Aldo Moro. L’analisi si basa sui dati acquisiti presso Ministeri, Prefetture e Questure e ricostruisce funzionamento, costi ed esiti del sistema.
Un costo spropositato. A Ponte Galeria, nel 2025, la spesa per gestione e manutenzioni raggiunge 2.733.747,70 euro (+35,8% rispetto al 2024): 1.852.798,94 euro per la gestione, 126.079,45 per la manutenzione ordinaria e 754.869,31 per quella straordinaria. La capienza effettiva a fine anno resta di 101 posti. Rapportando queste spese ai 165 rimpatri, l’indicatore di spesa detentiva per rimpatrio è di circa 16.568 euro. Tra il 2018 e il 2025 il centro è costato complessivamente almeno 19,63 milioni di euro. Per il complesso albanese, che comprende il CPR e il centro di trattenimento per richiedenti asilo (CTRA), nel 2025 si ricostruiscono 4.018.862,13 euro: 812.786,88 per la gestione della fase CTRA, 841.295,89 stimati per la gestione del CPR tra aprile e dicembre, 427.048,56 per manutenzioni ordinarie e 1.937.730,80 per l’avanzamento dei lavori di allestimento. Per il dispositivo albanese si documentano inoltre almeno 7,4 milioni di euro di spese accessorie maturate, per trasporti, sicurezza, giustizia e sanità, fra 2025 e aprile 2026. Nel 2025 la spesa detentiva per ogni singolo rimpatrio raggiunge 68.116 euro per il complesso di Gjadër, oltre quattro volte il medesimo indicatore per Ponte Galeria, nonostante non siano compresi i costi dei trasferimenti dai CPR italiani verso l’Albania e dei rientri in Italia: un circuito di andata e ritorno che aggiunge una spesa pubblica che peraltro non si riesce a ricostruire compiutamente. Per il trasporto di personale di polizia e migranti sono documentati almeno 288.192,50 euro di pagamenti, riferiti soltanto ad alcuni periodi fra maggio 2025 e febbraio 2026.
Il quadro nazionale conferma la distanza fra detenzione e rimpatri. Nel 2025, a fronte di 6.835 ingressi nei CPR, i rimpatri dai centri sono 1.732, pari al 25,3%. Dei 4.784 rimpatri forzati complessivi, 3.052, il 63,8%, avvengono senza precedente passaggio in un CPR. Rispetto al 2022 i rimpatri dai centri diminuiscono del 45,1%. Nel 2025 la spesa per il sistema detentivo, raggiunge 28,68 milioni di euro e l’indicatore di spesa detentiva per rimpatrio è di circa 16.560 euro. Tra il 2018 e il 2025 la spesa ricostruita è di almeno 217,1 milioni.
«A fine ottobre 2025 ActionAid ha presentato, dati alla mano, un esposto alla Corte dei conti. La nuova analisi aggiunge ulteriori elementi a sostegno di uno spreco di denaro pubblico che non può essere archiviato come mero errore tecnico. Il trattenimento è una misura eccezionale, ammissibile solo se funzionale al rimpatrio. A Gjadër, nel 2025, si registrano 59 rimpatri a fronte di 307 ingressi, peraltro provenienti da altri Cpr italiani: il 19,2%. Il Governo deve spiegare quale necessità giustifichi i 96 posti del CPR albanese, mentre sul territorio italiano risultano 139 posti disponibili e inutilizzati. Qual è il vero obiettivo dei centri in Albania? La responsabilità politica di questa produzione continua di sofferenza e della gestione scellerata delle risorse pubbliche esige risposte immediate. L’esperimento albanese continua a rappresentare una deroga inaccettabile ai principi costituzionali e democratici» afferma Fabrizio Coresi, esperto di migrazioni per ActionAid.
I dati sulle persone trattenute e le lacune. A Ponte Galeria le uscite per mancata convalida o proroga del trattenimento sono 413 nel 2025, pari al 34,3% degli ingressi, contro 681 nel 2024 (−39,4%). A Gjadër sono 164, il 53,4% degli ingressi. Dei 165 rimpatri da Ponte Galeria, 74 avvengono con voli charter, 69 con scorta e 22 senza scorta; a Gjadër i 59 rimpatri si dividono in 6 con charter, 44 con scorta e 9 senza scorta. A Gjadër, nel 2025, 151 persone hanno presentato domanda di protezione internazionale durante il trattenimento, il 49,2% degli ingressi, contro il 40,1% di richiedenti asilo nei CPR a livello nazionale. Per Ponte Galeria la Prefettura non rilascia dati di dettaglio sulle persone in ingresso, se non il numero dei richiedenti asilo trattenuti, che crollano da 679 (il 60,2% degli ingressi del 2024) a 82, il 6,8% degli ingressi del 2025.
«Ponte Galeria e Gjadër rendono ancora più evidente il divario fra espansione della detenzione e capacità di rimpatrio. I centri in Albania aggiungono alla privazione della libertà, i trasferimenti di persone già trattenute in Italia e i successivi rientri, aumentando la coercizione e i costi senza che i dati dimostrino un beneficio esecutivo aggiuntivo. Se la detenzione non produce quel beneficio, il problema non è più soltanto di efficienza: diventa un problema di necessità, proporzionalità e quindi di legittimità» afferma Giuseppe Campesi, professore all’Università degli Studi di Bari Aldo Moro e responsabile scientifico di Trattenuti.
Al costo economico si aggiunge quello umano. Il 4 febbraio 2024 a Ponte Galeria si è suicidato Ousmane Sylla, cittadino guineano di 22 anni. Nel 2025 e nel 2026 sono proseguite le segnalazioni di tentativi di suicidio e proteste; la relazione del Garante del Lazio del 2026 registra 23 atti anticonservativi. A Gjadër il registro degli eventi critici documenta 54 episodi nei primi 48 giorni di attività del CPR, dall’11 aprile al 28 maggio 2025, fra autolesionismo, tentativi di suicidio, ingestione di corpi estranei e proteste. Le visite di monitoraggio hanno rilevato difficoltà nell’assistenza legale e sanitaria, carenze di mediazione linguistica e assenza di attività.
La scelta dell’assenza di trasparenza. Le informazioni pubblicate dalla Prefettura di Roma nella sezione «Amministrazione trasparente» non consentono di ricostruire con chiarezza importi, periodi e oggetto delle spese per le strutture albanesi. Per ottenere risposte, rimaste peraltro parziali, ActionAid ha dovuto ricorrere all’intervento del Responsabile della Prevenzione della Corruzione e della Trasparenza di fronte al silenzio sistematico della Prefettura. Nei riscontri del giugno 2026 indicava che il contratto con l’ente gestore non era ancora stato stipulato e dichiarava i costi di gestione maturati nel 2025 «non […] allo stato attuale determinabili».
A seguito del lancio di questo Report, Richard Gere ha deciso di schierarsi al fianco di ActionAid con un video appello: «La migrazione può essere gestita senza condizioni disumane, senza indebolire il diritto di chiedere asilo e senza trattare i diritti umani come ostacoli». L’invito conclusivo è: «Siamo tutti migranti. Difendiamo la nostra comune umanità finché siamo ancora in tempo». Il video in HD, con e senza sottotitoli in italiano, è disponibile insieme ai materiali sul rapporto.