“Nella mia stessa famiglia ho convinto i miei fratelli a non far subire la mutilazione genitale alle loro figlie”
Abdia Gedi vive nella contea di Isiolo, in Kenya, una zona dove noi di ActionAid siamo presenti da tempo e supportiamo la comunità con progetti legati al diritto all’istruzione, al cibo, alla lotta alla violenza sulle donne.
Abdia è Vicepresidente della Isiolo Voice of Women Network e leader del gruppo femminile Ismagal nel villaggio di Kilimani.
Si occupa di sensibilizzare la sua comunità sugli effetti negativi su bambine e ragazze delle mutilazioni genitali femminili, con l’obiettivo di proteggerle da queste pratiche dannose e lesivi dei diritti delle donne.
Lei stessa è una sopravvissuta e ha partecipato anni fa a degli incontri che abbiamo organizzato.
“Dopo la formazione abbiamo capito come questa pratica metta a rischio la salute delle nostre ragazze”, prosegue “una delle sopravvissute ci ha raccontato di aver visto con i suoi occhi una ragazza morire dissanguata”.
Da allora fa il possibile per proteggere le ragazze della comunità.
“Una sera d’estate, mentre stavo preparando la cena per la mia famiglia, il telefono squillò. Era Fatma, una delle componenti del mio gruppo. La sua voce era concitata. «Abdia, abbiamo ricevuto una chiamata di emergenza da Loruko! Una ragazza di nome Seppi è in pericolo. Si sta nascondendo vicino alla riva del fiume e gli abitanti del villaggio la stanno cercando con delle torce. Dobbiamo aiutarla prima che sia troppo tardi!» Il cuore mi batteva forte. Chiamai ActionAid e in pochi minuti organizzammo la squadra di soccorso e partimmo. Trovamo Seppi e la portammo a Isiolo per curarla e proteggerla”.
Le storie di Abdia e Seppi sono diventate dei simboli di speranza e coraggio
Le mutilazioni genitali, oltre che essere pericolose dal punto di vista della salute fisica e mentale, hanno anche conseguenze sull’istruzione delle ragazze. Spesso infatti dopo aver subito queste pratiche, le ragazze vengono fatte sposare e interrompono gli studi che non sembrano più necessari alla famiglia.
Combattere queste pratiche è quindi un tassello fondamentale della lotta alla violenza di genere e dell’empowerment femminile.
Farlo è possibile partendo proprio dalla collaborazione con le comunità, come queste testimonianze dimostrano.
Inoltre spesso le ragazze lasciano la scuola dopo aver subìto la mutilazione genitale, perché spesso dopo si sposano e sembra inutile continuare gli studi.



