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Ti racconto com’è la vita nei campi sfollati di Cox’s Bazar 

“Fino a quando non ci mettiamo nei loro panni, non possiamo capire davvero cosa stanno vivendo”.
Abdul Amin, Head of Humanitarian Programme di ActionAid Bangladesh, racconta così la condizione delle persone Rohingya nei campi di Cox’s Bazar, in Bangladesh. 

Oggi oltre un milione di rifugiati Rohingya vive ancora lontano dalla propria terra, in una delle crisi umanitarie più grandi e prolungate al mondo.  

Sono passati molti anni dall’arrivo di molte famiglie qui, un tempo davvero lungo per chi vive in una situazione di sovraffollamento, con scarse possibilità di studio e lavoro che rendono difficile immaginare e costruirsi un futuro. Chi vive qua non ha più una casa a cui tornare, non c’è infatti alcuna soluzione politica a questa crisi dei rifugiati tra Myanmar e Bangladesh che ha coinvolto la comunità Rohingya.  

Nei campi la fase di emergenza iniziale è finita, ma se guardiamo come le persone sono costrette a vivere la propria quotidianità sembra che l’emergenza nella realtà non possa risolversi. 

Per le persone più giovani, cresciute o arrivate qui da bambine e bambini, la mancanza di opportunità pesa ancora di più: “Non vedono speranza, non hanno sogni negli occhi”, racconta Abdul. In assenza di prospettive, alcune persone cercano vie rischiose per sopravvivere, esponendosi anche al pericolo di sfruttamento e tratta. 

Noi di ActionAid lavoriamo nei campi sfollati per rafforzare le comunità, garantire servizi essenziali, proteggere le persone.  

“Nessuna persona può vivere per sempre in attesa, serve una soluzione duratura”.  

Dietro a ogni numero c’è una storia di resistenza. Resta al loro fianco.

Foto e video: Progetto Happiness

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Farzana in primo piano, fa parte dello staff di ActionAid Bangladesh e lavora in uno degli spazi sicuri per donne e ragazze a Cox’s Bazar. Nello sfondo si intravedono postazioni con macchine da cucire.
Storia

La storia di Farzana