Alla scoperta di come le diseguaglianze di genere disegnano le nostre vite
Un’esperienza immersiva per decostruire stereotipi e violenza di genere. Alla Fabbrica del Vapore, il MUPA chiude con numeri da record.
Lunghe file all’ingresso, workshop e talk sold out, un’area kids sempre piena. Per quindici giorni, alla Fabbrica del Vapore di Milano, abbiamo visto prendere forma qualcosa di potente: uno spazio collettivo di consapevolezza, confronto e cambiamento. Il MUPA – Museo del Patriarcato ha accolto oltre diecimila visitatrici e visitatori e più di quaranta ospiti, trasformandosi in uno dei luoghi più attraversati e discussi della città nel mese di marzo.
Dall’inaugurazione del 7 marzo, con il taglio del nastro insieme alle Bambole di Pezza e il live di Rachele Bastreghi, fino alla chiusura del 21 marzo con lo show di Serena Bongiovanni, ogni giornata è stata un’occasione per interrogarsi su come le disuguaglianze di genere e la cultura patriarcale continuino a plasmare le nostre vite.
Un museo per smascherare il patriarcato
Con 27 opere, di cui quattro inedite, il MUPA ha proposto un percorso immersivo tra cimeli, installazioni interattive, diorami e testimonianze. Non una mostra tradizionale, ma un dispositivo narrativo capace di mettere in discussione ciò che spesso consideriamo “normale”.
Attraverso un salto spazio-temporale nel 2148 – l’anno in cui, secondo il Global Gender Gap Report, sarà raggiunta la piena uguaglianza di genere – abbiamo invitato il pubblico a osservare il presente con occhi nuovi. In questa prospettiva futura, il patriarcato appare come un retaggio del passato, e proprio per questo emergono con ancora più forza le contraddizioni, le ingiustizie e la violenza sistemica che attraversano la nostra quotidianità: nelle relazioni, nello sport, nel lavoro, negli spazi pubblici.

Violenza di genere e cultura patriarcale: partire dai dati
In occasione dell’apertura del MUPA a Milano, abbiamo presentato anche i nuovi dati della ricerca “Perché non accada”, realizzata con l’Osservatorio di Pavia e 2B Research. Il nuovo capitolo dello studio accende i riflettori su un ambito spesso sottovalutato: lo sport come spazio di riproduzione di stereotipi e discriminazioni di genere.
Un settore capace di influenzare immaginari collettivi, linguaggi mediatici e modelli di comportamento, ma che continua a riflettere – e rafforzare – dinamiche patriarcali.
Un programma partecipato tra attivismo, educazione e cultura
Il MUPA è stato anche uno spazio vivo e partecipato: talk, workshop, laboratori, performance e lezioni hanno animato ogni giornata, insieme a un’area kids dedicata all’educazione alle differenze.
Abbiamo costruito questo palinsesto insieme a centri antiviolenza, reti e realtà femministe, coinvolgendo anche referenti istituzionali del Comune di Milano. Una scelta precisa: mettere al centro le competenze e le esperienze di chi ogni giorno lavora per contrastare la violenza maschile sulle donne.
Il museo è rimasto chiuso solo lunedì 9 marzo, aderendo allo sciopero nazionale di Non Una di Meno, in coerenza con il nostro impegno politico e sociale.

Aziende e responsabilità: un impegno condiviso
In occasione dell’8 marzo, diverse aziende hanno scelto di essere parte attiva del progetto insieme a noi: Clariane, Fastweb+Vodafone, Iveco Group e Levi’s. Un segnale importante, che indica come il contrasto alle disuguaglianze di genere richieda un’assunzione di responsabilità collettiva, anche da parte del settore privato.

Oltre il museo: cambiare lo sguardo sul presente
L’esperienza del MUPA lascia una traccia importante. Abbiamo visto migliaia di persone fermarsi, discutere, riconoscersi, mettersi in discussione. Un segnale per noi importante, perché il sistema patriarcale attraversa le nostre vite quotidiane e con il MUPA abbiamo intercettato la voglia di tante persone di ragionare su un futuro diverso da immaginare e costruire insieme.


