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Prevenzione primaria: perché la violenza non accada

AL MUPA i dati sulla violenza si trasformano in opere per cambiare lo sguardo

La violenza maschile contro le donne in Italia continua a essere affrontata come un’emergenza. Eppure, i numeri restano drammaticamente stabili.

Non è un paradosso, ma la prova che le politiche antiviolenza continuano ad intervenire solo sugli effetti e non sulle cause. È necessario quindi un cambio di paradigma: la prevenzione primaria come politica strutturale.

Con il report “Perché non accada. La prevenzione primaria come politica di cambiamento strutturale”, abbiamo analizzato come le disuguaglianze di genere attraversino la vita quotidiana – dalla casa agli spazi e trasporti pubblici, dalla cultura fino al mondo digitale e allo sport – alimentando stereotipi, squilibri di potere e forme di controllo che rappresentano il terreno su cui la violenza si radica.

Abbiamo immaginato la giornata di una donna, per scoprire gli ostacoli e le paure che affronta.

I dati della nostra indagine – realizzata nel luglio 2025 su un campione rappresentativo di 1.801 persone – parlano chiaro.

Il lavoro di cura (figli/e, persone anziane, malattie, gestione della casa) resta una responsabilità principalmente femminile. Un carico fisico e mentale non condiviso.

· il 74% delle donne si occupa da sola dei lavori domestici (contro il 40% degli uomini);

· il 41% delle madri gestisce da sola la cura di figli e figlie (10% dei padri);

· il 51% degli uomini dichiara di gestire da solo le finanze familiari (38% delle donne).

Questi squilibri non sono solo una questione privata: producono dipendenza economica e rafforzano dinamiche di controllo, terreno fertile per la violenza economica.

I picchi si registrano tra la generazione di Boomers e nel Sud Italia: la percentuale di donne che gestiscono da sole il lavoro di cura aumenta ulteriormente.

Il fenomeno è incentivato dal mondo del lavoro dove la cultura aziendale scoraggia troppo spesso la fruizione da parte degli uomini di congedi parentali.

Tra la generazione di Millennials si assiste a un “miglioramento”, gli uomini tendono a occuparsi maggiormente delle figlie o dei figli, ma il trend deve ancora consolidarsi.

Anche la mobilità racconta una libertà condizionata: le donne non vivono i mezzi pubblici con la stessa percezione di sicurezza degli uomini.

· il 38% del campione ha avuto paura sui mezzi pubblici; tra le giovani donne della Gen Z la percentuale sale al 65,5%.

· Il 25% ritiene che una donna sia al sicuro solo se accompagnata. Non è prudenza: è limitazione dell’autonomia personale e paternalismo radicato.

Il problema peraltro non riguarda solo i mezzi di trasporto, ma più in generale gli spazi pubblici, dove il 52% delle donne dichiara di aver provato paura, contro il solo 35% degli uomini.

Gli spazi digitali riflettono purtroppo la stessa situazione, con le donne maggiormente preoccupate dal ricevere reazioni violente e sessiste ai propri contenuti.

Questi dati mostrano che la violenza non è un evento isolato, ma l’esito di un sistema che continua a produrre disuguaglianze di genere nei luoghi della vita quotidiana.

Il lato economico non mostra una situazione migliore.

Oltre a subire discriminazioni salariali, le donne non hanno parità di gestione delle finanze in casa.

Nelle famiglie continuano ad essere gli uomini che in misura prevalentemente hanno la gestione e il controllo delle finanze. Si tratta di un’eredità culturale di stampo patriarcale che riservava la sfera finanziaria agli uomini. Ma l’indipendenza economica è condizione essenziale per il raggiungimento dell’autodeterminazione delle donne. Dove non c’è parità di accesso e controllo delle finanze si radicano e ri-producono le diseguaglianze di potere.

Anche in questo caso la distanza è particolarmente elevata tra Boomers: il 52,6% degli uomini contro solo il 37,1% delle donne dichiara di gestire da solo le spese.

Un altro dato cruciale riguarda la legittimazione della violenza. Solo il 34% dichiara di aver agito di fronte a un episodio di violenza e il 20% giustifica il controllo sulla partner in alcune circostanze.

La tolleranza è più diffusa tra uomini giovani. Questo ci dice che il problema non è solo normativo o repressivo: è culturale. Se una parte della società continua a legittimare il controllo e l’umiliazione, la prevenzione non può limitarsi all’intervento dopo il fatto di violenza.

Esistono tre livelli di prevenzione: primaria, secondaria e terziaria. Solo la prevenzione primaria interviene prima che la violenza si manifesti, agendo sulle cause strutturali e i fattori di rischio: stereotipi di genere, disuguaglianze sociali ed economiche, rappresentazioni sessiste, modelli di maschilità fondati sul dominio.

Oggi in Italia il gender mainstreaming è formalmente riconosciuto, ma raramente applicato in modo sistemico. Le politiche restano frammentate e spesso prive di risorse strutturali e strumenti di monitoraggio. Eppure, sappiamo che dove l’uguaglianza è più forte, la violenza arretra.

Per questo abbiamo lanciato anche il MUPA – Museo del Patriarcato, un progetto culturale e politico che mette in scena, in modo provocatorio e diretto, i meccanismi quotidiani con cui il patriarcato continua a strutturare le nostre vite.

Il MUPA immagina un futuro dove il patriarcato è stato finalmente superato ed è relegato ad essere un pezzo da museo.

Attraverso reperti, oggetti simbolici, narrazioni e dati, mostriamo come il patriarcato domini ancora gli spazi che viviamo quotidianamente: la casa, la scuola, il lavoro, la cultura, i trasporti, il digitale, lo sport. Ed è proprio in questi ambiti che si creano le condizioni che rendono possibile la violenza maschile contro le donne.

Perché se la violenza è l’espressione più estrema di un sistema di potere, il patriarcato è la sua architettura invisibile.

Ti aspettiamo alla Fabbrica del Vapore a Milano dal 7 al 21 marzo: uno spazio di confronto e dialogo per immaginare insieme alternative reali.

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