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Siccità in Africa: e tu, chi sfameresti della tua famiglia?

Tutto quello che hai è una piccola quantità di riso e diverse bocche da sfamare. Adesso devi decidere chi nutrire per primo.

No: la frase che hai appena letto non è un’esagerazione. La peggiore siccità degli ultimi decenni sta colpendo l’Africa. La carestia è la realtà di tutti i giorni per molte famiglie. Per molte madri. Che non hanno abbastanza cibo per sfamare tutti i bambini. Nutrire il primo significa lasciare il secondo a pancia vuota. Adesso pensa: tu cosa faresti in una situazione del genere?

La causa

Ha un nome che non ha niente a che vedere con la gravità della situazione. El Niño è un fenomeno climatico naturale: comporta un eccessivo riscaldamento delle acque dell’Oceano Pacifico. Ed è la causa di una delle peggiori carestie che abbia mai colpito l’Africa orientale e meridionale.

La situazione

Secondo alcune stime, nelle zone interessate degli effetti di El Niño, 34 milioni di persone rischiano di non sopravvivere a causa della mancanza di cibo. Le Nazioni Unite hanno evidenziato come la malnutrizione stia raggiungendo livelli preoccupanti. Specialmente tra i bambini.

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Sei storie

In Somaliland, la situazione è disperata. Ma si ritorna alla domanda iniziale: come sfameresti la tua famiglia se tutto ciò che avessi a disposizione fosse una manciata di riso e qualche ciotola d’acqua?

  • Malyuun ha trent’anni. E otto figli. Tre dei suoi bambini sono andati a vivere da parenti più benestanti. A causa della mancanza di erba, la metà delle sue pecore è morta. Malyuun ha venduto quasi tutte le restanti per comprare qualche sacco di riso e della farina di grano. Ogni giorno, la donna misura accuratamente le razioni per assicurare almeno un pasto ai suoi bambini. “Do da mangiare prima ai più piccoli perché piangono. A loro spetta la porzione maggiore e il restante va ai più grandi”.
  • Nimah, 28 anni, teme per la sorte dei suoi quattro figli. In particolare del piccolo Salaam, due anni appena, che non ha bevuto nemmeno un po’ di latte negli ultimi sei mesi: le mucche sono troppo magre e deboli per produrne. Nimah preferisce nutrire prima i figli più grandi, perché hanno anche stomaci più grandi da riempire. “Quando arriva del cibo, i miei bambini sono la priorità. Mangiano prima loro e, se ne avanza, mangiamo io e mio marito”.
  • A Malyuun, adesso, restano soltanto due mucche e cinque pecore. È terrorizzata che possano morire. L’allevamento del bestiame rappresenta il trenta per cento del prodotto interno lordo del Somaliland. “A volte, le mucche mangiano con noi. Mangiano il nostro stesso cibo, quando non c’è erba. E quando non c’è abbastanza cibo per i bambini, le mucche e per me, decido di non mangiare”.
  • Daeka, 12 anni, non soffre solo per la fame e la sete ma anche per la solitudine. I suoi compagni di classe hanno lasciato la scuola per andare a cercare acqua vicino alla costa. Quando non c’è da mangiare, lei semplicemente passeggia cercando di non pensare alla fame. Gli anziani utilizzato altri sistemi. “Si legano una corda stretta intorno all’addome. In questo modo, sopprimo i crampi dovuti allo stomaco. I giovani invece combattono la fame continuando a lavorare”.
  • Shugri, 46 anni, è una delle tante persone che, per riuscire a mettere qualcosa sotto i denti, ha cercato aiuto ai vicini. “Prima, ho sempre potuto contare sull’aiuto degli altri abitanti del villaggio. Ma ora siamo tutti nella stessa situazione. Non possiamo aiutare gli altri e non possiamo contare sull’aiuto dei nostri vicini”.
  • Fahima, appena 18 anni, e la sua famiglia erano persone previdenti: facevano sempre scorta di cibo. Ma la stagione secca continua ininterrotta da anni. E dopo anni, il magazzino è vuoto. All’inizio della siccità, avevano sopperito bevendo latte e mangiando frutta. Adesso latte e frutta non ci sono più. Fatima deve camminare per tre ore ogni giorno per raggiungere il pozzo più vicino. “In casa non c’è più niente da bere: è questo che mi dà, ogni giorno, la forza di camminare fino al pozzo. Se decido di fermarmi, non ci sarà acqua né per me né per la mia famiglia”.

Queste donne stanno combattendo contro la siccità e la carestia che hanno messo in ginocchio l’Africa meridionale e orientale. Un’emergenza che richiede un intervento tempestivo. O le conseguenze saranno ancora più gravi di quanto queste storie possano mai raccontare.

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