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Gli stereotipi resistono anche tra gli occupati

Il nostro report “Perché non Accada – Il lavoro” mostra come il lavoro non elimini diseguaglianze e dinamiche di potere: i contesti lavorativi devono diventare spazi di prevenzione primaria.

In Italia il lavoro è spesso raccontato come uno spazio di emancipazione, soprattutto per le donne. Ma i dati raccontano una realtà più complessa. Secondo il report Perché non accada – Il lavoro”, l’occupazione non elimina le diseguaglianze di genere né le dinamiche di potere che le alimentano, che continuano a manifestarsi anche nei contesti lavorativi.

Dall’indagine emerge che tra chi lavora è più diffusa la giustificazione della violenza maschile contro le donne in tutte le sue forme. Il 22% del campione legittima la violenza verbale, con percentuali più alte tra gli occupati, soprattutto uomini (32% contro il 18,6% dei non occupati). Lo stesso vale per la violenza fisica (19,9% tra gli uomini occupati contro l’8%) e per quella economica, la più tollerata (34,8% contro il 27,4% tra i non occupati).

I luoghi di lavoro, quindi, non sono solo spazi in cui la violenza può manifestarsi, ma anche contesti in cui si producono e si rafforzano stereotipi e norme sociali che la legittimano. “È necessario riconoscere il mondo del lavoro come ambito di prevenzione primaria”, dichiara Rossella Silvestre di ActionAid. “Se una parte significativa della vita si svolge qui, è da qui che deve partire il cambiamento”.

La ricerca evidenzia anche come il lavoro non riequilibri i carichi di cura: il 72,8% delle donne si occupa principalmente delle attività domestiche, contro il 46% degli uomini. Senza interventi strutturali, le diseguaglianze e gli stereotipi continuano a riprodursi, anche nei contesti lavorativi.

Scarica il report Perché non accada – Il lavoro

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