ActionAid partner della Carovana nelle Terre Mutate
Un decennio di presenza
Nel 2016 una sequenza di terremoti devastanti ha colpito l’Appennino centrale causando centinaia di morti, migliaia di feriti e lasciando decine di migliaia di persone senza casa, con un futuro a dir poco incerto. Interi borghi sono andati distrutti e con essi le infrastrutture che tenevano insieme le comunità di abitanti e quelle su cui poggiava l’economia locale
Da allora noi di ActionAid siamo stati sempre presenti in quelle zone, dalla prima emergenza, allo spostamento della popolazione sulla costa fino al rientro nelle aree abitative provvisorie e alla difficile ripresa della vita in questi luoghi così profondamente segnati.
Nel corso di questi dieci anni, grazie anche alle esperienze maturate negli interventi post sisma dell’Aquila e dell’Emilia-Romagna, abbiamo sviluppato e consolidato un modello di intervento strutturato che mira ad accompagnare la ripresa dei territori a partire dai bisogni delle persone e dalla valorizzazione delle risorse preesistenti.
Per generare cambiamento nelle comunità colpite da un disastro è necessario, infatti, evitare di sostituirsi e piuttosto supportare e lavorare congiuntamente con istituzioni, associazioni locali, cooperative, singoli cittadini, puntando sulle risorse e sule competenze che ciascuna di queste realtà può apportare.
Nei primi anni, ci siamo focalizzati soprattutto sui bisogni immediati della popolazione, creando una piattaforma che fornisse informazioni verificate e fosse punto di contatto tra reti locali e persone. Altri servizi attivati sono stati gli sportelli legali e le attività con le scuole. Molta attenzione è stata poi posta da subito nel dialogo costante con le istituzioni per chiedere spazi di partecipazione per le comunità colpite. È in quei primi anni che abbiamo iniziato ad accompagnare la nascita di molte delle associazioni locali che oggi presidiano ancora il territorio.
Tra il 2017 e il 2020, abbiamo contribuito all’apertura di cinque centri comunitari tra Amatrice e Accumoli, poi donati ai Comuni, per restituire alle persone spazi di ritrovo che il sisma aveva distrutto.
In parallelo abbiamo attivato un’équipe psicologica mobile, sportelli nei presidi sanitari temporanei e nelle scuole, laboratori di narrazione per grandi e piccoli: tutti servizi pensati per supportare il benessere psicosociale di chi progressivamente tornava nei luoghi d’origine e li trovava cambiati.
Tra il 2021 e il 2023, con Si.Parte, realizzato insieme alla Struttura del Commissario Sisma 2016 e a Cittadinanzattiva, il lavoro si è spostato sul rafforzare la capacità delle amministrazioni locali di coinvolgere davvero la cittadinanza nella pianificazione della ricostruzione.
Dal 2023 continuiamo ad essere presenti con R.E.T.I. – Riattivazione, Empowerment, Territorio e Innovazione – il programma che guarda in particolare a giovani e donne dei comuni più colpiti di Marche e Lazio: sportelli di prossimità, orientamento alla formazione e al lavoro, percorsi personalizzati per chi è più a rischio di esclusione, contributi economici per superare ostacoli concreti come la mobilità o i costi della formazione o quelli della conciliazione vita – lavoro in un territorio che, essendo collocato in area interna, sconta una marginalizzazione fisica (scarsa connettività e carente trasporto pubblico) e di investimenti nei servizi di cittadinanza (scuola e sanità).
Quello che ci ha guidato, in tutti questi anni e in tutti questi progetti, è un’idea semplice ma non scontata: non sostituirsi a chi quei paesi li abita, ma restarci accanto. Mettere a disposizione strumenti, dati, occasioni di incontro, perché siano le persone a tornare protagoniste del proprio territorio.

Cosa abbiamo imparato ascoltando i territori
La casa resta la ferita più aperta: migliaia di persone vivono ancora nelle SAE (Soluzioni Abitative in Emergenza), pensate come soluzioni temporanee e diventate, di fatto, la nuova realtà abitativa. Sono però troppo piccole, inadatte al territorio montano, inadeguate a famiglie che nel frattempo sono cambiate.
I servizi sociosanitari ed educativi sono fragili e disomogenei, la salute mentale è tra le aree più critiche, e per le donne i bisogni si moltiplicano in territori dove il carico di cura resta quasi sempre sulle loro spalle. Il sisma ha anche sgretolato le reti sociali: centri storici transennati, piazze vuote, un senso di comunità che si è svuotato insieme ai luoghi che lo tenevano insieme.
Le comunità di questi territori hanno mostrato, più e più volte, una capacità di reagire e riorganizzarsi che non va data per scontata — e che non deve mai diventare un alibi per chi dovrebbe intervenire e non lo fa. I e le giovani, in particolare, restituiscono un’immagine lontana dai luoghi comuni: non gente che vuole solo andarsene, ma una generazione che resta e chiede di poter immaginarne un futuro qui. Un futuro spesso immaginato a partire dal paesaggio, dalla natura, dal patrimonio culturale vissuti non come sfondo ma come una risorsa concreta per lanciare e potenziare un turismo responsabile e potenziale leva economica.
Il Cammino e l’evento di ActionAid ad Arquata del Tronto
È da qui che nasce la nostra scelta di sostenere il Cammino nelle Terre Mutate. Perché cammina esattamente nella direzione che i territori chiedono da dieci anni: attraversare quei paesi senza sostituirsi a chi li abita, mettersi in ascolto invece che limitarsi a guardare, e farlo restituendo valore a chi si incontra lungo la strada.
Lungo il percorso, con un evento pubblico il 18 luglio alle 17:30 ad Arquata del Tronto porteremo i dati sullo stato della ricostruzione pubblica che continuiamo a raccogliere e analizzare, spesso in mancanza di trasparenza da parte delle istituzioni competenti.
Le tappe
Il Cammino nelle Terre Mutate, nato come risposta collettiva agli eventi del 2016, mette in relazione paesaggi, comunità e storie. Nel 2026 si camminerà con il progetto della Carovana partendo da Fabriano l’11 luglio e arrivando a L’Aquila il 24 luglio. Sarà un cammino di memoria, ma soprattutto di costruzione del presente: un modo per attraversare le “terre mutate” dal tempo, dal sisma e dalle persone che continuano ad abitarle, tra ferite ancora visibili, una natura dirompente e le prospettive di futuro.