Camminare insieme per ricostruire comunità, diritti e futuro
Oltre 80 persone hanno partecipato il 18 luglio 2026 ad Arquata del Tronto all’incontro “Dieci anni dopo: la ricostruzione vista dai territori”, promosso da ActionAid insieme ad Arquata Potest nell’ambito della Carovana del Cammino nelle Terre Mutate. Un momento di confronto che ha messo in dialogo comunità locali, comitati, realtà della ricerca, istituzioni e impresa incaricata dei lavori per riflettere insieme su cosa significhi, oggi, ricostruire un territorio colpito dal terremoto del 2016.
A dieci anni dal sisma, il diritto di sapere continua a essere parte della ricostruzione. La difficoltà di accedere a dati aggiornati, comprensibili e utili a un monitoraggio civico indipendente rende ancora difficile capire a che punto siano davvero i lavori. Nel frattempo, le comunità continuano ad aspettare di tornare ad abitare i propri paesi, di poter contare su informazioni chiare, servizi essenziali e spazi di partecipazione, mentre molti territori rischiano di svuotarsi ben prima che i cantieri si concludano.
È da questa consapevolezza che nasce la collaborazione tra ActionAid, Cammino nelle Terre Mutate, Arquata Potest e il Coordinamento Comitati Terremotati Centro Italia: una partnership che mette al centro il diritto delle comunità a conoscere, partecipare e contribuire al futuro dei propri territori.
Il diritto di sapere è parte della ricostruzione
Ad aprire l’incontro è stata Sabrina Liberalato, responsabile del Dipartimento Programmi di ActionAid, ricordando come trasparenza e partecipazione siano condizioni indispensabili per una ricostruzione realmente condivisa.
Nel suo intervento Alberto Pampalone, expert accountability di ActionAid, ha presentato il lavoro di monitoraggio di ActionAid sulla ricostruzione pubblica. L’analisi evidenzia come l’opacità dei dati possa diventare una forma di esclusione, alimentando nuove fragilità e disuguaglianze. Il monitoraggio indipendente di ActionAid mostra infatti una significativa distanza tra il racconto istituzionale dell’avanzamento della ricostruzione e ciò che emerge osservando lo stato reale dei cantieri. Una discrepanza che nasce anche dal modo in cui vengono costruiti e comunicati i dati, includendo passaggi amministrativi che non corrispondono pienamente all’effettivo avanzamento dei lavori. Rendere le informazioni accessibili, comprensibili e verificabili significa dare alle comunità la possibilità di seguire e monitorare un processo che riguarda direttamente il loro futuro.

Camminare come gesto civico
Accanto ai dati, l’incontro ha raccontato un altro modo di osservare la ricostruzione: quello del Cammino nelle Terre Mutate.
Come ha ricordato Annalisa Spalazzi, presidente dell’associazione Cammino nelle Terre Mutate, la Carovana del decennale nasce per attraversare questi luoghi con lentezza, ascoltare chi li abita e costruire una conoscenza che parte dalle comunità. Camminare diventa così un gesto di cittadinanza attiva: significa fare rumore nel silenzio dei borghi ancora vuoti, riportare attenzione dove il rischio è l’oblio e trasformare il viaggio in uno strumento di partecipazione.
Le testimonianze dei camminatori Stefano ed Elisabetta hanno restituito la stessa consapevolezza: accanto ai cantieri resta una ferita ancora aperta, ma anche una rete di persone e associazioni che continua a prendersi cura del territorio e a immaginarne il futuro.

Oltre le case, ricostruire le comunità
La ricerca presentata da Veronica Macchiavelli (Ecologie del Post Terremoto) e l’intervento di Federico Falcini, portavoce del Coordinamento dei Comitati dei terremotati, hanno riportato al centro un’altra questione: il peso della burocrazia e il crescente affaticamento delle comunità, chiamate da anni a orientarsi tra procedure complesse e continui rinvii.
La ricostruzione, però, non può fermarsi agli edifici. Perché una casa ricostruita rischia di rimanere vuota se mancano scuole, presìdi sanitari, trasporti e occasioni di socialità. Restituire un futuro a questi territori significa ricostruire anche i servizi e le relazioni che permettono alle persone di scegliere di restare o di tornare.
Il confronto finale tra Andrea Izzi di Arquata Potest, Nicoletta Tiliacos dell’Associazione Proprietari di Arquata Capoluogo, il sindaco di Arquata Michele Franchi e Lino Di Filippo della ditta DVC ha rappresentato un esempio concreto di dialogo tra cittadinanza, istituzioni e impresa, confermando quanto siano necessari spazi pubblici di confronto per rendere la ricostruzione più trasparente e condivisa.
A dieci anni dal sisma, la sfida non è soltanto completare i cantieri. È costruire territori in cui le persone possano tornare ad abitare, partecipare e progettare il proprio futuro. Per questo ActionAid continuerà a camminare al fianco delle comunità delle Terre Mutate: perché la ricostruzione si misura certamente in edifici restituiti, ma soprattutto nella capacità di garantire diritti, servizi e partecipazione.