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Il progetto iDEM per una vita pubblica più inclusiva  

Il caso d’uso italiano di iDEM ci ricorda che la democrazia richiede tempo, cura e ascolto di chi spesso viene escluso 

I processi decisionali pubblici sono nella maggior parte dei casi disegnati per un pubblico immaginario, costruito su una certa idea di “normalità”.  Nel nostro Paese questa idea presume cittadine e cittadini alfabetizzati, madrelingua, e con determinate abilità fisiche e intellettive. Più una persona si allontana da questo modello ideale, più affronta barriere e ostacoli, all’accesso ai servizi, alla fruizione degli spazi, cioè a sentirsi pienamente inserita nella vita pubblica. Negli ultimi mesi abbiamo toccato con mano cosa significa.  

Il progetto europeo di ricerca
 “iDEM – Innovative and Inclusive Democratic Spaces for Deliberation and Participation” vuole infatti andare oltre questa idea di presunta “normalità.  

Per questo abbiamo coinvolto persone con disabilità intellettive e persone con diverse origini linguistiche in un percorso partecipativo inedito: parlarsi, analizzare insieme la propria condizione, formulare proposte per migliorare la vita nei quartieri. Durante questo processo realizzato da noi di ActionAid Italia insieme ad Anffas Nazionale, Anffas Bologna e Cooperativa Sociale Bologna Integrazione con il supporto del Comune di Bologna, le persone partecipanti hanno formulato oltre venti proposte per rendere più accessibili le Assemblee civiche delle Case di Quartiere, i processi decisionali pubblici e il dialogo con il Comune. Uno dei punti centrali della discussione è stato comprendere insieme   come la partecipazione politica possa smettere di essere un privilegio. 


Quando le persone ridisegnano la democrazia  | ActionaAid

“Credo nel cambiamento, quindi ho speranza che si possano cambiare le cose in meglio. Per cui questa cosa a cui ho partecipato può sicuramente portare dei cambiamenti in positivo.”

Edoardo, 19 anni, seguito da Anffas Bologna 


Le raccomandazioni chiedono che gli incontri pubblici permettano l’accessibilità con la presenza di facilitatori e mediatori culturali o strumenti in grado di permettere la partecipazione di tutte e tutti.  

Le e i partecipanti hanno poi mostrato come il primo passo per avere processi decisionali accessibili sia quello di garantire la possibilità di arrivare o muoversi nei luoghi degli incontri. Spesso sottovalutiamo come possano fare la differenza indicazioni chiare per raggiungere gli eventi con i mezzi pubblici, la predisposizione di navette gratuite o la presenza di mappe con simboli e foto degli spazi.  

Dalle raccomandazioni poi emerge la richiesta di cambiare approccio: non sono le persone che devono consultare il Comune, ma è il Comune che deve far sì che le persone siano ascoltate veramente. Da questa idea nascono le proposte per avere canali di comunicazione diretti, app o siti web accessibili con linguaggio semplice e multilingue e spazi informali di ascolto. 


“Abbiamo voluto fortemente che iDEM potesse lavorare insieme alle persone sulle nostre Case di Quartiere perché questi per primi devono essere luoghi accessibili a tutte e tutti, non solo fisicamente ma anche in termini di partecipazione attiva.
Le proposte emerse dal percorso iDEM sono interessanti e visionare e partono dal come ripensare i nostri sistemi di informazione digitale per permettere questa accessibilità. Un ragionamento già attivo nel nostro lavoro ma che potrà ora ricevere una spinta in più.”

Erika Capasso, Delegata del Comune di Bologna alle Case di Quartiere e Nuove Cittadinanze

Quando le persone ridisegnano la democrazia  | ActionaAid

Pensiamo spesso alla democrazia come a una stanza in cui entrare e all’esclusione come un problema di accesso che deve risolvere chi ne rimane fuori. Il problema, però è chi e come ha disegnato la stanza. Se il disegno è calibrato su uno standard “normale” di corpo, mente, ritmo, lingua, chi non vi rientra   viene escluso, perdendo la possibilità di esprimersi in quello spazio. 

Il progetto iDEM si è interrogato molto su quali tipi di ostacoli possano essere una fonte di esclusione per le persone che affrontano difficoltà linguistiche. Un linguaggio da “addetti ai lavori” può essere una barriera invisibile, insormontabile quanto una barriera fisica.  

Il caso d’uso lo ha dimostrato: tempo e cura nel disegno di un processo dove tutte e tutti abbiamo lo spazio per esprimersi, per portare nella discussione i propri bisogni, fanno la differenza.  

Significa lasciare che siano le persone stesse a esercitare il potere di analizzare la propria quotidianità e proporre soluzioni. Significa creare le condizioni perché chi si trova nella stanza possa davvero capire di cosa si sta parlando. Significa permettere l’autorappresentazione senza intermediari ma con il sostegno di chi si dedica all’ accompagnamento. 

Per questo abbiamo ribaltato l’approccio emesso al centro l’ascolto di chi ha scelto di partecipare.  

All’interno del progetto è in corso di sviluppo anche un’app. L’idea è tradurre testi complessi in linguaggio facile da leggere e da capire, creando così un contesto maggiormente abilitante.  


Quando le persone ridisegnano la democrazia  | ActionaAid

“La cosa che mi ha colpito di più è che questa applicazione renderà più facile e comoda la vita dei nuovi cittadini italiani. Può dare una svolta alla vita sociale delle persone che non capiscono bene l’italiano.” 

Moussa 


Ma il potere vero sta nelle persone quando con fiducia si mettono in gioco in uno spazio capace di accogliere le prospettive e i punti di vista di chi troppo spesso ne rimane fuori.  

Realizzare una democrazia più accessibile è possibile, il percorso di iDEM ce lo ha dimostrato. Ma quanta strada ancora occorre fare per costruire processi democratici attenti alle differenze e ai bisogni di tutte e tutti? 

Claudia Mazzanti
PM Progetto iDEM
Rainer Maria Baratti
Collaboratore Programma Risk Management Unità Resilience

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