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Con il metodo football3 ragazze e ragazzi costruiscono insieme le regole e imparano a rispettarsi

Prima ancora che la partita inizi, giocatori e giocatrici si siedono in cerchio. Sono ragazzi e ragazze di genere e provenienza diversa, ognuno con la propria storia individuale che diventa la base per costruire una esperienza comune. Si guardano, si ascoltano, parlano. Non c’è arbitro, non c’è fischietto e non esistono regole già scritte: sono loro a decidere insieme come si giocherà. 

È un momento semplice, ma dice molto. Perché qui il calcio non è solo competizione: è uno spazio in cui imparare a stare insieme, a rispettarsi, a gestire i conflitti. Questo è il cuore del football3, una metodologia che mette al centro le relazioni prima ancora del risultato. 

A Napoli, questo approccio è ormai parte di un percorso che portiamo avanti da anni.  
Con il progetto Dialect, oggi alla sua quarta edizione – DIALECT4 – sempre più giovani hanno l’opportunità di accedere allo sport e viverlo in modo diverso. Il progetto, realizzato insieme allo Spazio Aggregativo di Prossimità – SAP San Laise e alla cooperativa sociale Il Quadrifoglio, unisce il gioco a un lavoro più ampio su pensiero critico e capacità di respingere discorsi d’odio attraverso l’uso consapevole dei media. 

Un ragazzo appoggiato alla porta di una campo da calcio regge un cartello colorato con scritto :il mio dialetto è il rispetto.
Photocredit: Al Walid Al Mohamed 

Nel quadro del progetto, lo scorso 25 febbraio si è svolta presso il Rama Club, nel quartiere di Bagnoli, una giornata all’aperto con sessioni football3, incontri e momenti di confronto. Circa 40 bambini, bambine e adolescenti si sono messi in gioco, alternando il tempo del calcio a quello del dialogo. “Con football3 vincere non è la cosa più importante” racconta Daniela Capalbo, Project Manager di DIALECT4 “Il cuore della sfida è costruire regole condivise e gestire le controversie in autonomia. È un esercizio di empatia: per giocare bisogna prima di tutto entrare in contatto con l’altro”. 

Questa giornata segna l’inizio di un percorso che si svilupperà fino a giugno, quando i giovani partecipanti, al termine di un torneo locale, si incontreranno con coetanei provenienti da Grecia, Serbia e Ungheria. Un’occasione per condividere esperienze, ma anche per scoprire che, al di là delle differenze, esistono valori comuni. 

E mentre in campo si costruiscono relazioni più consapevoli, il percorso continua anche a scuola. All’Istituto Comprensivo “Michelangelo Augusto” di Napoli, lo sport e l’educazione alla media literacy si intrecciano per accompagnare studenti e studentesse nello sviluppo di uno sguardo critico e di una comunicazione più rispettosa. 

Un gruppo di ragazzi e ragazze in palestra tengono in mano cartelli colorati scritti da loro con Football3
Photocredit: Al Walid Al Mohamed 

“A scuola lavoriamo con ragazze e ragazzi tra i 10 e i 17 anni, adattando le attività alle diverse fasce d’età.” racconta Claudia Gallinaro, youth worker di DIALECT4 “Grazie ai nostri percorsi gli studenti e le studentesse imparano a riconoscere discorsi d’odio e fake news, sviluppando maggiore consapevolezza digitale. Anche attraverso attività simboliche, come alzare cartellini rossi contro l’hate speech, colleghiamo il linguaggio del calcio ai valori di una comunicazione rispettosa e responsabile, online e offline.” 

Esperienze come questa dimostrano che lo sport può essere molto più di una partita: può diventare uno spazio in cui crescere, confrontarsi e imparare a stare insieme. A volte basta poco: un pallone, un cerchio e la disponibilità ad ascoltarsi. È così che, passo dopo passo, si iniziano a cambiare le regole del gioco. 

Photocredit: Al Walid Al Mohamed 

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