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Oltre 100 giovani da quattro Paesi per superare barriere e discriminazioni 

Parlano lingue diverse, provengono da culture differenti ma sul campo da calcio hanno trovato un terreno comune per ascoltarsi e capirsi. Il 24 giugno, al Villaggio del Rugby GLS Napoli nel Parco San Laise più di 100 bambine, bambini e adolescenti dai 10 ai 17 anni provenienti da Italia, Grecia, Serbia e Ungheria si sono incontrati sul campo per il torneo internazionale di football3, promosso nell’ambito della quarta edizione del progetto DIALECT, finanziato dal Programma Erasmus+ Sport della Commissione Europea. 

La giornata, inserita nel programma di Napoli Capitale Europea dello Sport 2026, ha riunito giovani, educatrici, educatori e istituzioni in un momento di sport, festa e partecipazione. Una tappa importante in un percorso di lungo periodo che mette al centro il calcio come strumento per costruire relazioni, superare barriere e contrastare discriminazioni e discorsi d’odio che limitano la partecipazione dei più giovani nelle proprie comunità. 

“Dal 2019, anno in cui hanno preso avvio le attività a Napoli, abbiamo coinvolto ragazze e ragazzi non solo come partecipanti, ma come protagonisti.” racconta Daniela Capalbo, Project Manager di DIALECT4 “Alcuni di loro, che nelle prime edizioni erano entrati in campo come giocatori, oggi sono diventati mediatori e mediatrici: un passaggio di testimone che racconta la forza educativa di DIALECT e la possibilità, per ragazze e ragazzi, di diventare protagonisti del cambiamento. Sono loro ad accompagnare il gioco nei suoi momenti più importanti, facilitando il dialogo e aiutando le squadre a trovare regole condivise trasformando ogni partita in un esercizio di ascolto, responsabilità e fiducia.” 

A Napoli in campo per l'inclusione | ActionaAid

Il lavoro di DIALECT va ben oltre il campo da gioco. Attraverso percorsi di media literacy e alfabetizzazione mediatica nelle scuole il progetto utilizza lo sport come strumento per prevenire fenomeni di radicalizzazione, discriminazione e discorsi d’odio, promuovendo tra le nuove generazioni una cultura del rispetto, del dialogo e della partecipazione. L’obiettivo è fornire a ragazze e ragazzi gli strumenti per riconoscere stereotipi, narrazioni divisive e comportamenti discriminatori, dentro e fuori dal contesto sportivo. 
 

“Siamo molto felici che il progetto sia stato rifinanziato e possa proseguire con una quinta edizione”, aggiunge Claudia Gallinaro, youth worker di DIALECT4. “Nei prossimi anni lavoreremo per portare la metodologia football3 anche nelle primarie. Un approccio che combina sport, educazione tra pari e alfabetizzazione mediatica per promuovere il rispetto delle differenze, il confronto costruttivo e la partecipazione attiva. Coinvolgere i bambini e le bambine fin dai primi anni significa creare le condizioni perché questi valori diventino parte del loro modo di stare insieme, dentro e fuori dalla scuola”. 

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