Studiare significa ritrovare me stessa
Zhanna ha 44 anni, è originaria di Kherson ed è arrivata in Italia quattro anni fa grazie al permesso di protezione temporanea “Emergenza Ucraina”.
Laureata in Economia, in Ucraina aveva costruito una carriera solida. Aveva lavorato in banca, poi in un’agenzia governativa come responsabile delle risorse umane. Successivamente, insieme al marito, aveva avviato diverse attività commerciali.
“Ero un’imprenditrice”, racconta, “ma con la guerra ho perso tutto.”
A tre mesi dall’esplosione del conflitto Zhanna parte insieme ai due figli, al marito e alla madre disabile per raggiungere Bari, città dove sua madre aveva già vissuto ma che per lei rappresenta un contesto completamente nuovo.
“Mi sono trovata a ricominciare da zero: non conoscevo la lingua, non avevo una casa mia, non avevo un lavoro. Abbiamo dovuto ricostruire ogni singolo pezzo della nostra vita.”
Ricominciare nel Sud Italia
Negli ultimi vent’anni il numero di persone straniere che lavorano in Italia è cresciuto fino a raggiungere, nel 2024, circa 2,4 milioni di lavoratori, oltre il 10% del totale degli occupati. Eppure, questo dato nasconde profonde differenze territoriali: nel Sud Italia la quota di lavoratori e lavoratrici con background migratorio è inferiore al 4%, al di sotto della media europea.
Diversi studi leggono questo dato anche alla luce delle opportunità occupazionali presenti sul territorio, spesso concentrate in settori caratterizzati da minori tutele, come agricoltura e turismo. In questi ambiti il lavoro è più esposto a condizioni instabili o irregolari, con un rischio di precarietà più elevato.
In un contesto dove le occasioni risultano più fragili e meno protette, ricostruire un percorso professionale coerente con la propria formazione diventa ancora più complesso.
Zhanna lo sperimenta fin da subito. Inizia a studiare l’italiano e lavora come addetta alle pulizie, mentre si prende cura del figlio e della madre. Un equilibrio fragile, ma necessario per andare avanti.
Il ritorno allo studio
L’incontro con lo sportello attivato nel quadro del progetto SWEETIE rappresenta una svolta per Zhanna.
Inizia a seguire un percorso di formazione presso il Centro Provinciale per l’Istruzione degli Adulti (CPIA) di Bari nel corso serale di scuola media, rafforzando la sua conoscenza della lingua e la sua formazione. Parallelamente, viene supportata nell’avvio della procedura di riconoscimento dei titoli esteri e accompagnata nel percorso di orientamento e iscrizione universitaria con il supporto del Centro di Apprendimento Permanente dell’Università degli Studi di Bari Aldo Moro, con l’obiettivo di proseguire gli studi e valorizzare il suo percorso accademico.
“Non pensavo di potermi iscrivere all’università, credevo che per noi stranieri non europei non fosse possibile studiare” racconta. Per Zhanna, il riconoscimento dei titoli non è solo una formalità amministrativa, ma una nuova opportunità.
“Per me tornare all’università significa ritrovare me stessa. Ho perso la Zhanna del passato, ho perso la mia fiducia, la mia sicurezza. Ora voglio tornare a scrivere un nuovo futuro.”
Il progetto SWEETIE
Con il progetto SWEETIE, finanziato dall’Unione Europea, lavoriamo per rafforzare l’accesso ai servizi pubblici e accompagnare le donne rifugiate provenienti dall’Ucraina nel riconoscimento delle qualifiche, nell’inserimento lavorativo e nella costruzione di reti territoriali di sostegno. Il progetto è sviluppato in Italia – in particolare in Puglia, Calabria e Campania – Grecia e Polonia.
Leggi di più sul progetto: Progetto SWEETIE
Il progetto SWEETIE è co-finanziato dall’Unione Europea – European Social Fund Agency, Social Innovation Initiative. Le opinioni e i punti di vista espressi sono tuttavia esclusivamente quelli dell’autore/degli autori e non riflettono necessariamente quelli dell’Unione europea o dell’Agenzia del Fondo Sociale Europeo. Né l’Unione europea né l’Autorità finanziatrice possono essere ritenute responsabili per tali contenuti.