Servizi essenziali: 6 interventi su 10 bloccati alla fase pre avvio cantiere
Il 24 agosto 2016 una forte scossa di terremoto colpiva il Centro Italia, aprendo una lunga sequenza sismica che avrebbe segnato in profondità territori e intere comunità.
A dieci anni di distanza, la ricostruzione resta una delle sfide più importanti e complesse del Paese e proprio per questo, come ActionAid, abbiamo provato a capire a che punto sia la ricostruzione pubblica.
Il Report “Dieci anni dopo: i dati raccontano. Una lente sulla ricostruzione post sisma in Centro Italia” vuole accendere i riflettori su questa ricostruzione, fornendo un’analisi sullo stato della ricostruzione pubblica partendo dai dati disponibili, con l’obiettivo di restituire un’analisi indipendente sul suo reale avanzamento.
Da questi dati emerge una ricostruzione pubblica ancora lontana dal potersi dire conclusa, dove la maggior parte degli interventi, il 66,3%, risultano solo formalmente avviati e ancora fermi in fasi precedenti all’apertura dei cantieri.
Una situazione che coinvolge l’intero cratere, ma che pesa in modo particolare sui territori più colpiti e sui suoi servizi essenziali, come le scuole, i municipi e le strutture sanitarie. In questi comuni, circa due interventi su tre non hanno ancora aperto un cantiere e più di due terzi delle risorse restano collocate prima della fase materiale della ricostruzione.
Sulla ricostruzione manca trasparenza
Il report vuole inoltre evidenziare un ulteriore problema: il pesante deficit di trasparenza. Ad oggi i dati sulla ricostruzione sono distribuiti su una molteplicità di fonti, non sono sempre completi e non sono aggiornati. Manca uno strumento unico e unitario che permetta alla cittadinanza di fruire di una visione d’insieme organica e centralizzata dell’avanzamento degli interventi.
Nonostante le incessanti richieste portate avanti negli ultimi anni da noi di ActionAid e da altre organizzazioni della società civile riunite nelle campagne #datibenecomune e #sicuriperdavvero, ancora oggi analizzare il percorso compiuto delle singole opere richiede un lungo lavoro di raccolta, pulizia e incrocio dei dati; un lavoro che, di fatto, limita la possibilità di svolgere un monitoraggio indipendente. Proprio il lavoro e le competenze della società civile hanno permesso in alcuni casi di colmare alcune rilevanti lacune e di restituire alla collettività delle analisi dettagliate.
A che punto è la ricostruzione pubblica?

10 anni dopo, le comunità ancora aspettano
Dieci anni dopo, i dati raccontano, quindi, una ricostruzione ancora incompleta. Ma raccontano anche la necessità di assicurare che questa ricostruzione sia davvero accessibile alle comunità che la vivono ogni giorno.
Perché la trasparenza non è un elemento accessorio, ma condizione necessaria a garanzia del diritto di sapere di ogni persona, affinché le comunità possano partecipare, monitorare e contribuire alle scelte che riguardano il proprio futuro.
Senza ricostruzione effettiva persone e comunità non possono costruire il presente e immagine il futuro. Dopo dieci anni servono certezze.