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“A dieci anni dal sisma per due opere pubbliche su tre non è ancora partito il cantiere”

Nonostante gli oltre 4,85 miliardi di euro programmati, nel 66,3% dei casi non è ancora partito il cantiere. Criticità sullo stato dei lavori per scuole, municipi e presidi sanitari

 Link alla sintesi e al report “Dieci anni dopo: i dati raccontano”

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Link al commento audio di Patrizia Caruso

 

A dieci anni dal terremoto che ha colpito il Centro Italia, due interventi pubblici su tre non hanno ancora avviato il cantiere. È il dato che emerge dall’analisi di ActionAid contenuta nel report Dieci anni dopo: i dati raccontano, dedicato allo stato della ricostruzione dell’edilizia pubblica nei territori del cratere. Al 30 aprile 2026 risultano programmati 3.667 interventi, per un valore complessivo di oltre 4,85 miliardi di euro: 125 interventi e circa 252 milioni in più rispetto al 2025. Ma l’avanzamento resta parziale: il 66,3% delle opere si trova ancora nelle fasi che precedono l’inizio materiale dei lavori, mentre solo il 33,6% è in fase esecutiva o conclusiva. Il ritardo non è solo tecnico o amministrativo perché una ricostruzione incompleta indebolisce reti sociali e senso di appartenenza delle comunità.

Nelle Marche sono ancora nelle fasi precedenti l’avvio dei lavori 1.243 interventi, pari al 66,4%; in Abruzzo 446, pari al 61,5%; nel Lazio 365, pari al 69,7%; in Umbria 378, pari al 69,2%. Il quadro si conferma critico anche nei 44 Comuni più colpiti dal sisma. Complessivamente, risultano programmati 1.544 interventi, per un valore di circa 2,1 miliardi di euro, pari a circa il 42% delle opere totali. Eppure, anche nei territori più feriti, circa sette interventi su dieci non hanno ancora raggiunto la fase di cantiere: 1.031 si attestano infatti nelle fasi precedenti all’avvio dei lavori, mentre solo il 18,4% è arrivato alle fasi di fine lavori o collaudo. Ad Amatrice per 136 interventi su 172 non sono ancora partiti i cantieri; ad Accumoli 64 su 86, mentre Arquata del Tronto mostra un avanzamento più rilevante, legato anche al maxi-intervento da 71 milioni di euro per la stabilizzazione del centro storico, classificato tra i lavori avviati: un passaggio importante, ma ancora propedeutico alla ricostruzione vera e propria del centro urbano.

«Per chi vive nei territori colpiti, i dati sulla ricostruzione non sono un dettaglio tecnico: una scuola non ricostruita può incidere sulla scelta di una famiglia di restare o meno in un territorio; un municipio non riaperto indebolisce la presenza dei servizi di prossimità; una struttura sanitaria non disponibile può rendere più fragile la permanenza di persone anziane, vulnerabili o con bisogni di cura. Eppure, oggi queste informazioni sono ancora disperse, frammentate, non sempre aggiornate né complete. A dieci anni dal sisma manca uno strumento unico, accessibile e comprensibile che permetta a cittadini e cittadine di seguire l’avanzamento degli interventi, individuare ritardi e criticità e verificare se la ricostruzione stia davvero rispondendo ai bisogni delle comunità» dichiara Patrizia Caruso, Responsabile dell’Unità Resilienza di ActionAid Italia.

ActionAid ha ottenuto solo di recente, attraverso una richiesta di accesso agli atti, i dati aggiornati al 30 aprile 2026. Le informazioni trasmesse presentano ancora lacune e incongruenze e richiedono ulteriori verifiche prima di poter restituire un quadro pienamente attendibile e confrontabile nel tempo. È già possibile, tuttavia, tracciare una prima valutazione dello stato degli interventi che incidono più direttamente sulla vita delle comunità: scuole, palestre, università, municipi, strutture sanitarie e sociosanitarie. Nel complesso dei Comuni interessati dalla ricostruzione, su 767 interventi relativi ai servizi essenziali, solo 235, pari al 30,6%, hanno raggiunto almeno la fase di avvio dei lavori. Appena 77, il 10%, risultano arrivati al collaudo.

«La ricostruzione dei servizi essenziali non può essere letta solo come una sequenza di procedure amministrative: riguarda la possibilità concreta delle persone di restare, tornare e vivere nei territori colpiti. Per questo servono dati pubblici, completi, aggiornati e realmente accessibili. È un lavoro di interesse pubblico che oggi viene svolto dalla società civile: senza questa attività di controllo e ricomposizione, sarebbero le comunità stesse a dover inseguire dati distribuiti tra amministrazioni, formati e aggiornamenti diversi» conclude Caruso.

ActionAid è presente nei territori del cratere sismico fin dal 2016. In questi anni ha accompagnato le comunità colpite nel passaggio dall’emergenza alla ricostruzione sociale, sostenendo percorsi di supporto psicosociale, orientamento al lavoro, rafforzamento dell’associazionismo locale, educazione e partecipazione civica. Dal 2023 questo impegno prosegue con R.E.T.I. – Riattivazione, Empowerment, Territorio e Innovazione, programma nato per contrastare le povertà socioeconomiche e rafforzare il legame tra welfare locale e comunità attraverso servizi di prossimità, percorsi di riattivazione e sostegno diretto alle persone e alle realtà territoriali.

 

Per informazioni:

Ufficio Stampa ActionAid

Alice Grecchi +339.5030480 – [email protected]
Paola Amicucci +39.3457549218 – [email protected]
Claudia Bruno +39.3311336562 – [email protected]

 

 

 

 

 

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