Emergenza in Medio Oriente
Come sosteniamo le comunità colpite
Il Medio Oriente è segnato dall’intensificarsi delle tensioni regionali, dall’allargamento dei conflitti e dal deterioramento delle condizioni di vita di milioni di persone. In questo scenario, militarizzazione, impunità, disuguaglianze profonde, repressione delle comunità più vulnerabili e doppi standard nell’applicazione del diritto internazionale continuano ad alimentare violenze e insicurezza.
A Gaza e nei Territori Palestinesi Occupati, il genocidio non si è mai fermato. Per la popolazione palestinese, un reale cessate il fuoco non c’è mai stato e anche quando la narrazione pubblica ha parlato e parla di tregua, la vita quotidiana ha continuato a essere segnata da bombardamenti e violenze, sfollamenti, restrizioni, distruzione di infrastrutture essenziali e difficoltà di accesso ad aiuti, cibo, acqua e cure.
Per questo è urgente una risposta capace di tenere insieme aiuto umanitario, giustizia, mobilitazione e pressione politica.
In Palestina, Libano, Siria e Giordania, ActionAid lavora con le comunità e le organizzazioni locali, in particolare quelle guidate da donne e giovani, per creare insieme le condizioni perché le persone possano organizzarsi, sostenersi, accedere a risorse e servizi essenziali, incidere sulle decisioni che le riguardano e chiedere responsabilità a chi detiene il potere.
Il nostro intervento parte dall’ascolto delle persone. Individuiamo le necessità immediate, distribuiamo beni essenziali, sosteniamo spazi sicuri per donne e bambini, offriamo supporto psicologico ed economico a chi ha perso casa, sicurezza e stabilità. Ma sappiamo che l’assistenza umanitaria, da sola, non basta.
Stare al fianco delle comunità colpite significa dare risposte ai bisogni primari, ma anche continuare a chiedere giustizia, rispetto del diritto internazionale e responsabilità politica.
I numeri dell’emergenza a Gaza
Dall’inizio del conflitto, il 7 ottobre 2023:
74MILA
PALESTINESI UCCISI
Tra cui
21MILA
BAMBINE E BAMBINI
Oltre
175MILA
FERITI
Dati: Reported impact snapshot OCHA, aggiornati al 30 settembre 2026
PALESTINA
A Gaza e nella Cisgiordania occupata, la realtà vissuta dalle persone palestinesi continua a raccontare insicurezza, violenze, sfollamenti, restrizioni e difficoltà di accesso ad aiuti, cibo, acqua e cure.
Il rischio più grande, oggi, è abituarci che la distruzione, la fame, la morte di donne, uomini, bambine e bambini e la negazione dei diritti diventino rumore di fondo nelle nostre giornate. Ma nessuna ingiustizia diventa normale solo perché dura da troppo tempo.
Come ActionAid, insieme ai nostri partner locali, continuiamo a sostenere le comunità colpite con beni essenziali, protezione, spazi sicuri per donne e bambini, supporto psicologico ed economico. Ma l’aiuto umanitario, da solo, non basta. Servono anche pressione pubblica, responsabilità politica e difesa del diritto internazionale.
Aggiornamenti dai nostri partner in Palestina
8 OTTOBRE 2026
Il cessate il fuoco non esiste. A tre anni dall’inizio degli attacchi dell’esercito israeliano, a Gaza le persone continuano a vivere in condizioni drammatiche. “Vogliamo che i bombardamenti cessino davvero, che le famiglie possano andare a dormire sapendo che, al risveglio, i loro figli saranno ancora lì”, afferma Fatima, che fa parte dello staff del Social Development Forum, uno dei nostri partner locali a Gaza.
7 MAGGIO 2026
A Gaza, l’igiene di base è diventata un lusso.
Faten Abu Shamaleh, Project Coordinator di WEFAQ Society for Women and Child Care, nostro partner a Gaza, racconta la quotidianità delle donne che, in condizioni igienico-sanitarie sempre più critiche, cercano ogni giorno di proteggere le proprie famiglie e i propri figli in spazi resi insicuri dalla presenza di insetti, topi e animali randagi.
12 MARZO 2026
Il Dr. Ahmad Mahanna, Direttore dell’Al-Awda Hospital, racconta le conseguenze drammatiche che l’escalation regionale sta avendo sulla vita delle persone a Gaza.
I ritardi nella consegna di medicinali e attrezzature mediche stanno mettendo in pericolo molti pazienti che hanno bisogno di cure continuative.
“Abbiamo necessità di corridoi umanitari sicuri e di esercitare pressione su Israele perché sia assicurato il continuo ingresso delle forniture mediche.”
“Le persone non hanno solo paura, sono esauste. Stanche di fuggire, stanche di ricostruire. E stanche di non sapere cosa porterà il domani.”
LIBANO
In Libano, centinaia di migliaia di persone sono state costrette a lasciare le proprie case. Questa crisi colpisce un Paese già duramente provato da povertà e fragilità economica: servizi essenziali come sanità, acqua ed educazione sono sempre più difficili da garantire, mentre aumentano i rischi soprattutto per donne e bambini.
I numeri dell’emergenza in Libano
Oltre
330MILA
SFOLLATI
Oltre
4,000
MORTI
Più di
12MILA
FERITI
Fonte: OCHA, dati aggiornati al 31 A2026
Aggiornamenti dai nostri partner in Libano
20 maggio 2026
In Libano, come a Gaza, non c’è mai stato un vero cessate il fuoco: i bombardamenti israeliani continuano e molte persone sfollate non possono fare ritorno alle proprie case. Tante hanno perso tutto.
Nel Nord del Paese, il nostro partner locale SHiFT Social Innovation Hub sta sostenendo le famiglie nei rifugi e nelle loro abitazioni in diversi territori, tra cui Zgharta, Koura, Tripoli e le aree circostanti.
“Tra i bisogni più urgenti ci sono cibo, vestiti, prodotti per l’igiene e la salute delle donne, ma anche materiali scolastici per permettere a bambine e bambini di continuare a imparare”, racconta Cédra Hassan, Program Officer di SHiFT.
17 aprile 2026
L’annuncio di una tregua di dieci giorni tra Israele e Libano rappresenta un sollievo temporaneo per la popolazione civile, ma non è sufficiente. Dopo mesi di attacchi e sfollamenti ripetuti, molte famiglie vivono ancora in rifugi sovraffollati, con accesso limitato ai servizi essenziali.
“Le notizie secondo cui Israele non prevede di ritirare il proprio esercito dal Libano meridionale durante la tregua di dieci giorni sono estremamente preoccupanti” ha dichiarato Sabine Abi Aad, Communications Coordinator di ActionAid nella Regione Araba.
“Un cessate il fuoco che non includa il ritiro delle forze armate solleva seri interrogativi sullo scopo di questa presenza continuativa. Rischia di mantenere le stesse condizioni di paura, sfollamento e sofferenza che i civili subiscono già da mesi.” Senza un cessate il fuoco duraturo, restano forti i rischi di nuove violenze e ulteriore instabilità.

16 APRILE 2026
Oltre un milione di persone in Libano sono state costrette a lasciare le proprie case.
Tra loro c’è Zainab, fuggita dal distretto di Tiro, nel sud del Paese, verso Zgharta dopo una notte di bombardamenti intensi.
La sua testimonianza racconta l’urgenza di lasciare tutto, il viaggio lungo strade affollate da famiglie in fuga e l’impatto dello sfollamento, soprattutto su bambini e giovani.