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I limiti dei sistemi di assistenza di fronte alle complessità 

Quando attraversa la migrazione, la maternità può diventare un terreno fragile. Non per mancanza di cura o di capacità, ma perché i sistemi di welfare spesso non sono attrezzati per leggere bisogni, pratiche e storie molto differenti tra loro. Ed è in queste fratture che i diritti rischiano di perdersi. 

“Spesso non c’è una lettura corretta di come la maternità viene vissuta e non viene preso in considerazione né il contesto migratorio né quello culturale da cui le donne provengono”, spiega Michela Forgione, antropologa dei processi di comunità che collabora con ActionAid Napoli, “Molte delle donne che arrivano in Italia sono altamente vulnerabili, alcune di loro sono state vittime di tratta. Tante semplicemente hanno un retaggio culturale che rende difficile per loro l’accesso ai servizi pubblici”. 

“Prendiamo ad esempio una madre originaria del Punjab”, racconta Michela, “Nel suo contesto culturale, la gestione delle relazioni con l’esterno è tradizionalmente affidata agli uomini della famiglia e la maternità è relazionale, non individuale. La madre non è mai sola: la cura è distribuita. Nel sistema italiano, questa pratica viene spesso interpretata come scarsa autonomia genitoriale generando una difficoltà di relazione con i servizi: scuola, sanità, servizi sociali. Non perché non si prenda cura dei figli, ma perché il sistema non riconosce il suo modo di esercitare la maternità. Si sbaglia lettura: la delega di cura viene letta come incapacità, il mancato accesso ai servizi come rifiuto, non come barriera, la dipendenza economica delle donne come rischio automatico, il silenzio come disinteresse. In situazioni come questa lavoriamo per restituire contesto, significato e complessità alle storie, perché le differenze culturali non diventino barriere invisibili”. 

L’accesso alla casa è un ulteriore snodo critico per le donne migranti, perché la condizione abitativa è spesso un parametro centrale nelle valutazioni dei servizi sociali, ma si scontra con un mercato immobiliare inaccessibile e con pratiche discriminatorie diffuse. 

“A Napoli le persone migranti accedono spesso a soluzioni abitative molto precarie, talvolta non sono nemmeno accatastate come case. Questo impedisce l’iscrizione anagrafica e l’accesso ai diritti legati a una residenza stabile.” spiega Marta Peperna, Focal Point per la Campania per il progetto SWEET NET “Queste condizioni vengono poi vagliate dalle istituzioni nelle pratiche di affidamento, quando ci sono figli. Ma quali possibilità hanno queste persone di accedere a soluzioni abitative diverse?” 

Il lavoro che da anni portiamo avanti sul territorio – in particolare in Campania, Puglia e Calabria – consiste nel creare un ponte tra le persone con background migratorio e le istituzioni.  

Attraverso progetti come SWEET NET, finanziato da Fondazione CDP, rafforziamo l’accesso ai servizi pubblici costruendo spazi dedicati all’ascolto, all’orientamento e all’inclusione. 

“Tutto parte da uno sportello dove gli operatori sociali, supportati dal prezioso lavoro dei mediatori interculturali, accolgono le persone con background migratorio”, racconta Michela Forgione. “Attraverso più colloqui rileviamo una serie di bisogni ai quali cerchiamo di dare risposte attraverso i servizi esistenti sul territorio”. Quando queste risposte non esistono o non sono adeguate, lavoriamo in rete con le istituzioni locali – come ASL, Centri Provinciali per l’Istruzione degli Adulti e altri servizi territoriali – affinché possano ripensare le proprie modalità di intervento e offrire risposte culturalmente appropriate. 

In particolare, negli ultimi anni, abbiamo affiancato donne e giovani con background migratorio in attività di: 

  • Tutela della maternità 
    Accompagnamento legale e socio-sanitario per prevenire sottrazioni di minori 
  • Affidi e protezione 
    Contrasto ai bias culturali nei tribunali e nei servizi territoriali 
  • Empowerment 
    Accesso all’istruzione, riconoscimento dei titoli di studio e ricerca di lavoro qualificato 
  • Autodeterminazione 
    Percorsi collettivi di consapevolezza e ricostruzione del sé 

È un lavoro che parte dalle singole storie, ma che guarda ad un cambiamento dei sistemi: perché nei passaggi tra servizi, norme e istituzioni i diritti non si disperdano e le differenze non si trasformino in esclusione. 

Il nostro lavoro con SWEET NET a Napoli raccontato nel servizio di Angela Gennaro per ANSA:
Migranti, l’allarme: “A donne straniere spesso portati via figli per incomprensione loro maternita’”

Photocredit: REUTERS/Alina Smutko

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